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Yamaha Tracer 7 Y-AMT, si guida senza pensieri

Il cambio robotizzato di Yamaha arriva anche sulla Tracer 7 rendendola ancora più facile e divertente nell'utilizzo di tutti i giorni

Tra le crossover più apprezzate sul mercato troviamo la Yamaha Tracer 7, modello che è stato cambiato radicalmente lo scorso anno con interventi sostanziali alla ciclistica, all’estetica e nella dotazione tecnologica. Facciamo un breve ripasso delle modifiche apportate prima di introdurre la novità 2026: l’arrivo della trasmissione automatica Y-AMT, tecnologia che ha fatto il suo debutto nel 2024 sulla Yamaha MT-09 e lo scorso anno sulle Tracer 9 e Tracer 9 GT+.

3 modalità di guida, cruise control e controllo di trazione

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Rispetto alla versione “standard” della Tracer 7 non cambia nulla a livello tecnico, dove ritroviamo il collaudato bicilindrico in linea CP2 di 698 cm³ aggiornato alla normativa Euro 5+, capace di sviluppare 73 CV di potenza massima a 8.750 giri/min e un picco di coppia di 68,0 Nm a 6.500 giri/min. Tra le novità più rilevanti introdotte nel m.y. 2025 c’è l’alimentazione con corpi farfallati ride-by-wire, che ha permesso di adottare due modalità di guida più una personalizzabile. Di serie anche il controllo di trazione, regolabile su due livelli o disattivabile. Il tutto si gestisce da un display TFT a colori di 5” ben consultabile, connesso allo smartphone e compatibile con l’app Garmin StreetCross per la navigazione.

Telaio rivisto, forcellone allungato

A livello ciclistico troviamo un telaio in acciaio, irrobustito rispetto al passato per migliorare la stabilità e ora accoppiato a un forcellone più lungo di ben 40 mm. Ci sono anche nuove sospensioni: forcella a steli rovesciati da 41 mm regolabile in estensione e monoammortizzatore regolabile nel precarico e in compressione. Tutte nuove anche le pinze freno radiali anteriori. I cerchi sono stati alleggeriti e abbinati a pneumatici Michelin Pilot Road 6 GT.

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La Tracer 7 ha anche una posizione di guida più comoda, tra le novità si segnalano la nuova sella in due pezzi regolabile in altezza, le pedane riposizionate e il manubrio più largo e rialzato. La capacità del serbatoio passa a 18 litri, assicurando un’autonomia superiore nei lunghi viaggi, mentre la dotazione si arricchisce di paramani, presa USB-C e leve regolabili.

Y-AMT, cos’è e come funziona

La trasmissione automatica robotizzata di Yamaha elimina sia la leva della frizione al manubrio sia quella del cambio a pedale. Entrambi i comandi sono gestiti da attuatori elettrici collegati a una centralina di controllo.

Questo sistema offre due logiche di intervento: automatica (AT), dove sarà la centralina a gestire i rapporti, o manuale (MT), in cui l’operazione di passare da una marcia all’altra è affidata al pilota, il quale scegli il rapporto che preferisce con un comando a bilanciere collocato sul blocchetto elettrico sul manubrio sinistro.  Nel primo caso chi guida non dovrà far altro che accelerare e frenare: frizione e cambio sono gestiti dalla centralina seguendo due logiche di intervento: D, per una guida più turistica e attenta ai consumi, con marce lunghe, e D+, più incline invece a un utilizzo sportivo. 

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Il display TFT a colori di 5" è ben leggibile e offre tante informazioni. In alto a destra è possibile visualizzare la modalità D o D+ dell'Y-AMT

Nel secondo caso, invece, la frizione è sempre gestita elettronicamente (in partenza, nei passaggi di rapporto e quando ci si ferma), ma i cambi marcia vengono effettuati attraverso i tasti “+” e “−”. Con il primo si sale di rapporto, con il secondo si scende. 

Tuttavia, anche in modalità manuale il sistema mantiene un certo controllo, scalando marcia quando il motore scende troppo di giri, oltre a evitare cambi che manderebbero il motore a regimi troppo elevati. Infine, la logica di controllo dell’Y-AMT tiene conto di diversi parametri, tra i quali la velocità, la percentuale di apertura del gas, l’accelerazione, la frenata e l’angolo di inclinazione della moto.

Come va

In sella alla Tracer ci si sente ben inseriti: la posizione di guida è attiva ma confortevole, il busto è eretto e le gambe restano poco piegate, con pedane posizionate nel punto corretto. La sella è spaziosa, ben imbottita e ragionevolmente vicina al terreno: 82,5 cm nella posizione più bassa, 85 in quella più alta. Chi si aggira sul metro e 75 toccherà senza problemi, sotto invece si farà un po’ di fatica. Tuttavia la moto è molto ben bilanciata e anche nelle manovre a motore spento risulta confidenziale. Convince, ma non entusiasma, la protezione aerodinamica: il plexi ripara solo la parte centrale del busto, lasciando esposte spalle e casco.

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Aggiornato alla Euro 5+ e dotato di alimentazione ride-by-wire, il CP2 è ricco di coppia già ai bassi regimi, ha medi più che dignitosi e un allungo abbastanza grintoso anche agli alti. Piace molto la risposta al comando del gas, precisa e meno brusca che in passato, anche in mappa Sport, dove l’erogazione si fa più appuntita pur restando molto lineare nella risposta. Il cambio Y-AMT incrementa il piacere di guida, distogliendo dal pensiero di dover utilizzare il comando della frizione e, in modalità AT, anche di cambiare marcia. In linea generale questa trasmissione funziona molto bene, risultando nell’utilizzo sia pratica sia gustosa, specie quando viene utilizzata in modalità MT.

A livello di sensazione, l’utilizzo dell’Y-AMT è molto vicino a quello di un cambio elettronico bidirezionale, ma con diversi plus a suo favore: innesti fulminei, una modulazione automatica (accurata e precisa) della frizione e niente leva a pedale.  L’utilizzo del comando a bilanciere è facile e intuitivo, già dopo pochi minuti in sella ci si fa l’abitudine e si usa facilmente. Le marce si innestano tirando l’indice verso di sé e si scalano premendo il tasto “−” con il pollice, oppure spingendo con l’indice la superficie posteriore del comando “+”.

In modalità automatica, D e D+ sono ben distinte fra loro, prediligendo cambi marcia a regimi più bassi nel primo caso e più alti nel secondo. Tuttavia la logica automatica non sempre asseconda le nostre volontà e spesso decide un rapporto diverso da quello che noi vorremmo. Questo aspetto però è comune a tutte le trasmissioni, e si può comunque cambiare marcia con il comando manuale pur restando in automatico. Nell'utilizzo urbano in quest'ultima modalità abbiamo riscontrato innesti non sempre fluidi, specie nelle marce basse.

Più rigore e stabilità, meno guizzo

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Nella guida la Tracer 7 di nuova generazione risulta complessivamente più stabile e composta che in passato, ha sospensioni in grado di digerire meglio le sconnessioni ma comunque orientate a offrire un buon sostegno quando si vuole guidare di buon passo. In questo aspetto ha perso un filo di rapidità e agilità , con cambi di direzione e inserimenti in curva ora più fluidi che guizzanti. Tuttavia la Tracer 7 resta comunque una crossover dal carattere sportivo: è maneggevole e progressiva nello scendere in piega e trasmette fiducia anche se non si ha grande esperienza. Bene la frenata, potente il giusto e modulabile ai comandi, con ABS e controllo di trazione entrambi ben tarati e non invasivi. 

Carta d'identità

Dati tecnici (dichiarati dalla casa)
Motorebicilindrico, 4 tempi
Cilindrata (cm3)689
Raffreddamentoa liquido
Alimentazionea iniezione
Cambioa 6 marce, elettronico robotizzato
Potenza CV (kW)/giri73 (54)/8.750
Freno anteriorea doppio disco
Freno posteriorea disco
Velocità massima (km/h)n.d
Dimensioni
Altezza sella (cm)83-85
Interasse (cm)149,5
Lunghezza (cm)2313,5
Peso (kg) in o.d.m con il pieno di carburante206
Pneumatico anteriore120/70-17"
Pneumatico posteriore180/55-17"
Capacità serbatoio (litri)18
Riserva litrin.d

 

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Yamaha Tracer 7 Y-AMT 2025

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