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Racing Chic: Andrea Ferraresi racconta le "sue" Ducati

Il direttore del Centro Stile di Ducati svela in un'intervista esclusiva la sua storia, i progetti che ha realizzato a Borgo Panigale, quelli che vuole realizzare e il suo "garage dei sogni". Pieno di Ducati, ovviamente

Racing Chic: Andrea Ferraresi racconta le "sue" Ducati
Andrea Ferraresi è un vero modenese, nato e cresciuto tra i motori. Nei 20 anni trascorsi in Ducati ha ricoperto incarichi sempre più prestigiosi, sino a che Claudio Domenicali gli ha affidato la direzione del Centro Stile. La sua ultima "fatica" è la Scrambler Club Italia (qui sotto), una serie limitata riservata al club che riunisce i più grandi collezionisti di auto storiche italiani. In occasione della presentazione di questa moto, Ferraresi si è "raccontato" al giornalista e scrittore Luca Delli Carri in un'intervista insolita e molto interessante: eccola.

Giulio Malagoli (direttore Product Marketing Ducati) e Andrea Ferraresi (direttore Centro Stile Ducati) presentano con orgoglio la Scrambler Club Italia

Racing Chic
Talmente orgoglioso del suo impegno in Ducati che, quando definisce il suo ruolo, raccomanda sia fatto in italiano: direttore del Centro Stile. Ecco Andrea Ferraresi, 52 anni, natali modenesi, l’uomo che dà forma ai sogni dei ducatisti – e non solo – di tutto il mondo. Una storia atipica, la sua. “Non nasco come designer. Sono un ingegnere aeronautico, ho fatto la mia tesi alla Ferrari. Modenese puro, sono appassionato di tutto ciò che va veloce: auto, aerei, motociclette. Sono entrato in Ducati nel 2000 come responsabile di progetto della famiglia Superbike, poi Claudio Domenicali mi ha chiesto di dirigere il centro stile. Ho accettato con grande entusiasmo. Il mio sogno da bambino era diventare architetto: sono innamorato del design, dell’arte, del bello. Non mi sembrava vero coniugare le mie due passioni: motori e design”.
Non dica che non ha mai disegnato una moto. “Invece è così. Non ho mai disegnato moto in prima persona. Do ai miei collaboratori le indicazioni iniziali, fisso la direzione da seguire, seleziono le proposte, sovrintendo il lavoro, chiedo modifiche. Sono l’allenatore della mia squadra di designer. È ciò che fa ogni direttore di centro stile”.

Ducati Streetfighter V4 S, la naked con le ali

L’ultima moto che avete lanciato? “La Streetfighter V4, presentata a Eicma 2019. Sta avendo un grande successo, è la moto più desiderata del mercato”.
Il più grande disegnatore motociclistico? “Massimo Tamburini. Anche lui, a quanto mi risulta, non disegnava in prima persona, ma dava indicazioni e sceglieva. E generava opere d’arte come la Ducati Paso o la 916, ma anche la MV Agusta F4 e la Brutale”.

La Ducati 916 personale di Massimo Tamburini è nel Museo Ducati a Borgo Panigale (Bologna)

La moto più bella di sempre. “Proprio la Ducati 916, perché ha rivoluzionato il design motociclistico. C’è un prima e un dopo la 916. Prima le moto sportive erano visivamente pesanti e il design era un accessorio. Con la 916 il design è diventato estremamente importante anche nel nostro mondo. Fare moto leggere sulla bilancia e da vedere. È un manifesto della sportività italiana su due ruote. È la bellezza italiana su due ruote. Alla voce design motociclistico italiano, per me c’è la 916. Tuttora la Ducati, noi, quando disegniamo una moto del segmento supersportivo, ma anche la Multistrada che ne è la derivazione multiruolo, attingiamo a quegli stilemi. È come la 911 per la Porsche: se guarda una Panamera ci trova i geni della Carrera. Così, se lei guarda una delle nostre moto, ci troverà gli occhi da fiera della 916, le doppie prese d’aria frontali, la carenatura pulita e allungata all’indietro. Noi consideriamo le nostre moto come delle belle donne con un vestito da sera lungo, rosso. Mai con una minigonna”.
Perché Ducati è Ducati? “Perché ha quasi cento anni di storia alle spalle e produce moto dal 1946. Perché tutto ciò che facciamo rispecchia i nostri quattro valori di brand: stile, sofisticatezza, prestazione, fiducia. Chi si mette a disegnare una Ducati deve avere a mente questi valori, le regole d’oro che ci siamo dati per lo stile e, soprattutto, la storia del marchio. Ma Ducati è Ducati soprattutto perché è italiana. In Ducati si respira competizione in ogni angolo della fabbrica, alla macchinetta del caffè come in linea di montaggio. Il nostro dilemma è: produciamo le moto di serie per poter correre o il contrario? Siamo tutti permeati da questo spirito di competizione che ci fa dare sempre il massimo e migliorare sempre. Noi non ci adeguiamo mai al cliché, facciamo sempre a modo nostro”.
Come sta cambiando il mondo della moto? “Da un lato nascono nuovi segmenti, moto ibride. Il segmento più in salute del mercato è quello delle Dual (dual purpose, corrispondenti ai Suv in campo automobilistico, ndr), come il nostro Multistrada o la BMW GS. È l’evoluzione delle moto dakariane degli anni Ottanta. Nascono con questo spirito ma vengono utilizzate in città per andare al lavoro. Come anche le Supersport: moto sportive che si ispirano alle moto da corsa, da pista, ma con una posizione di guida più eretta, confortevole. Poi c’è il discorso della versatilità dei modelli, il loro essere camaleontici. Lo scrambler è la migliore interprete di questa filosofia. Quando è nato, nel 2015, lo Scrambler è uscito con quattro modelli: Icon (qui il nostro test), Urban Enduro, Classic, Full Throttle. Anche il 1100, la sorella maggiore dello Scrambler, diciamo il completamento verso l’alto della gamma, si sta rivelando camaleontica come la primogenita, e stanno nascendo nuove versioni, tra cui quest’ultima dedicata al Club Italia”.

Il prototipo dual purpose Scrambler 1100 Desert X (presentata nello scorso novembre a EICMA) potrebbe essere la prossima evoluzione della Scrambler

La personalizzazione nel mondo della moto è molto praticata? “C’è sempre stata nel mondo della moto, dove infatti si parla moltissimo di accessori, e poco di optional. È una delle differenze tra la moto e l’auto. Il Monster, l’altra moto iconica della Ducati, in questo senso è forse la moto più trasformabile e trasformata del mondo. Trasformazioni anche radicali. A volte facciamo anche delle serie limitate e dei pezzi unici. Realizziamo la moto con i clienti, la costruiamo letteralmente assieme a loro: colori, materiale della sella, ogni dettaglio, ogni tocco. Questa è una parte molto bella del mio lavoro: costruire la moto assieme al cliente. Questa realizzata con Club Italia sarà limitata e decisamente esclusiva”.
Le piace la Ducati Scrambler Club Italia? “È veramente bellissima. Abbiamo creato un oggetto davvero speciale. È un peccato produrne così poche. Ma è un oggetto da collezione e quindi deve rimanere raro. Invito però i proprietari a usarla”.

La sella della Scrambler Club Italia è rivestita in pelle Poltrona Frau rossa, morbida e robusta

Il particolare che le piace di più? “La sella: è un’opera d’arte, è bellissima”.
Qual è la moto che disegnerà, prima o poi? “Bella domanda. Posso rispondere che in Ducati vorrei fare due cose. La prima è portare un po’ di innovazione nella plancia di comando, la zona manubrio-cruscotto, che merita più attenzione, un po’ come avvenuto in campo automobilistico. L’altra cosa, da aerodinamico, è spingere ancora di più l’applicazione dell’aerodinamica nei dettagli della moto. Grazie a Ducati Corse siamo i numeri uno come aerodinamica sulle moto. La Panigale V4R e la Superleggera V4 hanno le ali, come lo Streetfighter. Vorrei fare il passaggio successivo: utilizzare l’aerodinamica non solo come appendici alari, ma integrarla nel design del veicolo. Forme dettate da esigenze aerodinamiche: è una bella sfida che può portare molti vantaggi in termina di prestazioni, guidabilità e anche comfort”.

La Ducati Superleggera V4 ha 234 CV, pesa 152,2 kg (in allestimento racing) e sfoggia doppie "ali" in carbonio che generano un carico aerodinamico di 50 kg a 200 km/h

Confessi: il suo sogno motociclistico?
Nel mio garage ci dovranno essere una 916 e un Monster 900 prima serie. Non puoi essere ducatista e amare la moto e non avere queste due opere d’arte. Mia moglie lo sa, stiamo già preparando il posto in garage”.

La Ducati Monster 900 del 1993: la prima di una dinastia entrata nella storia

 



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