L'insostenibile leggerezza del carbonio: quando la fibra è tutto
Cinque special diverse per marchio e stile, accomunate dall'impiego della fibra di carbonio. Un materiale raffinato e sempre più raro nel mondo custom, forse anche per colpa dei costi e di budget via via più risicati
C'è stato un tempo - in particolare tra la fine degli anni Duemila e i primi Dieci - in cui la fibra di carbonio ha smesso di essere appannaggio esclusivo del settore racing. Anche nei laboratori dei preparatori specializzati in custom, si è trovato il modo di farne uso, non solo a scopo tecnico, ma anche (o soprattutto) in chiave stilistica. Serbatoi, codini, cupolini: la trama nera diventava la firma di chi voleva dire, senza troppi giri di parole, che quella moto non era destinata ai soli eventi statici. Oggi se ne vede meno, complici costi di produzione tutt'altro che democratici e budget di committenza sempre più prudenti: laminare un pannello e rifinirlo a specchio, richiede ore di lavoro specializzato per il quale non esistono scorciatoie. Il fascino però resiste, come dimostrano cinque special che, pur in epoche diverse, hanno scelto il carbonio non come optional, ma come elemento centrale del progetto.

Ducati 900SS by Purpose Built Moto
Australia, 2024. La Ducati 900SS firmata Purpose Built Moto, bottega di Gold Coast, parte da una base del 1984 già ben avviata dal proprietario: motore rigenerato e lucidato nei dettagli, cerchi da 18 pollici a raggi inox, e soprattutto una sovrastruttura - serbatoio, codino e fiancatine - interamente in fibra di carbonio, realizzata da uno specialista Ducati ormai ritiratosi dal mestiere e tra gli ultimi kit usciti dalle sue mani. Il team ha chiuso il cerchio con uno scarico 2-in-2 artigianale, un parafango ricavato da una calotta in carbonio per Harley e un cupolino rivestito nella stessa fibra per nascondere il contagiri. Il risultato è essenziale fino all'osso: telaio, motore, due ruote e una carenatura parecchio attillata.
Telaio rosso vivo, meccanica in metallo spazzolato e sovrastruttura in carbonio, per un abbinamento cromatico efficace
La fanaleria LED è un tocco di modernità utile per un utilizzo in sicurezza
Lo scarico tipo "trumpet" è un dettaglio corsaiolo coerente con il modello
Nessun filtro dell'aria è previsto: i carburatori respirano attraverso una rete a maglia fine
La strumentazione Daytona mista analogico-digitale si integra perfettamente
Dettaglio della distribuzione, con il peculiare sistema di rinvio
BMW R100 "GoldenEye" by Jerem Motorcycles
Francia, 2024. Commissionata dalla francese Quarkus Automobiles, costruttore di vetture da corsa in piccola serie, la BMW R100RT del 1982 firmata Jerem Motorcycles mostra quanto in profondità il carbonio possa spingersi in una special. Cupolino, serbatoio (foderato sopra la lamiera originale), codino e pancia motore sono in fibra, così come il forcellone e il gruppo finale ripresi da una R nineT. Il pezzo più sorprendente si nasconde nel retrotreno: al posto dell'ammortizzatore tradizionale, un pacco di balestre in carbonio sviluppato con Motion Engineering sostituisce la molla, in un layout più vicino a una vettura da corsa che a una boxer. Le pin-stripe dorate sulla trama nera hanno guadagnato alla moto il soprannome che porta, GoldenEye.
Nella GoldenEye è piuttosto evidente che è il carbonio a farla da padrona
Linea scarico saldata a TIG e finale con fondello (in carbonio) integrato nel codino
L'abbinamento di colori ricorda una celebre livrea racing, griffata da uno dei grandi nomi nel settore del tabacco...
Piastra sterzo in alluminio ricavata dal pieno e tappo benzina in stile Monza, per una visione corsaiola del "ponte di comando"
Anche il monobraccio posteriore è ricoperto di carbonio. Come recita il detto: abbondare ecc ecc...
Harley-Davidson Sportster "Slate Hammer" by Rough Crafts
Taiwan, 2015. Firmata da Winston Yeh per il fondatore del marchio di abbigliamento TAKI, la Harley Sportster Forty-Eight "Slate Hammer" di Rough Crafts ci racconta un caso di altro genere: quello di un materiale che, nell'officina taiwanese, convive con acciaio e alluminio lavorati a mano anziché dominare del tutto la scena del progetto. Il cupolino replica Dunstall è in vetroresina, il serbatoio è una lamiera Sportster scolpita da zero e il codino - svuotato - punta sulla leggerezza visiva più che sul reale risparmio di peso. Insomma, anche nell'epoca d'oro della fibra, per molti costruttori il carbonio restava una variabile tra le altre, non il protagonista dell'intera sovrastruttura.
Linee essenziali, pulizia visiva e tanto protagonismo per gli pneumatici "fat"
La linea di scarico, di fattura raffinata, emergere tra i dettagli in nero
La visibilità notturna non è stata certo un cardine del progetto
Selleria monoposto trapuntata, un must per questo genere di preparazione
Le pedane sono in alluminio ricavato dal pieno
Ducati Monster 1200 dB25 by deBolex Engineering
Regno Unito, 2021. Se esiste invece un manifesto del carbonio come sovrastruttura integrale, ecco, è proprio la dB25 di deBolex Engineering: una serie limitata a 25 esemplari su base Ducati Monster 1200. Il prototipo numero uno è stato sagomato a mano in alluminio; da quello stampo sono nati i pannelli — 21 in tutto — che rivestono gli altri 24 esemplari, ciascuno laminato su misura per il cliente. Sotto la carena completa in stile "retro racer" si nascondono un forcellone in CNC, un serbatoio in polimero e oltre cento componenti dedicati. Il prezzo di partenza, circa 38.000 sterline, spiega da solo perché la fibra lavorata a mano resti un lusso per pochi.
Dall'alto verso il basso: prototipo in metallo, demo in carbonio, esemplare #1 in livrea gialla
Il cupolino dotato di "tappo" per la fanaleria e una silhouette molto raccolta, sono tra le caratteristiche tipiche delle special firmate deBolex
Due diverse interpretazioni per cerchi e scarico, che fanno una notevole differenza sull'estetica finale
Il minimalismo e la raffinatezza riguardano anche il codino posteriore
Triumph Thruxton "Carrera" by Tamarit Motorcycles
Spagna, 2025. Il preparatore spagnolo Tamarit Motorcycles ha applicato alla Triumph Thruxton RS "Carrera" la sua consueta monoscocca serbatoio-codino, sollevabile idraulicamente per accedere all'elettronica, insieme a un cupolino integrale e a una pancia scolpita su misura, con sella in Alcantara nera cucita a mano. Il carbonio, qui, si concentra dove la distribuzione del peso ha davvero un ruolo fondamentale per la guida: i cerchi a cinque razze, che sostituiscono le ruote di serie, abbattono così le masse non sospese. Un buon esempio di come, negli ultimi anni, l'uso del materiale si sia fatto più chirurgico, con meno carenatura a fare sfoggio di sé e più componenti "snelli" dove la leggerezza si traduce davvero in prestazione.
La Tamarit Carrera è una special basata sui contrasti netti
Tinte scure, componenti in lega spazzolata, poche e mirate concessioni al colore
Dettaglio della sovrastruttura con alzata pneumatica
Oltre al nome, anche il font utilizzato strizza l'occhio a un altro tipo di Carrera... quella con due ruote in più
La cura e la qualità dei dettagli, sparsi ovunque, è tipica del preparatore spagnolo
Cinque interpretazioni dello stesso materiale, cinque epoche diverse - dal 2015 della Slate Hammer al 2025 della Carrera - per raccontare come il rapporto tra il mondo delle special e il carbonio sia cambiato: da statement ostentato a dettaglio mirato, riservato a chi può permetterselo o a chi lo sa ancora laminare. Forse è solo una moda che si avviluppa su sé stessa; più probabilmente, tra il costo dei materiali e quello di una manodopera ormai rara, il carbonio integrale è diventato un lusso per pochi. Insomma, uno scenario coerente per farne un'elegia...
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