Yamaha TDR250, la incredibile crossover 2 tempi nata a Hokkaido
Sull’onda delle grandi rally africane ma pensata per un utilizzo più stradale, la Yamaha TDR250 è stata una delle interpretazioni più audaci del concetto di moto adventure, quando ancora nessuno la chiamava così
Yamaha TDR250
Gli anni Ottanta sono gli anni delle grandi avventure africane. Le infinite distese di sabbia e sassi della Parigi Dakar oltre ad alimentare i sogni di tanti, diventano anche riferimento tecnico per i Costruttori decisi a portare su strada versioni “replica” delle proprie rally-raid. Moto imponenti, monocilindriche o bicilindriche di grossa cilindrata, pensate per piloti esperti e fisicamente allenati.
In quello stesso scenario prende però forma un’idea diversa: sovrapporre l’immaginario della sopravvivenza nel deserto a quello, più accessibile, del viaggio su strada. È l’embrione di quella categoria che oggi chiamiamo adventure. Tra le interpretazioni più originali c’è senza dubbio la Yamaha TDR250 presentata nel 1988. Il suo DNA affonda le radici in un progetto concreto: una XT600 Ténéré equipaggiata con un due tempi 250 bicilindrico, portata a percorrere 4.800 km nel deserto egiziano durante il Pharaoh Rally. Sorprendentemente però, il vero punto di partenza non è in questo caso l’Africa…
U’ispirazione arriva dal Giappone
Pochi lo sanno, ma l’idea nasce infatti da una situazione molto più “quotidiana”: il touring in Hokkaido, allora (e oggi) meta gettonata dai motociclisti giapponesi e di alcuni dei "boss" di Yamaha. È la più settentrionale delle isole principali del Giappone, famosa per la sua natura selvaggia, i parchi nazionali e le stazioni sciistiche invernali, ma anche per le strade lunghe e scorrevoli, con anche tratti non asfaltati che, con una sportiva pura come la TZR250 che allora andava per la maggiore, diventano fonte di ansia. Da qui la domanda che poteva sembrare impossibile: è possibile mantenere prestazioni e carattere sportivo, ma con una ciclistica capace di affrontare senza timori anche fondi rovinati o sterrati leggeri?
La risposta dei tecnici Yamaha arriva in fretta. Il motore è proprio quello della TZR250, un bicilindrico due tempi raffreddato a liquido con alesaggio e corsa di 56,4 x 50,0 mm, per una cilindrata di 249 cm3 ed una potenza di ben 45 CV a 9.500 giri/min. Il picco di coppia viene leggermente rivisto, passando da 3,5 kgm a 9.000 giri a 3,6 kgm a 8.500 giri, per rendere l’erogazione un filo più sfruttabile ai medi. “Iconico” lo scarico: il cross chamber, con i due espansioni che si incrociano nella parte anteriore per aumentare la lunghezza dei condotti e poi risalgono in configurazione centrale rialzata per migliorare la luce a terra.
La ciclistica è pensata per “correre nel deserto”. Il telaio è un doppia culla dedicato, sviluppato immaginando una guida veloce e stabile su fondi sconnessi, con ruota anteriore da 18” e posteriore da 17”, sospensione posteriore con sistema a gas (tipo De Carbon) e un impianto frenante studiato con attenzione. Il disco anteriore da 320 mm adotta infatti il Variable Touch System, una valvola interposta tra pompa e tubo freno per evitare una risposta troppo aggressiva sullo sterrato. Era pure bella: carenature solidali al telaio, contagiri spostato sul lato serbatoio, con n’impostazione che guarda a una nuova generazione di moto da viaggio, più che a un utilizzo specialistico.
Un’idea in anticipo sui tempi
Nella realtà dei fatti però, la TDR250 viene usata soprattutto su asfalto e per il turismo veloce. Stano che sia proprio la sua immagine, così marcatamente “off”, a finire per limitarne la diffusione. Forse, era troppo avanti coi tempi: manca ancora quel contesto culturale che oggi permette alle adventure di essere percepite come moto trasversali, capaci di adattarsi a stili di vita diversi. Il risultato è una carriera breve sul mercato giapponese.
Anche in Italia la TDR250 non trova grande apprezzamento: una media cilindrata due tempi bicilindrica capace di tenere il passo di moto ben più grandi, con un carattere brillante e fuori dal comune, ingolosiva, ma i numeri non furono importanti e infatti trovarne oggi una in buone condizione non è facile....
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