Sam Sunderland tenta il record: giro del mondo in moto in 19 giorni
Il vincitore della Dakar parte da Londra il 5 settembre con una Triumph Tiger 1200: deve girare il mondo in meno di 19 giorni, 8 ore e 25 minuti
Un primato che resiste da 24 anni
Il numero da battere è 19 giorni, 8 ore e 25 minuti. Lo fissarono nel 2002 due inglesi, Kevin e Julia Sanders, girando il mondo in coppia su una BMW R1150 GS e mettendo insieme 31.319 km. Da allora nessuno ci è riuscito, e il regolamento spiega bene il perché: il percorso deve essere continuo, sempre nella stessa direzione, deve partire e arrivare nello stesso punto, toccare due punti antipodali e coprire almeno 29.000 km. Sempre con la stessa moto, per giunta. Il cronometro si ferma solo durante le traversate oceaniche, quindi tra voli, spedizioni della moto e dogane il viaggio vero durerà attorno al mese.
Tradotto in pratica, significa 1.600 km al giorno, tutti i giorni, per diciannove giorni: grosso modo l'Italia intera da Bolzano a Siracusa, e il mattino dopo si riparte. Quindici Paesi, cinque continenti, tredici fusi orari. La parte più dura, ha già messo in conto Sunderland, non sarà la moto ma la privazione del sonno.
Una Tiger 1200 di serie, con la livrea Red Bull
La scelta è caduta sulla Triumph Tiger 1200 Rally Explorer, cioè il vertice della gamma adventure di Hinckley: tre cilindri da 1.160 cm³, 150 CV a 9.000 giri, 130 Nm a 7.000, trasmissione finale a cardano e serbatoio da 30 litri. Il tracciato partirà da Londra il 5 settembre e punterà su Istanbul, poi si sposterà nel Sud-Est asiatico da Bangkok a Kuala Lumpur. Seguiranno l'Australia, con la traversata Perth-Sydney, e la Nuova Zelanda percorsa per intero. Il tratto più lungo è quello nordamericano, con il passaggio dalle saline di Bonneville, prima dell'ultima tappa che da Casablanca riporterà il pilota a casa.
L'appuntamento, in realtà, era già fissato per il settembre 2025. A far saltare tutto è stato un brutto infortunio alla schiena, che ha spedito il due volte vincitore della Dakar in sala di riabilitazione anziché sulla Tiger. Che il recupero sia andato a buon fine lo dice il risultato più recente: poche settimane fa Sunderland ha chiuso secondo nella classe Adventure Core della Red Bull Romaniacs con una Tiger 900 Rally Pro quasi di serie, dopo aver vinto la stage d'apertura e perso terreno per un problema alla catena.
Le sue parole sulla vicenda: "Ho passato mesi a pensare a questa sfida mentre mi concentravo sul tornare in forma. Rompermi la schiena non era in programma, ma per certi versi mi ha fatto capire ancora meglio perché voglio farlo. Le sfide non arrivano quando tutto è perfetto, contano per come reagisci quando le cose vanno storte. Sono tornato in sella, mi sento di nuovo forte, e ora tutta la mia attenzione è su arrivare alla linea di partenza e dare tutto per questo record.
Non si tratta solo di guidare una moto. Si tratta di gestire la privazione del sonno, di prendere decisioni quando sei esausto, di adattarti a quello che la strada ti mette davanti e di continuare ad andare avanti ogni singolo giorno. Dopo tutto quello che è successo nell'ultimo anno sono più carico che mai. Arrivare al via è già una vittoria di per sé, ma non parto solo per finire: voglio fissare un riferimento che regga per anni".
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