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Quando cambiano i padroni: Indian come KTM, il prezzo della ristrutturazione

Dopo KTM, anche Indian, o meglio, i suoi dipendenti, scoprono l’altra faccia del cambio di proprietà: stabilimenti che chiudono e posti di lavoro che saltano. Perché, al di là della storia, dell’identità e della passione, a decidere resta il bilancio

Passaggi di proprietà

Annunciato nell’ottobre 2025, il cambio di mano che ha coinvolto Indian Motorcycle presenta adesso il conto da pagare. Polaris ha confermato la chiusura, entro la fine dell’anno, dello stabilimento di Osceola, in Wisconsin, con conseguente taglio di circa 200 posti di lavoro. 

Polaris: la rinascita, la vendita ed il nuovo assetto

Quando Polaris acquisì Indian Motorcycle nel 2011, non lo fece con l’idea di una semplice operazione finanziaria. Al contrario, il gruppo investì in modo significativo su ingegneria, produzione e reparto sportivo. Arrivarono nuove piattaforme come i motori Thunder Stroke e PowerPlus, il ritorno alle corse, una rete commerciale ricostruita e, progressivamente, il recupero di credibilità sul mercato. L’idea? tornare ad essere un’alternativa concreta ad Harley-Davidson. Le cose sembravano andare per il verso giusto finché, nell’ottobre 2025, è arrivato (a sorpresa) l’annuncio che ha cambiato tutto: cedere una quota di maggioranza di Indian Motorcycle al fondo di private equity Carolwood LP, scorporando il marchio come azienda autonoma. Polaris manterrà una partecipazione di minoranza, ma il controllo operativo passerà di mano. Il motivo? Indian rappresentava circa il 14% dei ricavi di Polaris, che ha scelto concentrarsi su veicoli fuoristrada, quad e altre aree del portfolio considerate più redditizie. 

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Chiude Osceola, 200 posti in fumo

Lo stabilimento di Osceola produce motori e powertrain per moto, oltre a componenti destinati ai veicoli off-road e alle motoslitte Polaris. Con la nuova configurazione, la produzione dei motori Indian verrà concentrata nello stabilimento di Spirit Lake, in Iowa, incluso nell’operazione di vendita. Dal punto di vista industriale, la decisione è facilmente leggibile: una volta che Indian diventerà una società autonoma, mantenere capacità produttiva (a questo punto ridondante) all’interno di Polaris non avrà più senso. Morale? Duecento posti di lavoro in fumo. 
Polaris ha dichiarato che la chiusura avverrà per fasi e che saranno messi a disposizione servizi di ricollocazione e supporto. Un aiuto, certo, che però non cambia la sostanza. 

Storia, identità, passione e… azionisti

La scelta di Polaris, che pur  aveva salvato Indian, è razionale e, inutile girarci intorno, incentrata sulla logica del profitto: gli investitori hanno investito e  l’azienda deve funzionare, altrimenti vanno tutti a casa. La vendita del marchio però, dopo anni in cui era stato presentato come un progetto di rilancio a lungo termine, ha lasciato l’amaro in bocca, quasi come se la relazione si fosse interrotta proprio quando le cose avevano iniziato a stabilizzarsi. Certo, Polaris è una società quotata, con azionisti, e la sua logica può essere facilmente difesa, considerato per di più che l’idea è quella di traghettare il marchio verso una nuova fase da azienda indipendente, più agile e pronta a innovare. La chiusura di Osceola ricorda però una verità scomoda: storia, identità e heritage non proteggono le persone, ma contano solo finché il bilancio lo consente. 

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