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Il "grande vecchio" ha colpito ancora: Franco Picco ci racconta la sua Dakar

Il pilota vicentino torna a parlare della sua 28esimo Dakar, rally che ha concluso portando al traguardo la nuova Fantic. "È stata un'edizione particolare: tanta sabbia e navigazione difficile, ma la moto si è comportata bene. L'Italia sta tornando protagonista"

Il "grande vecchio" ha colpito ancora: Franco Picco ci racconta la sua Dakar
Franco Picco deve avere proprio dimenticato la propria età perché, di ritorno dalla Dakar, invece che pensare al riposo era già in fermento con i preparativi dell'Africa Eco Race. Purtroppo però il rally attraverso Marocco, Mauritania e Senegal è stato rimandato a ottobre, e così l'inossidabile pilota vicentino è più libero di guardarsi indietro e raccontare al nostro Guido Sassi l'esperienza vissuta in Arabia Saudita.

28 Dakar corse
È un numero impressionante, ma Franco la prende con la semplicità di chi sa il fatto suo. “Anche questa è andata. Bisognava sfruttare l'esperienza e la motoretta giusta, io avevo entrambe”. Terzo miglior italiano in gara, Picco non aveva la classifica come assillo, ma piuttosto la missione di portare a casa un buon collaudo per la sua Fantic XEF Rally 450. “È stata dura, ma non abbiamo mai avuto veri e propri problemi. Se pensiamo che non avevamo fatto nemmeno una gara, come test pre Dakar, le cose sono andate bene. Chiaramente abbiamo dovuto lavorare un po' su rapporti e sospensioni, niente di più di quello che bisogna fare per personalizzare la moto sulle esigenze del pilota. Possiamo dire che la base per fare un rally c'è, e che per quanto riguarda la moto da vendere ci siamo già”.

Una gara anomala
Picco è rimasto colpito da questa ultima edizione del Dakar: “Si è capito che è stata organizzata una gara per fare battagliare i primi e tenere vivo lo spettacolo. Magari per quelli dietro è stata un bel massacro, ma lì davanti sono arrivati all'ultima tappa che era ancora tutto in equilibrio. C'erano moltissimi fuori pista dentro queste dune, con waypoint davvero difficili da trovare. E poi penalità importanti, per esempio sugli eccessi di velocità: insomma, è stata una gara molto tirata, dove tutto era molto al limite”. Qua e là si sono levate lamentele sulla scomparsa dei bei tempi di una volta, Franco non se la sente di condannare in toto la nuova formula. “Non è più come la Dakar di una volta, questo è chiaro. Quattro tappe ad anello, sempre gli stessi bivacchi, mancava quel senso di avventura e di vedere posti nuovi. Abbiamo fatto anche trasferimenti in autostrada, chilometri buttati. Ma i tempi sono questi e sicuramente rispetto all'anno scorso il percorso è stato più piacevole, con meno sassi e più sabbia. C'è poi questa possibilità di rientrare in gara, che abbiamo visto essere un po' strana. Senza la formula Experience, Petrucci non avrebbe vinto la speciale”.

Rinascita italiana?
Danilo ha tenuto alta l'attenzione dei media e già dall'elenco partenti l'Italia era ben rappresentata. Fantic ha portato di nuovo una moto nostrana in gara e forse è lecito sperare che tornino tempi buoni per i nostri colori. “Si stanno incominciando a vedere giovani in gamba come Lucci e Tonelli. Gritti ha fatto il suo, Petrucci ha impressionato tutti, ha fatto una gara stranissima. Le sue prestazioni sono state incredibili, ma ha avuto anche mille problemi. Indescrivibile. Comunque sì, per tornare alla domanda, qualcosa sembra muoversi nel verso giusto”. E Fantic potrebbe impegnarsi di più? “L'obiettivo di Fantic era arrivare a produrre una moto clienti, una buona base per fare la gara a un prezzo accessibile, ma allo stesso tempo proporre un mezzo capace di essere già accattivante per moto cavalcate, eventi di quel genere. Un coinvolgimento ufficiale molto strutturato sarebbe qualcosa di diverso e impegnativo”.
Certo è che Yamaha sembra a un bivio: da anni la divisione francese del marchio giapponese non ottiene più risultati di rilievo e il Dakar non ha una valore strettamente commerciale per Iwata, come per esempio è per KTM. Il materiale tecnico però è di ottimo livello. E se fosse il momento giusto per un subentro di Fantic, che con Yamaha ha da anni un ottimo rapporto di collaborazione?