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Tentazioni a quattro ruote: gli italiani incantati dalle sirene della F1

Lunedì Valentino proverà la Mercedes F1 a Valencia. Tra i piloti moderni il primo a tentare il grande salto fu Giacomo Agostini, che corse tre stagioni con le monoposto a fine carriera. Anche Rossi si trovò a un bivio nel 2006, ma nonostante ottimi tempi scelse di continuare con le moto. Biaggi provò la Rossa vent'anni fa, premiato da Montezemolo per la vittoria all'esordio in 500. Cairoli e Dovizioso hanno potuto sfogare la propria passione automobilistica grazie allo sponsor

Tentazioni a quattro ruote: gli italiani incantati dalle sirene della F1
Lunedì Valentino Rossi proverà la Mercedes F1 a Valencia. Nelle stesse ore – sempre al Ricardo Tormo- la superstar delle quattro ruote Lewis Hamilton salirà sulla Yamaha M1 del Dottore, anche se entrambi probabilmente non utilizzeranno le ultime versioni dei rispettivi prototipi. I due campioni del mondo insieme contano 15 titoli iridati nelle massime espressioni del motorsport moderno e affronteranno il test sostanzialmente come una giornata promozionale e di divertimento. Certo non è una novità la tentazione di esplorare “l'altra metà del cielo” motoristico per i piloti che hanno dedicato la propria vita a una delle due categorie. Tra i rider tentati dalla sfida un posto speciale lo occupano gli italiani: andiamo a vedere con il nostro Guido Sassi quali sono stati gli approcci più interessanti.

Ago tentò davvero il salto
Tralasciando gli albori dello sport e uomini del calibro di Tazio Nuvolari – che anche in moto corse e vinse ad alti livelli- uno dei primi campionissimi moderni che provò a passare il guado fu un pilota che 15 titoli li vinse da solo: Giacomo Agostini fece più che una prova, e tentò una vera e propria seconda carriera tra le monoposto. “Mino” iniziò la propria avventura a quattro ruote all'età di 36 anni, all'indomani del proprio ritiro dal motomondiale. Giacomo corse il campionato di F2 del 1978 con una Chevron - senza conquistare punti- e nelle due stagioni successive passò all'Aurora Championship, una sorta di F1 britannica dal più che discreto livello generale. Agostini corse con una Williams e conquistò 7 podi in due stagioni, prima di ritirarsi definitivamente. 13 anni prima Ago tuttavia aveva già provato una Ferrari a ruote coperte sotto gli occhi attenti di Enzo Ferrari: il Drake fu così impressionato dalle prestazioni di un allora giovane Agostini da offrirgli un contratto. Il patron della Ferrari tuttavia esigeva che Giacomo abbandonasse le due per le quattro ruote e non se ne fece niente.

Il Dottore e la Rossa
Si trovò allo stesso bivio, e prese la stessa decisione la prese anche Valentino Rossi quasi quarant'anni più tardi. Nel 2006 Valentino partecipò con la Ferrari ai test collettivi di Valencia- una città nel destino del pilota di Tavullia- e girò a soli 7 decimi dai tempi di Schumacher, con un motore però meno potente rispetto a quello utilizzato dal Kaiser. Lo stesso campione tedesco era rimasto impressionato dalle prestazioni del 46 evidenziate dalla telemetria. Rossi aveva già provato la Rossa in più occasioni nel biennio precedente e quello che era iniziato come un gioco diventò davvero una possibilità, avvallata dal presidente della Ferrari. Montezemolo si era detto disposto addirittura a schierare una terza vettura nel campionato qualora fosse stata concessa una deroga al regolamento, ma le intenzioni rimasero tali. Nonostante il ritiro di Schumacher a fine stagione e il mondiale perso proprio a Valencia contro Hayden, Rossi aveva già firmato il rinnovo con Yamaha da qualche mese. Il Dottore a 27 anni decise di rimanere sulla strada sicura e continuare in moto.

Max in due riprese
Rimanendo in Italia, anche uno dei grandi rivali di Valentino non resistette al fascino delle quattro ruote. Max Biaggi alla Ferrari arrivò qualche anno prima di Rossi e il romano ebbe l'onore di provare nel 1999 la F300 appena andata in pensione. Il test del Corsaro era in realtà poco più di un premio, che Luca Cordero di Montezemolo accordò al quattro volte campione del mondo 250 in virtù della prima vittoria ottenuta in classe 500 nella stagione precedente (all'esordio tra l'altro, record tutt'ora imbattuto). Qualche anno più tardi Biaggi si cimentò nuovamente con le monoposto, in quell'occasione più seriamente anche se su una vettura di minor prestigio. Era il 2006 e Biaggi – scaricato dalla Honda- non aveva una sella per il motomondiale. Max provò la Midland motorizzata Toyota a Silverstone, su una pista decisamente impegnativa e oltretutto con il bagnato. Il test di 9 giri fu emozionante ma non ebbe un seguito. All'epoca Biaggi aveva 35 anni e l'anno successivo avrebbe incominciato la sua seconda vita a due ruote in Superbike, la parte finale di una carriera che gli avrebbe regalato ancora due titoli iridati nelle derivate di serie.

Crossisti, energy drink e DTM
In tema di 9 volte campioni del mondo che provano la Formula 1 in Italia possiamo contare su un altro fenomeno assoluto: Tony Cairoli, che già va forte con le auto da rally, l'anno scorso ha provato una Red Bull RB8, la monoposto campione del mondo 2012 con Sebastian Vettel. Il siciliano ha dimostrato di saperci fare non solo lontano dall'asfalto: nei venti giri compiuti sotto l'occhio attento di Mark Webber il campione di motocross non ha sfigurato, su una pista davvero adrenalinica come quella di Spielberg, sede del test. Le velleità pistaiole di Cairoli non avevano però alcun proposito di un seguito e si trattava solamente di una giornata di puro divertimento organizzata dal potente marchio di bibite.
Lo stesso sponsor è anche sul casco di un crossista mancato come Dovizioso, che non si è mai cimentato con la Formula1 ma che in compenso ha corso proprio quest'anno nel DTM a Misano. Con un solo test alle spalle e per niente intimorito dai 600 cavalli dell'Audi Rs5, il forlivese non ha sfigurato portando a casa un 12esimo e un 15esimo posto nelle due manche. Tra tutti i nostri talenti a due ruote, forse proprio DesmoDovi sarà quello che darà un seguito alla propria passione a quattro ruote in una misura più professionale, una volta lasciato il motomondiale. Applicazione, intelligenza, velocità: ad Andrea non mancano le qualità e forse le intenzioni per un futuro a quattro ruote.


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