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Si può spogliare la Ducati 916 o è sacrilegio? Ecco quattro folli idee

Togliere le carene al capolavoro disegnato da Tamburini? Follia o genio? Ecco quattro esempi estremi di special nate sulla base della SBK bolognese

Customizzazione sì, ma...

La moda delle moto customizzate ha contagiato un po' tutti, ma diciamocelo: non tutte le moto meritano di essere spogliate. E se c'è una moto che ha fatto discutere quando qualcuno ha osato metterci le mani sopra, è la Ducati 916 disegnata da Massimo Tamburini. Parliamo di una sportiva dotata di una linea così perfetta (ancora oggi, a distanza di più di 30 anni!) da essere finita persino esposta al Guggenheim nel 1998. Togliere le carene a una 916 o alla sua evoluzione 996 è come strappare la Gioconda per farci un collage: tecnicamente si può fare, ma la domanda è: "perché?". Eppure c'è chi l'ha fatto, e in alcuni casi il risultato è tutt'altro che banale. Vediamo quattro ottime idee.

Desmofighter 2.0

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L'officina tedesca Moto NCT ha realizzato la Desmofighter 2.0, basandosi su una Ducati 996 completamente denudata. Il telaio a traliccio rosso è ora il protagonista assoluto, con un peso sceso sotto i 200 kg e una potenza stimata attorno ai 120 CV. Non ci sono molti dettagli tecnici disponibili su questo progetto, ma le foto parlano chiaro: è una moto minimalista, aggressiva, che punta tutto sulla meccanica a vista. Il motore bicilindrico a L da 996 cm³ resta il cuore pulsante, mentre l'estetica richiama le naked più estreme. Non sarà per tutti, ma di certo non passa inosservata.


The DocR

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Dan Benson di Newport, Rhode Island, è cresciuto con la passione per le Ducati. A 19 anni si è comprato una 888 SP e tra il 2003 e il 2006 ha corso in Nuova Inghilterra nelle classi Super e Thunderbike su una 748 e poi su una 996. Tutta questa esperienza in pista gli ha insegnato una cosa fondamentale: peso, potenza e ciclistica fanno la differenza. Anni dopo ha deciso di costruire la café racer che Ducati non ha mai fatto: in pratica una naked "stilosa" con ciclistica da superbike. Il risultato si chiama "DocR" ed è nato assemblando parti di vari modelli. Il telaio è di una 996 Biposto del 1999, la coda è una 1098 modificata, il forcellone arriva da una Monster S4R. Il motore? Un 996SPS del 2000 da 124 CV di serie. Le sospensioni sono Öhlins FG43 all'anteriore con piastra inferiore lavorata dal pieno, freni Brembo radiali, ammortizzatore posteriore Öhlins da 999, strumentazione Motogadget.

La 996 di Jaron Hall

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A volte modificare una 996 è l'unica cosa sensata da fare. È il caso della moto che Jaron Hall, un giovane builder di Salt Lake City, ha trovato su un annuncio privato. Il proprietario precedente aveva già iniziato a trasformarla in una scrambler, eliminando le carene, tagliando il sottotelaio e montando pneumatici tassellati. Insomma, il danno era già stato fatto. Jaron ha comprato la moto a buon prezzo e ha deciso di completare l'opera, ma in direzione opposta: verso una café racer contemporanea. Ha costruito un nuovo sottotelaio tubolare, una coda in vetroresina e ha persino cucito la sella in Alcantara con un motivo esagonale usando la macchina da cucire di sua madre. Il risultato è una naked dal look pulito e tecnico, con dettagli curati come le prese d'aria stampate in 3D che richiamano il mondo della Formula 1. Il telaio originale è stato mantenuto, così come il forcellone monobraccio che resta uno dei punti di forza estetici della 996. Tutto il lavoro è stato fatto nel garage di casa, tra un turno di lavoro e l'altro nel marketing di una startup tech.

Project X

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Alan Boyter e il suo team di VR Customs, consociata custom del team di corse Vendetta Racing di Dubai, hanno realizzato una delle 996 café racer più raffinate in circolazione. Il progetto è nato nel 2015 mentre Alan stava restaurando una Ducati 916 SPS del 1997, e l'idea era chiara: creare una café racer orientata alla pista partendo da una base 996. La vera particolarità? Tutta la carrozzeria è in alluminio lavorato su misura. Il team ha trovato un fornitore nel Regno Unito capace di realizzare carene, parafango e codino in metallo, mentre per il serbatoio hanno dovuto creare uno stampo partendo da un vecchio serbatoio modificato con schiuma espandente e stucco. Il risultato ha richiesto anni a causa dei ritardi nella produzione delle parti e degli impegni racing del team (che ha corso alla Manx GP sull'Isola di Man e alla Dakar). Oggi la Project X monta forcelle Öhlins ricavate dalla 1098 R, pinze Brembo, dischi Braketech, ruote Kineo, radiatore e oil cooler da competizione, comandi al manubrio in stile GP e molto altro. Ogni singolo dado e bullone è stato lucidato o nichelato. Le prove finali sono state fatte in pista, dove la moto si è dimostrata superiore alla 996 di serie per frenata, ciclistica e maneggevolezza. Pensa un po'. 

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