Royal Enfield Vita: due motori e 4 cilindri per un chopper fuori scala
Due motori, quattro cilindri, oltre 1.300 cc e circa 100 CV: numeri inusuali per un chopper, soprattutto se firmato Royal Enfield. Per lo Yokohama Hot Rod Custom Show 2025, Custom Works Zon ha dato forma a un progetto estremo, nato per stupire e destinato a restare - per fortuna - un pezzo unico...
Un chopper su base Classic 650
Per l’edizione 2025 dello Yokohama Hot Rod Custom Show, Royal Enfield ha affidato a Custom Works Zon, uno cioè tra i nomi più autorevoli della scena custom giapponese, la realizzazione di una moto speciale e senza compromessi. Il risultato si chiama Vita ed è un chopper costruito attorno a un’idea tecnica piuttosto radicale: unire due bicilindrici per creare un quattro cilindri. Il tutto mantenendo un’estetica dichiaratamente classica. Ci sono riusciti? Diamogli un’occhiata…
Due bicilindrici fanno un quattro cilindri?
Base di partenza è una Royal Enfield Classic 650. O meglio, due Classic 650. I due motori bicilindrici paralleli sono stati accoppiati per ottenere una cilindrata complessiva di circa 1.300 cm3 ed una potenza - almeno in teoria - raddoppiata: circa 96 CV. Il tutto senza rinunciare al raffreddamento aria e olio. Una scelta coerente con il progetto, ma che per forza di cose espone i due cilindri “posteriori” a uno svantaggio termico non indifferente poichè in parte schermati dal flusso d’aria. Per contenere gli ingombri, Custom Works Zon ha adottato una soluzione ingegnosa: un unico cambio a 6 rapporti, quello originale Royal Enfield. Ingegnosa la trasmissione primaria, a catena e a vista, che unisce direttamente i due alberi motore, trasformandoli di fatto in un unico quattro cilindri. Che strana idea…
Ciclistica: soluzioni old school (si fa per dire)
Attorno allo strano quattro cilindri è stato realizzato un telaio su misura, col bicilindrico anteriore posizionato più in alto. Una scelta che risolve problemi di ingombro - lasciando spazio millimetrico tra aspirazioni e scarichi - e rafforza al tempo stesso la classica impostazione da chopper. Telaio a parte, la ciclistica segue una filosofia old school, ma con soluzioni tutt’altro che banali. Davanti spicca una forcella a parallelogramma con doppio braccio longitudinale e monoammortizzatore centrale, costruita in dimensioni estremamente compatte. Una reinterpretazione moderna di uno schema storico, basato sullo stesso principio adottato oggi da sistemi come il Duolever BMW, seppur con evoluzioni differenti. Il retrotreno è affidato invece a un hardtail puro, mentre le ruote a raggi, belle grosse, enfatizzano le proporzioni estreme del progetto: 18 pollici al posteriore e ben 26 pollici all’anteriore.
Look ed altri dettagli
Se il il colpo d’occhio è tutto per il motore, sono però i dettagli a raccontare la cura del progetto. Il serbatoio in alluminio, per esempio, è nascosto dietro la sella monoposto ed integrato nel copriruota posteriore. Insieme all’acciaio e all’ alluminio trova posto sulla “Vita” anche un materiale decisamente inusuale, per lo meno in ambio motociclistico: legno di mogano, utilizzato sia come elemento estetico che strutturale. Detta così come vi sembra? Forse le immagini parlano da sole…