A Napoli la truffa delle targhe polacche per multe, bollo e assicurazione: tutti i rischi
Auto e moto che in Polonia forse non ci sono nemmeno mai state, ma circolano tranquillamente sulle nostre strade con targa PL. Il sistema promette risparmi fino al 70% su bollo e assicurazione, ma dietro l'affare possono nascondersi parecchie brutte sorprese…
Il trucco delle targhe polacche
Circa 60.000 veicoli con targa polacca circolerebbero stabilmente in Italia, molti dei quali concentrati soprattutto tra Napoli e provincia. A riportarlo è il Financial Times, sulla base dei dati forniti dal settore assicurativo polacco. Il fenomeno riguarda automobili ma anche motocicli e nasce da un meccanismo ormai piuttosto rodato: il mezzo viene formalmente ceduto a una società con sede in Polonia, immatricolato nel Paese e quindi concesso nuovamente in uso al precedente proprietario italiano. Il veicolo, però, può non lasciare mai materialmente l'Italia.
Il vantaggio promesso dalle agenzie che propongono questi servizi è evidente: bollo non dovuto in Italia, assicurazione meno costosa e risparmi che possono arrivare, secondo le offerte pubblicizzate, fino al 70%. C'è poi il capitolo multe, la cui riscossione diventa decisamente più complicata quando il proprietario formale è una società straniera. Il fenomeno non è nuovo: già nel 2018 avevamo raccontato la stretta sui veicoli targati all'estero, anche se nel frattempo le norme sono cambiate.
Il problema delle assicurazioni
Quello che sulla carta sembra un affare può però trasformarsi in un grosso problema per ciò che riguarda l’RC. Il PBUK, l'ufficio polacco degli assicuratori automobilistici, segnala infatti un rapido aumento degli incidenti avvenuti in Italia con veicoli targati in Polonia ma privi di una valida copertura RC.
Nel 2024 il PBUK aveva contato 514 sinistri in Italia provocati da conducenti di veicoli polacchi non assicurati, mentre nel 2025 erano già diventati circa 1.300. Il valore dei risarcimenti è passato da poco meno di 7 milioni di zloty nel 2024 a 18 milioni nel 2025, arrivando, secondo i dati più recenti riportati dal Financial Times, a circa 35 milioni di zloty nei soli primi otto mesi del 2026, vale a dire poco più di 8 milioni di euro.
Il rischio è che l'utilizzatore italiano creda di avere una regolare assicurazione mentre l'intermediario polacco non l'ha mai attivata oppure ha smesso di pagarla. Il problema può quindi emergere soltanto dopo un incidente.
In Polonia c'erano veicoli che non erano mai arrivati
Le autorità polacche hanno individuato anche un altro tassello del sistema: revisioni tecniche effettuate soltanto sulla carta. Il PBUK ha denunciato casi nei quali veicoli provenienti dall'estero venivano sottoposti a controlli tecnici fittizi per ottenere l'immatricolazione polacca, nonostante non fossero mai entrati fisicamente nel Paese. Una volta ricevuti targhe e documenti, continuavano a circolare all’estero. Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa internazionale, nel marzo 2026 la polizia di Varsavia ha arrestato sette persone nell'ambito di un'indagine riguardante oltre 1.500 immatricolazioni, nelle quali sarebbero state utilizzate revisioni mai realmente effettuate.
Guidare in Italia con una targa straniera
Dal 2022 la materia è disciplinata dall'articolo 93-bis del Codice della strada. Se una persona residente in Italia guida un veicolo con targa estera intestato a un altro soggetto, deve avere a bordo un documento con data certa, firmato dall'intestatario, dal quale risultino titolo e durata della disponibilità del mezzo. Se l'utilizzo supera complessivamente 30 giorni nell'anno solare, anche non consecutivi, il veicolo deve inoltre essere registrato nel REVE, il Registro dei Veicoli Esteri gestito dall'ACI.
Se invece il mezzo estero appartiene alla stessa persona che trasferisce la propria residenza in Italia, deve essere reimmatricolato nel nostro Paese entro tre mesi dall'acquisizione della residenza. In caso di mancata registrazione al REVE quando prevista, la sanzione va da 712 a 3.558 euro, con ritiro del documento di circolazione fino alla regolarizzazione.