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Moto usata: i controlli da fare prima di acquistarla

Una moto usata, in vendita a un prezzo conveniente, può invogliare, ma prima di concludere l'affare è necessario fare una serie di controlli, altrimenti si rischiano serie conseguenze, nei casi più gravi si può finire davanti a un giudice. Vediamo perché

Moto usata: i controlli da fare prima di acquistarla
Quando si sta trattando l'acquisto di un veicolo usato, specie da un privato, è sempre buona regolare fare un attento controllo sulle condizioni "fisiche" del mezzo, per evitare i classici bidoni. I controlli però non si possono limitare solo alla meccanica e all'estetica, la moto infatti potrebbe essere perfetta, ma nascondere magagne ancora più gravi dal punto di vista legale. Ecco quali sono i rischi maggiori.

Moto rubata
La moto potrebbe essere rubata: aspettate prima di concludere l’affare e consultare la banca dati on line della Direzione Centrale Polizia Criminale: caricando il numero di targa e il numero di telaio, potete sapere se nasconde brutte sorprese.
Infatti, se si acquista una moto che risulta rubata, si corrono seri rischi: la materia è penale e bisognerà affrontare un giudizio penale, sostenendo i relativi costi legali.
L'accusa potrebbe essere di “ricettazione” che punisce con la reclusione da 2 a 8 anni e con la multa da € 516 a € 10.329 chiunque “al fine di procurare a sé o ad altri un profitto acquisti, riceva od occulti denaro o cose provenienti da qualsiasi delitto, o comunque si intrometta nel farle acquistare, ricevere od occultare”. Le pene sono aumentate se le cose provengono dai delitti di rapina aggravata (art. 628, comma 3 c.p.), estorsione aggravata (art. 629, comma 3 c.p.) o furto aggravato (art. 625, comma 1 c.p.), al contrario sono diminuite se il fatto è di particolare tenuità.
Meno grave della ricettazione, ma sempre da reato penale, è l'accusa di “incauto acquisto”. Viene punito con l’arresto fino a 6 mesi o con l’ammenda non inferiore a € 10 chiunque, senza aver accertato la legittima provenienza della cosa, la riceva, quando per la qualità o la condizione di chi la offre o per l’entità del prezzo avrebbe avuto motivo di sospettare che provenisse da reato. Per la giurisprudenza si ha il reato di incauto acquisto anche quando si sia verificata disattenzione, noncuranza, disinteresse, nei confronti della provenienza del bene, e senza che possano aver rilievo le motivazioni personali. In pratica scatta il primo reato quando sia accertata la volontà di acquistare una moto rubata (il dolo), il secondo quando viene accertata più semplicemente, la scarsa attenzione dell’acquirente che avrebbe potuto sospettare che ci fosse qualcosa che non quadrava.
Quattro i segnali che dovrebbero far sospettare della provenienza incerta del bene.
1) Il venditore non fornisce un’attendibile giustificazione sulle modalità di acquisto della moto;
2) Le condizioni personali del venditore (è un pregiudicato, fallito, ecc …). È possibile fare delle ricerche, permesse dalla privacy, come una visura protesti o commerciale alla camera di commercio. Col solo codice fiscale o la partita iva del venditore si accede alla banca dati della CCIAA e si verifica se il venditore è protestato, fallito.
3) Il luogo della vendita: si visiona la moto in un posto sospetto, ad esempio in mezzo a una strada.
4) Il prezzo è più basso di quello di mercato.

Moto con fermo amministrativo
Altro rischio ancora più "subdolo" e poco conosciuto, riguarda il fermo amministrativo. Se non si paga una tassa o una sanzione (per esempio il bollo di circolazione, il canone Rai, l’Ici, i contributi INPS e così via) entro i termini di legge, l’ente incaricato della riscossione può bloccare i beni mobili registrati (cioè auto e moto) con il “fermo amministrativo”. Basta un debito superiore a 50 euro perché scatti il provvedimento che di fatto impedisce di usare i mezzi fermati. Il fermo può anche essere applicato come sanzione accessoria a una violazione del Codice della Strada (per esempio il montaggio di pezzi non omologati).
Sono tre le conseguenze del fermo amministrativo:
■ il divieto di circolazione del veicolo (per chi lo viola c’è la multa da 770 a 3.086 euro);
■ il divieto di rottamarlo;
■ la “non opponibilità al concessionario” della vendita del veicolo, dove per concessionario non si intende il venditore, ma l’ente che deve riscuotere il credito. Significa che chi compra un veicolo sottoposto a fermo non può affermare di averlo comprato in buona fede e farsi annullare il blocco. Il “fermo amministrativo” rimane valido e il compratore si trova tra le mani un mezzo che non può utilizzare in nessun caso, anche se non ha alcuna colpa.
Se comprate un veicolo soggetto a fermo amministrativo, il passaggio di proprietà andrà comunque a buon fine. I funzionari non sono tenuti a segnalarvi alcunché: avrete il vostro libretto con la nuova intestazione. Ma erediterete anche il “fermo”, con tutti i problemi che abbiamo spiegato.
fate sempre la visura.
Evitare guai del genere è facile: prima di acquistare una moto usata bisogna fare una visura all’ACI. Con questo atto si sa per certo se ci sono “pendenze” (fermi amministrativi e quant’altro) sulla moto da comprare. La pratica costa 8,83 euro se fatta online (sul sito www.aci.it), al PRA 6,00 euro, mentre nelle agenzie abilitate si pagano circa 10/15 euro.
L’unico modo previsto dalla legge per togliere il fermo amministrativo è che il proprietario (vecchio o nuovo) paghi il debito. Insomma, chi è stato “fregato” e ha comprato la moto “fermata” dovrà eliminare il debito se vuole usarla. In seguito potrà fare causa al venditore chiedendo tutti i danni, sopportando i costi e i tempi della nostra giustizia. E se il debito è molto più alto del valore del mezzo? Purtroppo non cambia nulla. Si può tentare un accordo con l’ente creditore o il concessionario (Agenzia delle Entrate e altri), ma bisognerà sempre pagare qualcosa per usare la moto. In caso contrario si rischia di avere la moto bloccata nel box all’infinito.
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