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Moto Guzzi V100: bella ma... con le idee di Obiboi avrebbe venduto di più?

La V100 Mandello non ha convinto appieno il mercato. Bezzi aveva già immaginato diverse varianti: ecco le più belle

La V100 e il sogno infranto

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Quando nel 2021 Moto Guzzi presentò la V100 Mandello, le aspettative erano altissime. Per la prima volta nella storia del marchio di Mandello del Lario, il V2 trasversale montava un sistema aerodinamica attiva con alette mobili capaci di modificare il profilo in funzione della velocità: una vera rivoluzione per una Casa che aveva costruito la sua identità sulla semplicità costruttiva e sul fascino senza tempo del motore "a V". I 115 CV, le sospensioni semi-attive Öhlins, l'IMU a 6 assi e l'elettronica di derivazione MotoGP completavano un pacchetto tecnico di alta qualità. Eppure la V100 non ha sfondato (in termini di numeri assoluti), almeno non come ci si aspettava: troppo cara per molti, troppo distante dall'anima tradizionalista del guzzista medio, forse troppo coraggiosa per un pubblico che sì, apprezza il cambiamento, ma poi in garage ci piazza la V7. Peccato.
E Oberdan Bezzi in arte Obiboi? Lui aveva già le idee chiare su come la V100, con un po' di coraggio in più, potesse diventare. Ecco le sue idee migliori. Cosa ne pensate?

V100 Le Mans Classic

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Se c'è un nome che "solletica" i cuori dei guzzisti, senza dubbio è Le Mans. Per questo Obiboi ci ha giocato sopra presentando la V100 Le Mans Classic. Bezzi ha proposto questa versione nel novembre 2024, lavorando sulle proporzioni classiche della mitica Le Mans prima serie — quella presentata all'EICMA del 1975 e prodotta in appena 7.036 esemplari fino al 1978 — e trapiantandole sulla meccanica moderna della V100 Mandello. Il risultato è un cupolino snello, un serbatoio rastremato e un codone monoposto che richiamano direttamente la prima serie, mentre motore e telaio restano invariati per garantire prestazioni e affidabilità attuali. Come dice Bezzi stesso: niente ammennicoli strani, dura e pura come una vera Moto Guzzi. 

V100 Silver Eagle

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Ben diverso il concept Silver Eagle, che Bezzi ha elaborato nel 2022 e che punta in una direzione completamente opposta alla classicità. L'idea è quella di introdurre Moto Guzzi nel mondo delle moto "fighette": una naked sportiva dall'immagine glamour, costosa, realizzata con materiali pregiati e un'estetica appagante pensata specificatamente per essere ammirata. Una moto da esibire prima ancora che da guidare, capace di essere un biglietto da visita per le future produzioni alto di gamma della Casa, destinata ai giovani appassionati che vogliono il meglio del Made in Italy. Un concept di rottura, forse troppo lontano dall'identità guzzista, ma significativo: dimostra che la piattaforma V100 avrebbe i numeri per spingersi in direzioni che Mandello non ha ancora esplorato.

V100 BAD

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Ancora più radicale la V100 BAD, un mix tra streetfighter e power cruiser con un'attitudine dichiaratamente aggressiva. Bezzi la immagina come la proposta giusta per conquistare il pubblico amante delle bruciasemafori, con un occhio puntato dritto sul mercato nordamericano, dove il genere ha una vasta platea di estimatori. Una moto di rottura con la tradizione Guzzi, certamente, ma capace di attrarre l'utenza più giovane e dare al marchio un'immagine meno legata alla classicità e più contemporanea. Pur avendo l'aspetto di una moto da drag race, la BAD resta comunque una Moto Guzzi: la guidabilità e la tenuta di strada sulle curve sarebbero tutt'altro che trascurate. Sportiva all'italiana con l'anima da dragster.

V100 Dr. John Tribute

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Il concept più ricco di storia è senza dubbio il V100 Dr. John Tribute. Per capirlo bisogna fare un passo indietro. A metà degli anni 80, un dentista di Philadelphia di nome John Wittner si ritrovò quasi per caso in sella a una Moto Guzzi Le Mans, e quell'incontro gli cambiò la vita. Elaborò la moto in garage, la iscrisse al Campionato BOTT americano riservato alle bicilindriche, e vinse il titolo nel 1984 — e poi di nuovo nel 1985. Risultati che spinsero la Casa di Mandello, allora nell'orbita del Gruppo De Tomaso e non certo in acque tranquille, ad affidargli lo sviluppo di una moto da corsa con il nuovo motore a quattro valvole. Wittner si trasferì in Italia, e alla prima uscita della sua Guzzi a Monza la moto mise in difficoltà addirittura Lucchinelli in sella alla Ducati 851, prima di ritirarsi per un inconveniente. Il progetto tramontò per le solite ragioni — risorse scarse, fraintendimenti — ma il lavoro sfociò nella produzione della Daytona, che riprendeva gli stessi concetti. Bezzi omaggia questo personaggio affascinante con un concept su base V100. Non male vero?

V120 Mephisto


Poi c'è il capitolo che sposta l'asticella. La V120 Mephisto è un'altra storia rispetto a tutti i concept precedenti. Niente nostalgia, niente heritage — solo cattiveria.
Già la gomma posteriore da 240 montata su cerchio da 16 pollici dice tutto quello che c'è da sapere sul carattere della moto. Non è una Guzzi per appassionati che il sabato mattina fanno un giretto e poi si siedono al bar. La V120 Mephisto — e quel numero 120 lascia intendere una cilindrata di 1.200 cm³, con la potenza che ne consegue — è cattiva, è il tipo di moto che si guida di notte, da soli. Lo stesso Bezzi la descrive senza mezzi termini come "divertentissima, selvaggia e maleducata — quindi, secondo il motociclista canonico, inutile." Il che, ovviamente, è esattamente il motivo per cui ci piace. 

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