Mobilitazione per i motociclisti arrestati in Iran: raccolte oltre 90mila firme e manifestazione biker
La coppia britannica è in carcere da più di 600 giorni. Il 9 settembre la comunità motociclistica tornerà a manifestare a Londra, mentre il figlio Joe chiede al governo britannico maggiore pressione per ottenere la liberazione dei genitori
Non si ferma la mobilitazione per Craig e Lindsay Foreman, i due motociclisti britannici arrestati in Iran nel gennaio 2025 durante un viaggio in moto dall'Europa all'Australia. Dopo oltre 600 giorni di carcere, una condanna a 10 anni per spionaggio, che la coppia respinge, e altri due anni aggiunti alla pena di Craig, la famiglia continua a chiedere al governo di Londra un intervento più deciso. Intanto la campagna per la loro liberazione ha raccolto oltre 90.000 firme su Change.org. E la protesta tornerà a viaggiare anche su due ruote: il 9 settembre è infatti previsto un nuovo grande ride-out motociclistico verso il Parlamento britannico.
In moto fino a Westminster
La manifestazione è stata organizzata da Adrian Kriss, motociclista che aveva già guidato una precedente iniziativa per ricordare i 500 giorni di detenzione della coppia. Kriss ha promesso di organizzare una nuova uscita ogni 100 giorni, fino alla liberazione dei Foreman.
L'appuntamento del 9 settembre è fissato alle 9.30 a Queens Gate, vicino al Natural History Museum. Da lì i motociclisti raggiungeranno Parliament Square, proprio mentre a Westminster sono attesi il primo ministro e i deputati per il Question Time. L'obiettivo è portare la vicenda direttamente nel cuore della politica britannica.
"Sentire la voce di mia madre è stato un enorme sollievo"
Nel frattempo la situazione resta ovviamente delicata. Dopo mesi senza contatti regolari, il figlio di Lindsay, Joe Bennett, è riuscito a parlare con la madre per 12 minuti: una telefonata che, ha raccontato, ha rappresentato il primo vero contatto in circa tre mesi. "After three months, just hearing Mum’s voice properly again was an enormous relief", ha raccontato Bennett. La telefonata, ha spiegato, è stata pesantemente controllata e accompagnata dalla presenza di un interprete, ma ha comunque permesso alla famiglia di avere finalmente notizie dirette. Craig e Lindsay hanno inoltre raccontato al figlio di aver perso molto peso durante il lungo sciopero della fame, durato rispettivamente 93 giorni per Craig e 84 per Lindsay e terminato il 9 agosto. Ora stanno cercando lentamente di recuperare le forze.
Per Bennett, però, la telefonata non è sufficiente. Il figlio chiede che i diplomatici britannici vadano a visitare personalmente la coppia e che venga verificato il loro stato di salute dopo la protesta. "The Embassy is back in Iran. So where is the action? Where is the urgency?", ha dichiarato. La richiesta nasce anche dal fatto che l'ambasciata britannica a Teheran è tornata operativa dopo il temporaneo ritiro del personale dovuto alla situazione di sicurezza nella regione.
Londra: "La loro salute è una priorità"
Il governo britannico sostiene di continuare a seguire il caso. Il Foreign, Commonwealth & Development Office (FCDO) ha ribadito che la salute di Craig e Lindsays e “massima priorità”. Il ministero ha inoltre sottolineato che il 5 agosto i familiari hanno incontrato il ministro per il Medio Oriente Stephen Doughty e l'inviato per i casi di detenzione consolare Alistair Burt. Secondo il FCDO, durante l'incontro è stata ribadita la posizione britannica sulla detenzione dei Foreman, definita ingiustificata e scandalosa, e sono state illustrate le iniziative intraprese per cercare di ottenere la loro liberazione. L'ambasciatore britannico a Teheran ha già incontrato i due detenuti in passato e, secondo il Foreign Office, il lavoro diplomatico prosegue anche dopo la riapertura dell'ambasciata.