Iran, altri due anni di carcere per il motociclista britannico Craig Foreman
Nuovi sviluppi nel caso dei due motociclisti britannici arrestati durante il viaggio verso l'Australia. A Craig Foreman sarebbero stati inflitti altri due anni di carcere, mentre entrambi proseguono lo sciopero della fame iniziato a maggio
Due anni in più
Si aggrava la posizione di Craig Foreman, il motociclista britannico detenuto in Iran insieme alla moglie Lindsay con l'accusa di spionaggio. Secondo quanto riferito dalla famiglia, all'uomo sarebbero stati aggiunti altri due anni di reclusione rispetto alla condanna a dieci anni inflitta lo scorso febbraio. La coppia era stata arrestata il 3 gennaio 2025 durante un viaggio in moto dall'Europa all'Australia, mentre attraversava il territorio iraniano.
La famiglia denuncia irregolarità
Stando al racconto dei familiari, Craig Foreman sarebbe stato convocato con il pretesto di un incontro con il proprio avvocato, ma una volta arrivato si sarebbe trovato davanti a un giudice che gli ha comunicato l'estensione della pena. Sempre secondo la famiglia, l'udienza si sarebbe svolta senza la presenza di un legale, di un interprete e senza che il motociclista potesse difendersi. I parenti ritengono inoltre che la nuova condanna sia una ritorsione per alcune dichiarazioni rilasciate da Foreman ai media dal carcere di Evin, a Teheran.
Sciopero della fame e condizioni di salute
Da maggio Craig e Lindsay Foreman sono in sciopero della fame per protestare contro il divieto di comunicare telefonicamente con i familiari. Secondo informazioni diffuse dall'organizzazione per i diritti umani HRANA e riportate dalla famiglia, Craig avrebbe perso circa 16 kg, mentre Lindsay accuserebbe vertigini e tremori. I parenti sostengono inoltre che una loro lettera, con cui chiedevano ai due di interrompere la protesta, e un pacco contenente medicinali e altri beni di prima necessità non sarebbero mai stati consegnati.
La pressione diplomatica cresce
Il Ministero degli Esteri britannico ha chiesto chiarimenti alle autorità iraniane sulla presunta estensione della pena e continua a seguire il caso attraverso l'assistenza consolare. Anche due relatrici speciali delle Nazioni Unite hanno recentemente chiesto il rilascio della coppia, evidenziando le irregolarità che, a loro giudizio, avrebbero caratterizzato il procedimento giudiziario. La famiglia ha infine accolto positivamente la nomina di Alistair Burt, primo inviato del Regno Unito incaricato di seguire i casi complessi che coinvolgono cittadini britannici detenuti all'estero, nella speranza che il suo intervento possa favorire una svolta nella vicenda.