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Litio per le batterie: Germania e Italia ne sono ricche, ma la sfida è estrarlo

Tra maxi giacimenti tedeschi e concentrazioni record italiane, l’Europa scopre di avere litio “da vendere”. Ma trasformare questo potenziale in produzione reale resta tutt’altro che scontato 

Un “tesoro” a 4.000 metri sotto la Germania

Nel sottosuolo della Germania settentrionale, a profondità comprese tra i 3.000 e i 5.000 metri, è stato individuato uno dei più grandi depositi di litio al mondo. Le stime parlano di circa 43 milioni di tonnellate di carbonato di litio equivalente, intrappolate da milioni di anni nelle arenarie del Rotliegend. Il problema? Il litio non si trova in forma solida, ma disciolto in acque profonde, condizione che rende l’estrazione molto più complessa
Per studiare la fattibilità del recupero, è stato avviato il progetto di ricerca RoLiXX durante il quale verrà indagato il comportamento chimico del minerale attraverso tecniche avanzate come spettrometria di massa laser e diffrazione a raggi X. Le incognite non mancano: una volta riportate in superficie, queste acque possono infatti causare precipitazioni solide che rischiano di bloccare impianti e pompe, complicando ulteriormente il processo. Oltre alla sfida tecnica, restano inoltre da valutare anche la sostenibilità ambientale (perché un conto è estrarlo in sperduti Paesi africani di cui a nessuno importa, un altro è farlo nel cuore dell’Europa) e, certamente non trascurabile, la convenienza economica.

Italia, concentrazioni record, ma ancora tutte da sfruttare

Se la Germania guarda in profondità, l’Italia può contare su un altro punto di forza: fluidi con concentrazioni di litio tra le più alte al mondo. Nel nostro Paese i giacimenti si trovano principalmente in due aree: Toscana meridionale, Lazio e Campania, dove i fluidi sono legati a contesti vulcanici e lungo il versante adriatico degli Appennini, da Alessandria a Pescara, associati a rocce sedimentarie e giacimenti di idrocarburi 
Nel primo caso si parla di acque a circa 250 °C, tra 500 metri e 2,5 km di profondità, con concentrazioni fino a 480 mg/l. Nel secondo, i valori arrivano a circa 370 mg/l. Numeri che spiccano se confrontati con altri Paesi, dove raramente si superano i 200-250 mg/l. Ma anche nel nostro caso i problemi non mancano. Nonostante il potenziale, l’Italia non ha infatti ancora avviato una produzione su larga scala. Il motivo è semplice: si tratta di giacimenti “non convenzionali”, per i quali le tecnologie estrattive sono ancora in fase di sviluppo. Una strada ci sarebbe, quella cioè dell’estrazione diretta del litio (DLE), ma ad oggi resta costosa e non ancora matura per un impiego industriale diffuso.

Mobilità elettrica e autonomia europea

Per il settore della mobilità il tema, lo sappiamo,  è tutt’altro che marginale: il litio è una materia prima chiave per le batterie e quindi per la transizione elettrica. Oggi però la filiera è fortemente sbilanciata, con estrazione concentrata tra Australia e Sud America e una forte presenza della Cina nella lavorazione e produzione. Non a caso l’Unione Europea ha avviato una strategia per ridurre la dipendenza esterna, culminata nel Critical Raw Materials Act del dicembre 2023, che punta anche allo sviluppo di risorse interne. Risorse interne che, a quanto pare, ci sono eccome, ma tra tecnologie ancora acerbe e costi elevati, il passaggio da potenziale a produzione reale è tutt’altro che scontato.

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