L'ABS compie 30 anni, una rivoluzione che ci ha salvato la vita
Trent'anni fa, sulla Kawasaki GPZ1100, faceva la sua comparsa il primo sistema ABS messo a punto da Bosch. Un salto tecnologico che ha enormemente aumentato la sicurezza su strada. Oggi è uno standard obbligatorio per legge
Da “diavoleria elettronica” a standard di sicurezza
In meno di trent’anni, l’ABS è passato dall’essere una “diavoleria elettronica”, guardata con un certo sospetto, a una componente essenziale delle moto, tanto da essere prescritta dalla legge su molti mercati. In tutto questo, Bosch ha avuto un ruolo centrale, portando la tecnologia dai primi sistemi sperimentali agli attuali standard di sicurezza.
L’evoluzione dei sistemi Bosch
Un conto era l’ABS istallato sulle auto, un altro (e ben diverso) quello per le moto, più “instabili” e difficli da controllare. Il vero salto si è avuto non per nulla con l’introduzione del Motorcycle Stability Control (MSC) nel 2013, che, aggiungendo una IMU, ha di fatto permesso al sistema di leggere inclinazione, beccheggio e rollio della moto, gestendo in tal modo la frenata - specialmente in curva - con una precisione fino ad allora impensabile. L’ MSC ha inoltre aperto la strada a sistemi secondari come rear-wheel lift control, hill hold e controllo della derapata posteriore, pensati per migliorare sicurezza e performance. Una combinazione, quella di ABS + MSC, che, secondo la stessa Bosch, preverrebbe o comunque ridurrebbe la gravità di oltre il 30% degli incidenti con lesioni.
Le prime moto con ABS
Arrivata nell’ormai lontano 1995, la Kawasaki GPZ1100 (seconda serie) è stata la prima moto di serie al mondo a montare un sistema ABS Bosch. Una pietra miliare nella sicurezza motociclistica, sviluppata dall’azienda tedesca sulla base dell'esperienza automobilistica. Prodotta fino al 1998, segnò di fatto un passo fondamentale, introducendo l'elettronica per la sicurezza attiva anche sulle due ruote. Il motore era un quattro cilindri in linea da 1052 cm3 raffreddato a liquido e capace di una potenza pari a circa 142 CV 10.000 giri/minuto. Una moto, insomma da turismo sportivo, con telaio in alluminio a doppio tubo, forcella telescopica davanti e monoammortizzatore regolabile dietro. Il tutto per un peso di 242 kg, tenuto a bada, in frenata, una potente coppia di dischi flottanti da 300 mm con pinze a due pistoncini. Il tutto con “pionieristico” sistema ABS Bosch.

A onor di cronaca, va detto però che prima di Kawasaki ci arrivo BMW. Nel 1988 la K100 fu infatti la prima moto di serie al mondo ad offrire un sistema di frenata antibloccaggio, seppur disponibile come optional ex-fabbrica su alcuni modelli della serie K (inclusa la K100 e la K1). Si trattava di un impianto derivato da quelli automobilistici, ingombrante, costoso e pesante (11 kg). È proprio in questo contesto che va letto il ruolo di Bosch: con la Kawasaki GPZ1100 del 1995, l’azienda tedesca riuscì a industrializzare l’ABS per le due ruote, rendendolo più compatto, affidabile e replicabile, aprendo la strada alla diffusione progressiva dei sistemi antibloccaggio anche al di fuori della nicchia premium rappresentata da BMW.
Per approfondire: ABS sulle moto: come è fatto e come va usato
L’importanza della “connettività”
Seguendo la stessa identica strada, in occasione dell’ultima edizione di EICMA Bosch ha mostrato come la sicurezza sia ormai integrata con elettrificazione e connettività. I nuovi sistemi modulari combinano inverter, gestione motore e controllo veicolo, permettendo funzioni come traction control elettrico, cruise control e frenata rigenerativa su - potenzialmente - tutti i tipi di moto. Il discorso “connettività” s’è concretizzato in particolare con l’ultimo Connectivity Cluster, che integra navigazione, chiamate e musica direttamente nel display della moto, eliminando accessori esterni e semplificando la vita al pilota. Bosch punta anche alla digitalizzazione delle batterie: dal 2027 ogni batteria venduta nell’UE avrà un passaporto digitale per monitorarne salute e ciclo vita, garantendo maggiore durata e trasparenza del valore residuo.
Per approfondire: Bosch guarda oltre i radar: le moto diventano "connesse"
Il futuro e la digitalizzazione delle batterie
Bosch punta anche alla digitalizzazione delle batterie: dal 2027, ogni batteria venduta nell’UE sarà accompagnata da un passaporto digitale che ne traccia in tempo reale salute, uso e ciclo vita. Grazie a questo sistema, che crea un vero e proprio gemello digitale della batteria nel cloud, sarà possibile monitorarne capacità residua, profondità di scarica e usura, prevedere diagnosi e interventi di manutenzione, oltre a offrire dati chiari sul valore residuo in caso di rivendita. Per i produttori, il passaporto digitale semplifica la conformità alle normative europee e ottimizza la gestione post-vendita; per gli utenti finali, significa maggiore affidabilità, durata più lunga e trasparenza completa sullo stato della batteria, favorendo un utilizzo più sicuro e sostenibile delle moto elettriche.
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