Buone notizie per KTM: Kiska se ne va, finita l'era degli spigoli
Una rottura annunciata
Chi ha sempre odiato le linee spigolose e aggressive delle KTM degli ultimi vent'anni ha un nome a cui attribuirle: Kiska. L'agenzia di design con sede ad Anif, vicino Salisburgo, ha plasmato l'identità visiva di KTM in modo quasi totale: dalle moto all'abbigliamento, fino all'X-Bow, la quattro ruote made in Mattigofen. Non era un rapporto cliente-fornitore qualsiasi – Pierer Mobility AG arrivò a detenere fino al 50% di Kiska, poi ridotto al 20%. Ora quella quota è azzerata, e le due aziende tornano a essere entità separate.
Il punto di rottura è stata l'insolvenza KTM. Kiska ne ha risentito in modo pesante: 42 dipendenti licenziati, crediti per circa 3,5 milioni di euro praticamente azzerati, e un bilancio dell'esercizio 2024/2025 chiuso con un deficit di 4,6 milioni a fronte di ricavi per 26 milioni. A salvare l'agenzia è arrivata Loxone GmbH, azienda tecnologica austriaca specializzata in domotica, che ha rilevato il 71% di Kiska con un'iniezione di liquidità da 5 milioni di euro. Il restante 29% rimane in mano al management. Il CEO di Kiska, Julian Herget, ha commentato la dipendenza ormai spezzata con una frase che dice tutto: "La forte dipendenza da KTM era malsana per Kiska."

La RC8 a detta di tutti gli appassionati (e anche da chi scrive) era davvero divertente da guidare. L'estetica invece, non venne apprezzata
Il design ora sarà "casalingo"
Dal lato di Mattighofen, la mossa è altrettanto netta: KTM sta costruendo un proprio centro design interno, separato dal centro sviluppo già esistente. L'obiettivo è integrare il processo creativo direttamente dentro l'azienda. Detto questo, la separazione non è totale nell'immediato: esiste ancora un accordo pluriennale che garantisce a KTM l'accesso alle risorse di Kiska durante la transizione. La domanda che interessa agli appassionati è però un'altra: cambierà il design? Nel breve termine probabilmente no, dai prototipi avvistati di recente l'impronta Kiska si riconosce ancora chiaramente. Ma nel medio periodo una nuova identità è più che probabile. E qui viene il punto: per le moto fuoristrada, enduro e motard, lo stile aggressivo firmato Kiska ha sempre funzionato benissimo – su una 450 EXC quelle linee taglienti sembrano quasi giuste. Il problema era quando lo stesso approccio veniva applicato alle stradali, dove la clientela è diversa e il gusto conta quanto la tecnica. Duke, Super Duke, RC – moto spesso eccellenti dal punto di vista dinamico, non hanno mai convinto il pubblico in modo netto proprio per via di un design che a molti risultava difficile da digerire, soprattutto rispetto alla concorrenza. I dati di vendita e il numero incredibile di moto invendute accumulate nei magazzini ne sono una prova diretta.
Se il nuovo centro design interno porterà KTM a trovare un linguaggio visivo più equilibrato per le stradali, mantenendo il carattere senza esasperarlo, la separazione da Kiska potrebbe rivelarsi la migliore cosa capitata a Mattighofen in questi anni difficili. Kiska, dal canto suo, guarda altrove: nuovi clienti in Cina, India e negli Stati Uniti, con l'obiettivo dichiarato di non mettere mai più le uova in un solo paniere.