SPORT

Si è spento nella sua Monza Tino Brambilla: aveva 86 anni

Era il più anziano dei due famosi fratelli da corsa brianzoli. Incominciò con le moto, passò alle quattro ruote e accarezzò il sogno Formula 1 con la Ferrari. Di carattere schietto, ottenne le più importanti affermazioni della sua carriera in Formula 2

Si è spento nella sua Monza Tino Brambilla: aveva 86 anni
Lunedì, nella sua casa di via Boito a Monza, si è spento Tino Brambilla, campione a due e quattro ruote. Ernestino aveva 86 anni e negli ultimi anni si era ritirato dalla scena pubblica. In Brianza era noto come il fratello Vittorio (scomparso nel 2001), che è stato l'unico monzese capace di vincere una gara di Formula 1, più giovane di tre anni rispetto a Tino, ha ottenuto maggiore fama e successi.

La carriera
Cresciuto nell’officina di papà Carlo in via Bellini e maturato sulle piste di tutto il mondo, Tino cominciò correndo in moto: cinque campionati italiani in tasca fra 125 e 250, tanti podi con la 175 ma mai il titolo. Nel mondiale corse per la Mv Agusta e per la Bianchi, un paio di apparizioni con la Moto Morini.
Erano anni nei quali il passaggio dalle due alle quattro ruote era ancora piuttosto diffuso e Brambilla si distinse ben presto, sia per la guida che per un approccio “genuino” al mondo delle competizioni. Corse e vinse un campionato italiano in Formula 3, quindi nel 1968 arrivò la chiamata di Maranello, in un periodo in cui la Ferrari faticava ad affermarsi da un po' in Formula 2. Tino portò la Dino Ferrari alla sua prima vittoria conquistando pure la gratitudine del Drake. La sua frase “Di gelati non ce n'è più per nessuno” diventò famosa. Tino era un duro dal cuore buono, sempre disponibile. Era schietto con tutti, pure con Enzo Ferrari al quale non nascose le poche qualità della Ferrari 512 "è un tram" fu il laconico commento.
Come il fratello avrebbe potuto andare in F1. Era il 1969 e Tino avrebbe dovuto correre il gp d’Italia nella sua Monza, per di più al volante proprio della Ferrari. Tuttavia non seppe resistere alla tentazione di provare la Paton 500 che il fratello Vittorio avrebbe dovuto portare in gara nel Gp delle Nazioni, a Imola. Per un guasto al cambio finì a terra all’uscita del Curvone e perse l'occasione per i postumi dell'incidente.

Uno spirito libero
Tino è stato protagonista di divertenti zingarate con il fratello Vittorio: nascevano un po' per caso al “Bar degli Stupit”. Gesta ormai leggendarie, tramandate di generazione in generazione e ormai raccolte anche in diversi libri.