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SBK 2026 - Test Phillip Island: Niccolò Bulega mette subito le cose in chiaro

Il pilota emiliano è il più veloce sul giro secco e sul passo gara. Dietro di lui un drappello di Ducati private, poi Bimota. Petrucci e BMW hanno bisogno di chilometri, le giapponesi faticano

Una doverosa premessa, forse due: Phillip Island non è una pista capace di dare un vero riferimento sui valori in campo, perché il layout velocissimo, con poche frenate decise, difficilmente lo si ritrova nel corso della stagione. Aggiungiamo il vento e il fatto che in questo inverno tutti i test sono stati “sabotati” dal maltempo e otteniamo un quadro di grande precarietà e incertezza: pochi i chilometri percorsi, poco il lavoro svolto per dare il tempo necessario a chi deve crescere per farlo. Detto questo, la due giorni australiana ha messo in chiaro quello che tutti sospettavano: la nuova Ducati è velocissima e Niccolò Bulega è un passo avanti a tutti.


Si ricomincia da Bulegass

Rigorosamente con due esse, perché il pilota emiliano è stato il più veloce di tutti sia sul giro secco che sul passo gara. Il miglior tempo della seconda giornata è stato segnato in 1'28”630, addirittura 6 decimi meglio di Sam Lowes, secondo. Nel day-1, Niccolò aveva preceduto Axel Bassani, che aveva messo insieme un “giro matto” per arrivare alla seconda piazza, ma sul long run era stato ancora una volta inarrivabile. Insomma, la nuova Panigale va fortissimo e nelle mani del pilota Aruba.it è una certezza. Se mai qualcuno avesse avuto un dubbio sul fatto che Bulega potesse essere un riferimento – soprattutto ora che Razgatlioglu non è più della partita- dovrà ricredersi. Il compagno di squadra Iker Lecuona è lontano: paga un secondo e non è un pericolo per Niccolò.


Poker di Ducati

Non c'è solo Bulega a dare conforto a Gigi Dall'Igna: Sam Lowes (Marc VDS) è al secondo posto, davanti a Lorenzo Baldassari (Team Go Eleven) e Yari Montella (Barni Spark Racing Team). A seguire il vicecampione del mondo ci sono altre tre V4R e una di queste è di un mezzo rookie, perché Baldassarri non corre in superbike dal 2023, la sua unica stagione. Diciamo che la concorrenza interna non ha ancora la moto davvero in mano: se guardiamo a quel che succede in casa Barni, Alvaro Bautista è lontano. Lo spagnolo è undicesimo, a un secondo da Bulega, ma deve ancora capire come spostare i pesi sulla moto e trovare la giusta posizione in sella. Tanto lavoro da fare, non è utopia pensare che mezzo secondo possa venire via in un paio di round, forse meno.


Bimota alza la testa

La moto riminese entra nel suo secondo anno di partecipazione al mondiale superbike e dopo i buoni risultati del debutto si presenta con rinnovate ambizioni. A Phillip Island, Bassani ha cercato qualche soluzione diversa all'anteriore insieme al nuovo capotecnico, Uri Pallares, mentre Alex Lowes ha faticato un poco di più, nonostante si trovi su una delle sue piste preferite. Al di là di questi primi chilometri, la nuova KB998 Rimini vuole sfruttare soprattutto lo “spazio” lasciato libero dalla partenza di Razgatlioglu in MotoGP, dallo spostamento di Bautista in un team privato e da una concorrenza – vedi case giapponesi- che sembra un po' a corto di idee. Basterà per puntare stabilmente al podio?


BMW in ritardo

“Siamo al 20% del potenziale”. Sono poche le parole di Danilo Petrucci, ma bastano a mettere insieme un quadro del momento attuale del pilota italiano con BMW. La casa bavarese corre con un 4 in linea, una configurazione che Petrux conosce poco o niente, ma che non dovrebbe dispiacergli troppo. La M1000 RR frena forte e accelera bene, due doti che si sposano con la guida di Danilo e le necessità della bagarre. L'unico problema è che Phillip Island è la pista meno indicata per una moto del genere, un tracciato dove invece bisogna seguire il flow e avere un mezzo stabile. Miguel Oliveira dal canto suo deve capire ancora tutto: motore, gomme, telaio e avrà bisogno di un minimo di tempo per trovare riscontro alle proprie indubbie qualità di pilota.


Giapponesi ciao

Sono solo i test ed è presto per emettere giudizi, ma nel paese del Sol Levante sembra che la superbike sia stata ormai messa in un angolo. Qualche timido segnale positivo arriva da Kawasaki, che ha portato qualche piccola novità di motore. Gerloff, decimo martedì con l'unica “verdona” superstite, non è andato male. 

Yamaha invece pare piuttosto attardata: Xavi Vierge è stato l'unico in grado di entrare in top 10, per il resto i tempi di Locatelli, Manzi e Gardner lasciano a desiderare. Disastro Honda: dopo l'infortunio di Chantra, arriva anche quello di Jake Dixon. Frattura al polso sinistro per il pilota inglese, che non ha praticamente quasi ancora girato con la nuova Honda. Sulla moto c'è molto lavoro da fare, ma è difficile pensare che Ryan Vickers e Tetsuta Nagashima possano portare l'Ala Dorata fuori dalle paludi in cui è invischiata da anni.

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