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Intervista a Manuel Poggiali: “Non ho rimpianti, sono pronto per la nuova sfida nell’Endurance”

Dopo aver vinto due titoli mondiali, in 125 e 250, Manuel Poggiali aveva deciso di lasciare il mondo del motociclismo, e in questo 2018 tornerà in pista per affrontare una nuova sfida, quella dell’Endurance. Prima che inizi la stagione abbiamo fatto una chiacchierata con lui, parlando del futuro e del passato, e anche dei ricordi più belli vissuti con il presidente Ivano Beggio, e infine ha fatto un pronostico per la MotoGP 2018

Intervista a Manuel Poggiali: “Non ho rimpianti, sono pronto per la nuova sfida nell’Endurance”
Una nuova era
La carriera di Manuel Poggiali è piuttosto anomala, infatti dopo aver conquistato due titoli, uno in 125 e uno in 250, e dopo aver vinto tanto, si è ritirato a soli 25 anni dal Motomondiale e dopo aver corso nel Campionato Italiano di Velocità per due stagioni, a dieci anni dal suo ritiro ha deciso di cogliere un’altra sfida: l’Endurance. In questo 2018 Poggiali vestirà i colori dello Special Team Ducati by Zracing, una squadra fondata da Jacopo Zizza, pilota, tecnico e commentatore per Eurosport della specialità Endurance, e sarà alla guida della Ducati Panigale 1299 R. Il sammarinese parteciperà alla celebre 24 Ore di Le Mans, il 21 e 22 aprile, con gli altri due piloti Lionel Ancelin e Fabio Massei. In vista di questa nuova esperienza la nostra Serena Zunino ha potuto fare quattro chiacchiere con lui sul suo passato, sul suo presente, sul suo futuro.

Cosa ti ha spinto ad accettare la nuova sfida nell’Endurance?
È un qualcosa a cui penso da circa un paio d’anni. Mi ha spinto il fatto che se ne parla sempre di più, e quindi mi ha creato interesse che in parte ho cercato di seguire per capire un po’ questo tipo di ambiente. È sempre una competizione di moto, ma è un po’ diversa, è molto più vicina e a contatto con il pilota, più umano, e questa è una cosa che mi fa un po’ ripensare ai primi tempi nei quali correvo. Si tratta poi di un particolare tipo di gara, e proprio perché è diversa mi stimola a provare e a fare del mio meglio.

Con che spirito affronti questa nuova esperienza?
Con lo spirito di affrontare una cosa nuova a mio modo, in punta di piedi, cercando di capire l’ambiente e di sfruttare al meglio tutte le situazioni per il risultato migliore possibile. Non so cosa saremo in grado di fare, è la mia prima esperienza. Di sicuro mi piacerebbe finirla, per vivermi tutto il contesto a 360°, per esempio guidare anche di notte, avere una strategia, condividere anche i setting con altri due piloti. Sarà un lavoro di squadra abbastanza importante.

Conosci già i tuoi compagni di squadra?
Personalmente sì, in pista conosco solo Fabio Massei. Non c’è stato tanto tempo per programmare, conoscerci, però è anche il bello delle cose. Sappiamo che sicuramente ci sono dei limiti, ma abbiamo anche delle qualità che cercheremo di mettere sul campo. Non siamo una squadra ufficiale, non abbiamo pretese di vittoria, sarebbe un puntare troppo in alto rispetto alle nostre possibilità, però bisogna anche essere onesti nel dire quella che è la situazione reale. Siamo una piccola squadra che ha voglia di fare bene e cercherà con tutte le proprie forze di farlo.

Cos’è cambiato in te rispetto al Poggiali che correva prima?
È cambiata l’età! (ride, ndr) È un tipo di corse diverso, allenamento diverso, non so se la mia preparazione sarà abbastanza in vista delle 24 Ore di Le Mans. È una situazione da vivere ancora più da squadra, più uniti, è una situazione dove bisogna stare sereni e tranquilli, la gara è molto lunga e piena di insidie. Dovremo adottare la migliore strategia, questo farà la differenza.

Nella vita quotidiana ti è mancata l’adrenalina che avrai e che hai avuto in passato ad affrontare una gara?
Sì certo. In questo senso mi tengo un po’ in allenamento giocando a calcetto, nelle partite, quando c’è il confronto sportivo con un’altra squadra e altri giocatori. Questo non me lo sono voluto far mancare, volevo tenerlo vivo. Quando ho smesso con l’attività agonistica nel professionismo ho avuto un periodo di difficoltà, notavo che mi mancava qualcosa, non ero stimolato. In parecchi casi ero annoiato, ho corso in moto per una vita, dai 9 anni. Ho abbandonato per un periodo, ma ho fatto presto a trovare una soluzione più fattibile vicino a casa, per rivivere ogni tanto quelle piccole sensazioni, che non hanno niente a che vedere con quello che facevo prima, ma si tratta di uno stimolo personale, una cosa di cui avevo bisogno.

Hai qualche rimpianto nella tua carriera da motociclista?
In parte. Tutte le esperienze, nel bene e nel male, sono derivate spesso da delle scelte, e tutte le scelte le ho fatte sulla base di alcune considerazioni, tranne alcune che sono state dettate dall’istinto. Comunque rifarei tutto, perché tutto mi ha dato un insegnamento. Dopo i primi infortuni se non avessi perseverato nel combattere e fare meglio, probabilmente non avrei mai vinto i due titoli. Posso dire, con orgoglio, che in pochi anni di carriera ho vinto tanto, e questo mi piae. Ho sfruttato un 30% delle mie possibilità, perché ho corso 10 anni e ho vinto due titoli e a uno sono arrivato vicinissimo. È un’ottima percentuale se vogliamo ragionare in questi termini.
Per me nella vita non esiste solo il Motomondiale, esiste in primis la moto, che è ben più ampia del Motomondiale, e esiste anche una famiglia e altri valori che sto cercando nel mio piccolo di gestire al meglio. Prossimamente ci saranno anche delle novità lavorative molto interessanti. Ho lasciato il Motomondiale a 25 anni, e lì non puoi avere la stessa testa che hai a 30 o 35. Oggi ragiono in maniera diversa, sono più razionale.

Molti dicevano che eri il nuovo Valentino Rossi, a vedere adesso quello che ha fatto lui, cosa pensi?
Al di là dei paragoni che i giornalisti fanno, penso che ognuno sia principalmente se stesso. Per certi anni di sicuro penso di aver fatto molto bene, meritandomi questo paragone. Altre volte ho fatto anche meglio come vincere al primo anno il titolo nella 250, sicuramente mi ha fatto piacere essere paragonato a lui, ma non dimentichiamoci che ho scelto volutamente di chiudere con le competizioni, per dedicarmi ad altro che per me in quel momento aveva la priorità. Valentino lo vedo come un esempio, come del resto lo è per tutti. Ognuno ha la sua vita, non tutti abbiamo lo stesso percorso. Io sono molto contento di quello che ho scelto e fatto, anche sbagliando, con la massima tranquillità.

Recentemente è scomparso Ivano Beggio, che ricordi hai di lui?
Ivano era una persona eccezionale, devo dire che umanamente era più un amico che un presidente. Ho un ricordo bellissimo, mi ha fortemente voluto in Aprilia per sostituire Marco Melandri nel 2003. Quello è stato un anno incredibile, abbiamo vinto, abbiamo fatto tantissimi podi e siamo stati molto competitivi. Ivano era spesso ai Gran Premi e parlavamo molto. Era molto contento dei risultati, mi chiedeva molte cose. Neanche loro si aspettavano di poter essere vincenti al primo anno, è una storia che mi porterò sempre nel cuore, così come il ricordo di Ivano. Avevo avuto il piacere di essere invitato al suo 70esimo compleanno, a Venezia, è stato un bel modo di rivederlo ed era molto sereno rispetto agli ultimi giorni sportivi in Aprilia. Ho con lui il bel ricordo del festeggiamento del titolo in 250, a Valencia...

Pensando a quei due titoli mondiali, qual è la prima cosa che ti viene da dire?
Ho realizzato un sogno. Da piccolino ho iniziato quasi per caso a correre in moto, io ai tempi seguivo Biaggi, era l’italiano più rappresentativo e più convincente, lo vedevo come il mio punto di riferimento. A nove anni quando mi chiedevano cosa volessi fare da grande, rispondevo che volevo fare il motociclista, era un pensiero vero, quindi con tutte le mie forze ho cercato di rendere realtà questo pensiero. Ero arrivato nel Mondiale, dopo una serie di vittorie nel campionato italiano ed europeo, e ho bruciato le tappe abbastanza velocemente, mi vengono i brividi solo a pensarci. In più non più tardi di due anni, vincere il mio primo titolo, è stata una libidine pazzesca, qualcosa di indescrivibile. Il titolo del 2003 è stata più una conferma, anche se inaspettata, considerando che era una categoria nuova e mai nessuno prima ci era riuscito.

Come ultima cosa, fai un pronostico su chi secondo te vincerà il titolo 2018 in MotoGP.
Dico Marquez. In Qatar non ha mai avuto una partenza eccezionale, ma quest’anno ha lottato fino all’ultima curva per vincere, questo è un segnale che non bisogna sottovalutare. Il pretendente più importante è Andrea Dovizioso, l’anno scorso ha fatto una stagione incredibile, poi c’è Valentino Rossi e anche altri che possono lottare per le prime posizioni. Sarà una bella lotta!

 



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