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Intervista esclusiva a Laia Sanz: “Il maschilismo c’è, ma io vado avanti per la mia strada”

Pluricampionessa nel mondiale di Enduro e Trial Femminile, Laia Sanz è una donna coraggiosa che da ben otto edizioni corre anche la Dakar. Abbiamo avuto l’occasione di intervistarla ed ecco cosa ci ha raccontato della sua carriera e delle sue emozioni, fuori e dentro la pista

Intervista esclusiva a Laia Sanz: “Il maschilismo c’è, ma io vado avanti per la mia strada”
"Il maschilismo c'è"
È una delle pilota donna più famose del mondo, grazie ai suoi grandi risultati raggiunti con le due ruote. Classe 1985, Laia Sanz ha iniziato a correre da molto piccola grazie alla passione per i motori già presente in famiglia. Ad oggi il suo palmares parla di 13 titoli nel Mondiale di Trial Femminile, 5 titoli nel Mondiale di Enduro Femminile, 10 titoli europei nel Trial Femminile e 6 titoli nel Trial delle Nazioni. Senza contare poi i successi ottenuti nel rally più difficile del mondo, la Dakar, dove corre dal 2011 e dove a gennaio si appresta a disputare la sua nona edizione. La nostra Serena Zunino ha potuto intervistarla, ed ecco cosa le ha raccontato.

Quando e come hai iniziato ad andare in moto?
Avevo quattro anni e iniziai perché mio padre è sempre stato un appassionato di motori. Ho un fratello più grande di tre anni che andava in moto e così un giorno l’ho provata. Mi è piaciuto da subito! Anche quando ero più piccola mio papà mi faceva sedere sul serbatoio della sua moto e ho imparato così a usare l’acceleratore. Quando avevo 6 o 7 anni organizzarono una gara nel mio paese, di trial. Mia madre ha convinto mio padre a iscrivermi. E da quel momento in poi è iniziato tutto!

Cos’è per te guidare una moto?
Guidare una moto è la mia passione. Lo faccio da quando ero molto piccola e le gare le adoro. Quando devo competere sono sotto pressione e do il meglio di me, per questo mi piace tanto. È una motivazione per continuare ad allenarmi e a migliorarmi.

Sei una donna in questo mondo così maschile, come la vivi?
La vivo bene perché fin dall’inizio, da quando ero molto piccola, è sempre stato così. Ho sempre condiviso gli allenamenti e le gare con i maschi. Purtroppo c’è sempre qualcuno che fa battute sull’argomento e in alcune situazioni ho dovuto lottare contro il maschilismo, ma d’altra parte è qualcosa a cui sono ormai ben abituata, fa parte della mia vita, e lo vedo come una cosa naturale.

Nei momenti difficili a cosa pensi?
Provo sempre a pensare a quando arriveranno i momenti buoni. Quando ti capitano le difficoltà in gara alla fine durano poco e sai che poi finiranno. È una sofferenza solo per qualche ora o giorno.

Qual è il complimento più bello che ti han fatto?
Non so quale complimento possa scegliere tra tutti quelli ricevuti, però sicuramente una della cose che mi hanno fatto più piacere (e che mi è successo più di una volta) è stato parlare con genitori che hanno avuto una bambina e l’hanno chiamata Laia come me. Questa è una cosa molto emozionante.

Come vivi la rivalità tra donne e uomini?
Bene, dal mio punto di vista non è nulla di strano. Il problema è quando c’è il maschilismo, che allora diventa qualcosa di sgradevole e poi senti commenti e battutine. Il fatto è che noi donne sembra che dobbiamo sempre dimostrare qualcosa in più rispetto agli uomini, rispetto alle nostre capacità e qualità, questo a volte è difficile e ti stanca. In questo senso è difficile.
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