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Ana Carrasco: “Sono passata dall’essere la ragazza della griglia, a essere il pilota da battere”

Nel 2013 una giovane Ana Carrasco si affacciava sulla scena del Motomondiale in Moto3, sei anni dopo è la campionessa in carica del WorldSSP300. Oggi la spagnola è anche ambasciatrice di una campagna che chiede l’uguaglianza tra uomo e donna alla guida e che punta a rompere le barriere imposte dalla società

Ana Carrasco: “Sono passata dall’essere la ragazza della griglia, a essere il pilota da battere”
"Non sei migliore perché sei uomo o donna"
Campionessa in carica del WorldSSP300, Ana Carrasco ha fatto la storia del motociclismo e proprio per questo è stata nominata ambasciatrice di una campagna promossa da Midas e DGT per lottare contro gli stereotipi maschili alla guida. Nessuna meglio di lei può portare avanti questo ruolo e al sito spagnolo As.com ha dichiarato: “Il motociclismo è stato storicamente uno sport maschile. Negli ultimi anni però qualcosa è cambiato. Nel 2013 sono arrivata per la prima volta nel paddock del mondiale e ogni anno ho visto aumentare sempre più il numero di donne che ci lavoravano, non solo come pilota. Quest’anno abbiamo incorporato anche una ragazza nel nostro team dei meccanici. Il settore femminile è cresciuto molto all’interno del nostro sport”. Sulla campagna ha detto: “E’ molto importante che ci siano campagne come queste, che lottino affinché si arrivi ad una uguaglianza di opportunità tra maschi e femmine e che aiutino anche donne che sono in situazioni difficili per accedere a posti di lavoro. Si tratta di rompere tutte quelle barriere che ci sono”. La Carrasco ha vinto un titolo mondiale in una categoria mista e ha specificato: “Fuori dal circuito sono una donna e dentro la pista sono un pilota come gli altri. Il mio lavoro è lo stesso degli altri piloti, non ci devono essere differenze. Lavoro per conquistare i miei obiettivi a livello sportivo, come tutti gli altri”. Negli anni la sua presenza in pista è cambiata: “Sei anni fa, quando ho iniziato, c’erano piloti sì che mi guardavano in maniera diversa come “la ragazza della griglia”, perché ero l’unica. Adesso credo che il lavoro fatto in tutti questi anni si vede, sono passata da essere quella ragazza a essere il pilota da battere, il pilota che porta il numero 1 sul cupolino, e quindi il miglior pilota di tutta la griglia. Questo cambio di mentalità è quello che dev’essere fatto anche per strada, a livello sociale. Che tu sia uomo o donna è uguale, ognuno ha le sue capacità e le deve usare nel miglior modo possibile. Non sei migliore perché sei uomo o donna. Nel mio sport le qualità che devi avere sono due: avere la capacità di andare veloce e avere talento”.
 


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