Valentino Rossi e papà Graziano: le parole d'amore di un passato da non dimenticare
Dalle aule di tribunale ai ricordi della "Cava": parabola di un legame che ha scritto la storia del motociclismo, oggi ferito da una dolorosa battaglia legale
Le cronache di questi giorni consegnano un’immagine che nessuno avrebbe mai voluto vedere: Valentino Rossi e suo padre Graziano l’uno contro l’altro in una vicenda giudiziaria che scuote le fondamenta di Tavullia. Al centro della disputa la richiesta di amministrazione di sostegno avanzata dal Dottore per tutelare il genitore, mentre Graziano lo accusa di essere solo preoccupato per la sua parte di eredità, visto che ha intenzione di sposarsi con la sua compagna quasi coetanea di Valentino. Parole come "interdizione" e "battaglia legale" stridono con il rumore dei motori che per quarant’anni hanno fatto da colonna sonora al loro rapporto. Ma dietro il gelo di oggi, c’è un archivio di affetto, complicità e stima reciproca che ha pochi eguali nello sport. Vediamolo insieme e speriamo che anche i due comtendenti se ne ricordiano...
L'eredità del 46 e la prima vittoria
Il legame tra i due è stato, prima di tutto, un passaggio di testimone silenzioso. Valentino non ha mai nascosto che la scelta del numero 46 fosse un omaggio diretto a Graziano, che con quel numero vinse tre GP nel 1979, l'anno di nascita di Vale. "Il 46 è Graziano. È il numero della sua vita e della mia. Ogni volta che lo vedo sulla mia moto, sento che lui è lì con me. È un filo che ci lega e che non si spezzerà mai."
Ma l'affetto di un padre si misura anche dai sacrifici estetici: il 9 luglio 2000, dopo il primo trionfo di Valentino nella classe regina a Donington, Graziano mantenne una promessa “sacra”, tagliandosi la sua storica treccia. "Fu il mio modo di dirgli che era diventato un grande pilota" ha ricordato Graziano anni dopo, con gli occhi lucidi di chi ha visto il proprio erede superare il maestro.
"Andavamo alla cava": l'infanzia come un gioco
In ogni intervista doppia del passato, il sorriso era lo stesso: sornione, pesarese, complice. Valentino ha sempre descritto i pomeriggi alla "Cava" di Tavullia, quando aveva 14 anni, come il momento fondante del loro rapporto. "Graziano mi ha insegnato la staccata, ma soprattutto mi ha insegnato a divertirmi con la moto" raccontava Valentino".
Valentino ha sempre attribuito al padre il merito di avergli insegnato l'ironia, quella capacità di vincere sorridendo che ha conquistato il mondo:"Graziano è un grande. È lui che mi ha insegnato a non prendermi troppo sul serio. Se sono diventato quello che sono, è perché lui mi ha sempre lasciato libero di divertirmi, trasmettendomi questa passione in modo leggero, senza mai mettermi pressione."
E Graziano, dal canto suo, ricordava con tenerezza gli inizi: "Gli regalai la prima minimoto e lui, invece di aver paura, mi chiese: 'Papà, come si fa ad andare più forte?'. Lì ho capito che la nostra vita sarebbe stata sempre legata a un motore".
Per Graziano, vedere il figlio in pista era un’estensione della propria anima: "Essere in pista io o lui è la stessa cosa. Lo tifo da papà, basta che non si faccia male".
Difesa a oltranza
Nei momenti più bui della carriera del figlio, Graziano è stato il suo scudo. Dopo i veleni del 2015 e il celebre scontro con Márquez a Sepang, il padre non ebbe esitazioni: "Il comportamento di Valentino è stato coerente e meraviglioso". Non parlava il manager, ma l'uomo che conosceva ogni fibra del carattere di quel campione, difendendone l'integrità davanti al mondo intero.
Il tramonto e la tenerezza
Poco prima del ritiro di Valentino nel 2021, Graziano espresse forse la dichiarazione d'amore più profonda: "Mi sono montato la testa solo ora che ha smesso, perché ha scelto il modo più intelligente per farlo. Solo oggi mi dico che probabilmente è stato il più bravo di tutti". Un’ammissione di superiorità che solo un padre orgoglioso può fare verso un figlio.
Oggi, Valentino dichiara che le azioni legali nascono proprio dal "bene che gli voglio", dal desiderio di proteggere un padre che sente fragile. Eppure, tra le carte bollate, resta l'eco di quella treccia tagliata e di quei pomeriggi a derapare nella polvere di Tavullia. La speranza dei tifosi è che, spenti i riflettori del tribunale, possa tornare il tempo di quel sorriso condiviso che per anni è stato il cuore pulsante del motociclismo italiano.
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