Valentino Rossi, Marquez e il calcio di Sepang. Cosa accadde veramente nel 2015?
Il “caso Sepang” rimane una ferita ancora aperta nella storia della MotoGP. Ecco come tra pressioni esterne, giochi di potere e rivalità mai sopite, la passione sportiva lasciò spazio alla politica dei box
Ma cosa accadde veramente?
Ancora oggi il duello oltre i limiti ingaggiato tra Rossi e Marquez nel 2015 fa discutere e infiamma gli animi delle opposte fazioni. Analisi, fatti, dietrologie, sospetti e mezze verità... ci sono tutti gli ingredienti per un feuiletton che va ben oltre il dato sportivo. A 10 anni di distanza le versioni sono ancora discordati, ripercorriamo allora le vicende dei giorni precedenti e successivi alla gara, proviamo a ricostruire cosa effettivamente successe: manovre, accuse e retroscena compresi…
Il contesto
Lo ricordiamo tutti, ma un ripasso non guasta. La stagione 2015 vedeva Rossi e Lorenzo al vertice della classifica piloti, pronti a contendersi il titolo fino all’ultima gara. Márquez, dopo aver conquistato il mondiale 2014, non era più in lotta per il 2015 ma rimaneva un fattore determinante. Dopo il GP d’Australia, a Phillip Island, Rossi sollevava dubbi sul comportamento di Márquez, accusandolodi non correre solo per sé ma di “giocare” un ruolo più sottile (o subdolo che dir si voglia). In conferenza stampa a Sepang, Valentino non usò mezzi termini: "Ho visto e rivisto tante volte il GP d’Australia - disse ai microfoni - ed è evidente che Márquez ha giocato con noi, voleva far prendere vantaggio a Lorenzo e farmi perdere punti”. Parole che, di fatto, prepararono il campo non solo - o forse non tanto - alla la gara, ma ad una guerra di ben più ampia portata.
Il Gran Premio di Malesia e la gara di Valencia

Il 25 ottobre 2015, al Sepang International Circuit, la tensione inevitabilmente esplose in pista. Durante la gara, Rossi e Márquez ingaggiarono un duello acceso, sicuramente emozionante, con passaggi ravvicinati fino al settimo giro quando, in prossimità della curva 14, avvenne il "contatto” (qui sotto la dinamica dell'accaduto) che fece cadere Márquez. Da lì l’accusa della "scalciata” di Rossi. Accusa smentita dal Dottore e Yamaha ma sostenuta, oltre ovviamente che da Marquez, dalla stessa Honda, convinta che i dati ottenuti dalla telemetria fossero effettivamente compatibili con questa versione. Nonostante non esistesse in tal senso alcuna conferma, la direzione gara applicò la sanzione che costrinse Rossi a partire dall’ultima fila a Valencia.
I giochi, a quel punto, erano fatti: il Dottore si esibì in una strabiliante rimonta fino alla quarta posizione, ma Lorenzo, evidentemente "favorito” dalla penalità di Rossi, vinse la gara ed il mondiale con cinque punti sull’avversario. Una vittoria che, per i fan Yamaha, anzi, di Valentino, non fece altro che alimentare il sospetto verso “l'episodio malese”.
Il "Patto di Andorra”

Nei giorni, nelle settimane, nei mesi e, addirittura, negli anni che seguirono emersero numerose teorie, accuse e dietrologie. Il “Patto di Andorra” è una delle versioni più discusse. Secondo il retroscena rilanciato da La Repubblica, ci sarebbe stato un incontro segreto tra Márquez e Lorenzo ad Andorra, dove Márquez all’epoca si allenava, per accordarsi contro Rossi. Una sorta di “intesa funzionale” volta ad aiutare Lorenzo indebolendo Rossi. Tuttavia, va ricordato, poiché tale versione si basa solo su retroscena e dichiarazioni non confermate (nonché negate dai protagonisti della vicenda) e poiché non esistono prove ufficiali del colloquio, quella del Patto di Andorra rimane solo una "teoria” impossibile da confermare.
Alzamora: complotto o “paranoia” di Rossi?
Considerando che Rossi è parte in causa (anzi, parte lesa direbbe lui), chiaro che ogni sua dichiarazione vada presa con le pinze. Significativo rimane tuttavia quanto riferito a proposito di Emilio Alzamora, manager di Márquez fin dai primissimi anni nonché suo “rappresentante” durante il mondiale 2015. Secondo Rossi, "Ho saputo che loro (il clan di Marquez, ndr) andavano in giro nel paddock, soprattutto Alzamora, a dire ok, noi ormai non lo vinciamo più, perché poi lo potevamo vincere solo io e Lorenzo, ma non lo vince neanche lui. Loro lo hanno detto a della gente spagnola, ma questa gente spagnola lo ha riferito a dei miei amici spagnoli che sono venuti a dirmelo. E hanno cominciato a dirmi stai attento, perché vedrai che nelle ultime gare...(...) ma se tu non c'entri niente tu devi avere il rispetto di non rompere i co**ioni agli altri. Mai nessuno è stato così sporco per far perdere qualcun altro".
Inoltre, a proposito della decisione presa dalla direzione gara dopo il calcio di Sepang, Rossi racconta di aver prima guardato Márquez e di aver visto poi “Alzamora alzare lo sguardo come per dire ‘ce l'abbiamo fatta’”. Accuse che rimangono tuttavia anche in questo caso impossibili da dimostrare.
La posizione di Márquez
Convinto della sua tesi, Rossi non ha mai cambiato opinione. Il tempo non ha sanato alcuna ferita e, a distanza di anni, l’episodio di Sepang rimane per Valentino "una ferita veramente molto profonda” e, come ebbe a dire ancora nel 2024, Márquez "il pilota più sporco che abbia conosciuto”. Tutt’altro atteggiamento (e si comprende il perché) quello dello spagnolo che, di fatto, ha sempre negato qualsiasi accusa e sempre detto di aver “semplicemente corso la sua gara”. Marquez ne è convinto: è stato Rossi a colpirlo, volontariamente. Tuttalpiù, il pilota Honda ha in più occasioni evidenziato il clima d’odio venutosi a creare nei giorni precedenti al fatto, nonché la "scarsa sportività” che già si respirava prima della gara. "Nella conferenza stampa dalla Malesia - dichiarò Marquez in un’intervista - [Rossi] mi ha attaccato pubblicamente. Per me è stata una mancanza di rispetto. Sono rimasto scioccato. Non sapevo come reagire…”.
Il parere di Stoner: Rossi controllava media e piloti
Eloquenti e super partes le dichiarazioni rilasciate in proposito da Stoner, secondo cui, pur non biasimando molte delle critiche rivolte a Marquez, a iniziare il duello fu proprio Rossi, intimorito dalla superiorità di Marquez nonché bravissimo a manipolare i media e la realtà dei fatti. "Valentino aveva un'enorme importanza dal punto di vista mediatico. Chiunque dicesse qualcosa di sgradito finiva nella sua lista nera e ne usciva danneggiato. Così hanno iniziato a dipingermi come il cattivo”, racconta a proposito del suo ingresso nella Classe regina, aggiungendo: "Tutti danno la colpa a Márquez, dimenticando che fu proprio Rossi a innescare la guerra mediatica. Marc ha reagito, ma è stato Valentino a provocarlo. Se c’è qualcuno più veloce e aggressivo di te, non ti senti superiore, non cerchi di intimidirlo. Ha provocato il peggior pilota possibile perché era più veloce e più forte. E avrebbe potuto fargli perdere il titolo”. "Rossi - ha aggiunto a questo punto Stoner in una recente intervista - era capace di entrare nella testa degli altri piloti, ma le nuove generazioni hanno imparato i suoi trucchi e come evitarli. È per questo che credo abbia commesso un errore nel 2015”.
Parla Melandri: il vero colpevole è Rossi

Grande amico del Dottore, anche Marco Melandri s’è schierato (e senza dubbio alcuno) dalla parte di Marquez. "Marc ha messo pressione su Valentino e lui ha perso la ragione. Il colpevole in quell’occasione fu Valentino. Era l’icona della MotoGp, non doveva fare un gesto simile”, ha detto in un’intervista, rincarando poi la dose: “"È stato intenzionale, basta guardare le immagini, Vale ha rallentato due o tre volte, guardava Marquez. Un attimo prima del contatto, si vede la forcella della moto di Rossi raddrizzarsi, perché lui aveva mollato il freno, aprendo il gas, per poter essere sicuro di colpire Marquez”. Per il pilota di Coriano non ci sono dubbi al riguardo: "Hanno cercato di farlo passare per vittima, ma lui era colpevole”.
Davide Tardozzi: giochi di potere

"È una vicenda che tutti conoscono solo parzialmente. Si sa come è andata a Sepang, ma dietro c’è molto altro che non è di dominio pubblico e in parte non è nemmeno dipeso dai due piloti”. Così invece secondo Davide Tardozzi, manager Ducati che, proprio dopo i fischi subiti da Marquez quest’anno al Mugello, è tornato sulla questione rilasciando interessanti dichiarazioni ed accennando alle pressioni esterne esercitate da media e sponsor. Giochi di potere a parte, ciò su cui ha insistito Tardozzi è “l’antisportività” dell’intera vicenda, "non più giustificabile”. "Queste cose - ha detto con tono conciliatorio - sono ancora legate ai fatti di dieci anni fa. Credo sia venuto il momento per Marc e Valentino di trasmettere dei messaggi positivi”.
Tirando le somme
Oggi, la vicenda rimane, oltre che oscura, decisamente triste. Non esiste prova ufficiale dell’incontro tra Márquez e Lorenzo ad Andorra, non sono emersi documenti pubblici a conferma di strategie concertate e il ruolo della Direzione Gara, dei manager, dei team Honda e Yamaha e dei media come attori nella “guerra” resta in parte non chiarito. Il punto di vista di piloti come Stoner e Melandri è sicuramente importante, ma non esaustivo (o quantomeno definitivo), mentre le rispettive posizioni di Rossi e Marquez non possono per forza di cose essere valide per determinare la colpevolezza dell’uno o dell’altro. Certo è che le affermazioni di Tardozzi aprono la porta a sgradevoli ipotesi su pressioni commerciali, sponsorizzazioni e dinamiche interne che - esattamente come i recenti e squallidi eventi del Mugello - nulla hanno a che fare con il “puro ideale sportivo” di cui spesso sentiamo parlare.
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