Tempi duri: più elettriche meno benzina e meno tasse. I governi pensano alla tax-km
Più veicoli elettrici significa meno benzina consumata e quindi meno tasse sui carburanti. Il Giappone sta già preparando una nuova imposizione sulle EV, anche se per ora ha escluso una vera tassa al chilometro. Altrove, però, il conto si paga già in base alla strada percorsa. E in Islanda riguarda anche le moto…
Meno benzina uguale meno accise
Tra i principali “effetti collaterali” della transizione elettrica di cui i governi cominciano a preoccuparsi seriamente c’è anche il mancato gettito derivante dalle accise sui carburanti. Il problema si sta ponendo anche in Giappone, dove negli ultimi mesi si è tornati a parlare di una possibile tassa basata sui chilometri percorsi. Per il momento sono solo ipotesi ma di qui ai prossimi mesi le cose potrebbero cambiare. Facciamo il punto.
Addio alla “tassa temporanea” sulla benzina
Il punto di partenza è il sistema fiscale giapponese. Nel 1974 era stato introdotto un sovrapprezzo sulla benzina destinato originariamente al finanziamento delle infrastrutture stradali. Doveva essere temporaneo ma, un po’ come altrove, Italia compresa, è rimasto in vigore per oltre mezzo secolo, arrivando a pesare per 25,1 yen su ogni litro di benzina. Il supplemento è stato finalmente abolito il 31 dicembre 2025, mentre quello sul gasolio, pari a 17,1 yen/litro, è scomparso il 1° aprile 2026. Vero che non sono state abolite tutte le imposte sui carburanti, ma soltanto queste componenti aggiuntive e che pertanto benzina e gasolio continuano a generare gettito fiscale a ogni rifornimento, ma alla questione si è aggiunto un problema comune a molti altri paesi e destinato a crescere nel lungo periodo. Le auto elettriche non comprano carburante e dunque non versano le relative imposte. Più aumenta la loro diffusione, più si riduce quindi il gettito legato ai consumi di benzina e gasolio. È la stessa questione con la quale stanno facendo i conti numerosi altri governi e che obbliga a ripensare un sistema nel quale una parte del prelievo sull'automobile è tradizionalmente legata a ciò che esce dalla pompa.
Giappone: tassa al chilometro o al peso?
È proprio da questo problema che nasce l'ipotesi di una tassazione basata sulla distanza percorsa: se non si può più contare allo stesso modo sulle imposte incassate attraverso i carburanti, occorre trovare altri criteri con cui far contribuire anche i veicoli elettrici. In Giappone se ne discute da anni e il tema è effettivamente comparso nel dibattito politico e fiscale. Più che l'introduzione di una “mileage tax”, cioè una tassa legata alla percorrenza, l'idea è quella di modificare, cioè di allargare, la tassa automobilistica legata al peso del veicolo, riscossa normalmente in occasione dell’immatricolazione e delle revisioni, dalla quale le elettriche beneficiano oggi di importanti agevolazioni. La riforma fiscale prevede in pratica di introdurre un aggravio specifico per le auto elettriche private proprio all’interno di questa tassa, tenendo conto del loro peso e del fatto che, non consumando carburante, non versano le relative imposte. Le modalità e le aliquote dovranno essere definite con la riforma fiscale 2027.
E le moto?
Qui la distinzione diventa particolarmente importante. Nei documenti ufficiali sulla nuova imposizione alle elettriche si parla di autovetture private e vengono esplicitamente escluse le small two-wheeled motor vehicles, la categoria giapponese nella quale rientrano le motociclette oltre 250 cm³. Non c'è dunque, oggi, una tassa chilometrica destinata alle moto già pronta a entrare in vigore. L'ipotesi di estenderne in futuro una anche alle due ruote però fa paura e ha per forza di cose alimentato comunque il dibattito.
In Islanda le moto pagano già a chilometro
Se il Giappone per ora si è fermato al peso, c'è invece un Paese europeo che ha già imboccato senza esitazioni la strada dei chilometri. Dal 1° gennaio 2026 l'Islanda applica una tassa chilometrica a tutti i veicoli, indipendentemente dal tipo di alimentazione. Per auto e SUV fino a 3,5 tonnellate il prelievo è di 6,95 corone islandesi per chilometro, che per motocicli e ciclomotori scende a 4,15 corone/km. Il proprietario deve comunicare periodicamente la lettura del contachilometri e il conguaglio viene poi effettuato sulla percorrenza effettiva. A dirla tutta, non è nemmeno un esperimento nato da zero considerando che già dal 2024 in Islanda elettriche, plug-in e auto a idrogeno pagavano in base alla percorrenza. Di fatto, quindi, il nuovo sistema ha semplicemente esteso dal 2026 il principio all'intero parco circolante.
Anche Londra ha fatto i suoi conti
La stessa direzione è stata imboccata dal Regno Unito che, dal 1° aprile 2028, prevede di introdurre la nuova Electric Vehicle Excise Duty, secondo cui le auto completamente elettriche pagheranno 3 pence per miglio percorso, mentre per le plug-in la tariffa sarà di 1,5 pence. In questo caso il governo britannico dice apertamente qual è il problema: con il passaggio all'elettrico, il gettito della fuel duty è destinato progressivamente a ridursi e occorre quindi trovare un sistema con cui anche chi non compra benzina contribuisca alle finanze pubbliche. In ogni caso, lo specifichiamo, la nuova tassa britannica, almeno nella formulazione attuale, riguarda solo le auto e non le moto.
E in Italia?
Anche in Italia il problema è già stato preso in considerazione, sebbene non esista al momento una proposta governativa per introdurre una tassa chilometrica sulle elettriche. Considerando che, grazie ad accise esorbitanti (in Italia sono tra le più alte d’Europa) solo nel 2023 i carburanti hanno garantito circa 38 miliardi di euro di entrate fiscali, è chiaro che la progressiva elettrificazione del parco circolante sia destinata a erodere un’enorme base imponibile. In prospettiva, sarà quindi necessario valutare sistemi che tengano maggiormente conto dell'utilizzo effettivo del veicolo e delle percorrenze, magari attraverso meccanismi basati sui chilometri percorsi o, come ingiappone, sul peso del veiclo.
Giappone, Islanda, Regno Unito o Italia che sia, il problema è insomma destinato a diventare sempre più comune. Finché quasi tutti i veicoli bruciavano benzina o gasolio era semplice: più si guidava, più carburante si comprava e più tasse si pagavano. Con l'elettrico quel meccanismo viene meno. Resta da decidere con cosa sostituirlo: peso, percorrenza o qualche altro parametro.
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