Scrambler, i modelli più iconici degli anni Sessanta e Settanta
Honda CL350, Kawasaki A7 Avenger 350 o Triumph TR6C Trophy? Perché allora non una Norton Commando 750 S? Giapponesi, inglesi o italiane.. sono le scrambler che hanno scritto pagine indelebili nel motociclismo degli anni Sessanta e Settanta…
Le mitiche scrambler
Negli anni Sessanta e Settanta, le scrambler avevano conquistato strade e sterrati. Moto in molti casi derivate dalle versioni stradali, anzi, “mescolate” con elementi da on e off road, con scarichi alti, gomme tassellate, sospensioni robuste e manubri larghi. I gusti sono gusti, ma alcuni modelli furono senza dubbio più fortunati di altri. Eccone alcuni davvero “iconici”.
Honda CL350 – 1968
La CL350 è stata forse la scrambler più celebre di Honda. Bicilindrica derivata dalla CB, aveva scarichi alti, protezioni aggiuntive e una ciclistica leggera che rendeva possibile affrontare sia strade urbane che sterrati leggeri. Conquistò in breve il mercato americano - allora governato da Triumph - grazie alla sua maggio affidabilità e al prezzo ridotto. Ve la raccontavamo qui.
Kawasaki A7 Avenger 350 - 1967
La Avenger 350 era spinta da un potente bicilindrico 2 tempi da 40 cv e dalle prestazioni sportive. Scarichi alti, telaio rinforzato ed un peso di 145 kg facevano il resto. Rispetto ad esempio alla CL 350 di Honda, che aveva puntato più sull’affidabilità di un motore docile, l’A7 aveva in carattere ben più nervoso, mescolando l’indole sportiva della sorella stradale Samurai 250 ad in assetto fuoristradistico da vera scrambler.
Triumph TR6C Trophy – 1966
Triumph puntava in quegli anni su bicilindriche parallele robuste e pronte a competere sia su strada che nei deserti californiani. Resa immortale dalla pellicola con protagonista Steve McQueen, la TR6C Trophy, che montava sospensioni più lunghe e protezioni sotto il motore ed era amata in particolare per la sua capacità di combinare il fascino classico britannico con una vocazione da vera off-road concreta. Montava un 649 cm3 da 45 CV ed il peso complessivo era di circa 173 - 196 kg a seconda della versione.
Ducati Scrambler 450 – 1971
Da noi, in Italia, scrambler significa essenzialmente Ducati. Delle tre sorelle, la maggiore, cioè la 450 era forse la più ambita. Vero, aveva una cilindrata importante ed il grosso mono di Borgo Panigale era impegnativo, non solo da guidare ma anche da avviare, ma il fascino delle coppie coniche di Taglioni faceva breccia nel cuore di tanti. Inoltre, era estremamente economica: 500.000 lire, quasi la metà di quello che costava una Honda 450.
Norton Commando 750 S – 1968
La Commando 750 S è un altro di quei modelli rimasti incisi nella storia del motociclismo e nel cuore degli appassionati. Era una moto potente (il bicilindrico Norton sfiorava sulla Commando i 60 CV) e stabile, capace di combinare un’estetica aggressiva ad una sostanza tecnica da molte invidiata. La cilindrata era importante e, rispetto alle Ducati e alle giapponesi, offriva più coppia e più potenza. Era adatta a chi cercava presenza su strada pur senza rinunciare a qualche scampagnata giù dall’asfalto. Il tutto in perfetto stile britannico.
Yamaha DT-1 – 1968
La DT-1 aveva segnato il passaggio alle vere moto dual-purpose. Monocilindrica leggera e agile, con sospensioni più lunghe e gomme tassellate, era in grado di affrontare sia la città che i percorsi sterrati. Rispetto alle scrambler più classiche, aveva introdotto il concetto di moto specializzata ma versatile, aprendo la strada alle future endurone giapponesi. A ben guardare, era una moto in anticipo di almeno 10 anni…
Norton P11 – 1967
La P11 era un ibrido anglo-americano: telaio Matchless e motore Norton, pensata per il deserto e le competizioni off-road. Rispetto alla Commando 750 S, era più essenziale, leggera, agile ed aggressiva, con sospensioni rinforzate e scarichi alti. Era il modello che aveva portato il concetto di scrambler ai limiti estremi, anticipando le future moto da desert race.