Royal Enfield Flying Flea: prezzo e dati tecnici dell'elettrica più bella
La prima moto elettrica di Royal Enfield svela finalmente tutti i numeri: autonomia contenuta ma ricarica veloce, dotazione tecnica sorprendentemente ricca, stile da vendere ed un prezzo interessante…
Dopo il debutto pubblico e i primi dettagli diffusi nei mesi scorsi, Royal Enfield ha finalmente ufficializzato le specifiche complete della Flying Flea C6, la sua prima moto elettrica. I numeri confermano quanto già immaginavamo: la C6 sarà un’elettrica leggera, stilosa e relativamente accessibile. Vediamoli.
Prestazioni da 125, ma con tanta coppia
Il motore sincrono a magneti permanenti raffreddato ad aria sviluppa 15,4 kW, pari a circa 21 CV, con una coppia dichiarata di 60 Nm. Numeri che permettono alla piccola Flying Flea di scattare da 0 a 60 km/h in 3,7 secondi e raggiungere una velocità massima di circa 115 km/h. Performance che le permettono di confrontarsi con le 125 monocilindriche più che con le elettriche premium ad alte prestazioni, ma la filosofia è proprio questa: utilizzo urbano e periurbano.
Batteria piccola, autonomia “realistica”
Per contenere costi e peso, la batteria resta piuttosto compatta: il pacco agli ioni di litio da 101,9 volt utilizza 224 celle nickel-cobalto-alluminio ed è integrato in un carter in magnesio alettato che diventa anche elemento stilistico della moto. La capacità è di 3,91 kWh. L’autonomia dichiarata resta di circa 154 km secondo il ciclo IDC indiano, tradizionalmente ottimistico. I primi test svolti in India da giornalisti locali parlano invece di percorrenze più realistiche comprese tra 65 e 100 km circa, tutto dipende dallo stile di guida e dall’utilizzo delle quattro modalità disponibili: City, Highway, Sport e Rain. Il lato più positivo di una batteria piccola è che anche i tempi di ricarica restano contenuti. Secondo Royal Enfield, passando da una normale presa domestica si può andare dal 20 all’80% in poco più di un’ora. Il caricatore integrato supporta tensioni AC comprese tra 100 e 270 volt.
Ciclistica raffinata e tanta tecnologia
Al di là della motorizzazione, la Flying Flea continua a distinguersi soprattutto per il lavoro fatto sul design e sulla componentistica. La forcella a parallelogramma in alluminio, chiaro richiamo alla Flying Flea storica militare, resta uno degli elementi più caratteristici del progetto. Davanti offre 100 mm di escursione, mentre al posteriore lavora un monoammortizzatore da 110 mm. Le ruote da 19” montano freni a disco da 260 mm all’anteriore e 220 mm al posteriore. Non manca l’ABS cornering, disattivabile dietro, insieme al controllo di trazione sensibile all’inclinazione.
Molto ricca anche la parte tecnologica: display TFT touchscreen circolare da 3,5”, sistema operativo proprietario “Fleaware OS”, navigazione basata su Google Maps, connettività smartphone e ricarica USB-C e wireless nel vano ricavato nella zona del “serbatoio”.
Il prezzo resta il vero punto chiave
In India la Flying Flea C6 parte da 279.000 rupie, cioè circa 3.000 euro al cambio attuale. Un dato che, preso da solo, dice poco per il mercato europeo, ma che aiuta a capire il posizionamento voluto da Royal Enfield. Il confronto interno più interessante è forse quello con la Royal Enfield Guerrilla 450: in India la differenza di prezzo tra le due è minima. Tradotto sui mercati occidentali, qualcuno ipotizza quindi una fascia attorno ai 5.000 euro anche per la C6. Se davvero dovesse arrivare a quella cifra, la piccola elettrica indiana potrebbe inserirsi in uno segmento che oggi è ancora piuttosto "libero": quello delle moto elettriche compatte con personalità forte, dotazione completa e prezzo relativamente accessibile. Resta ovviamente il nodo autonomia, che per alcuni potrebbe essere ancora troppo limitata. Ma è altrettanto vero che poche elettriche, finora, erano riuscite a mettere insieme stile, tecnica e prezzo con questo equilibrio.
Da dove arriva la Flea?
Il nome Flying Flea arriva dalla leggendaria “moto volante” usata dai paracadutisti britannici nella Seconda guerra mondiale. L’esercito inglese cercava un mezzo leggero e rapido per muoversi dietro le linee nemiche dopo il lancio: le biciclette non bastavano, così venne adattata una piccola 125 già diffusa sulle strade inglesi degli anni Trenta. Compatta e leggerissima, la moto veniva chiusa in una struttura metallica e paracadutata dagli aerei insieme ai soldati, diventando una delle moto militari più particolari della storia. Qualche anno fa la stessa Royal Enfield le aveva reso omaggio con la Classic 500 Pegasus Edition, prodotta in soli 1.000 esemplari.