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Promossi&Bocciati: il Texas incorona Rins, Vinales in confusione

Il pilota Suzuki vince in rimonta e batte Rossi con una gara perfetta. Marquez forza e va a terra, il morale di Maverick a dura prova dopo la gara compromessa per jump start. Yamaha vede la luce: il Dottore più veloce di un secondo al giro rispetto a un anno fa. A Jerez si attendono conferme sulla competitività della M1, Dovizioso ci arriverà da leader del mondiale, ma dovrà evitare imprecisioni per contendere davvero il titolo a Magic Marc

Promossi&Bocciati: il Texas incorona Rins, Vinales in confusione
Terzo gran premio stagionale ad Austin, terzo vincitore diverso e nuovo appuntamento con Promossi&Bocciati, che ci fa rivivere gli aspetti salienti del weekend di gara insieme a Guido Sassi.

Se piangi, se ridi
Dopo la prima vittoria in MotoGP della carriera la palma del migliore non può che andare ad Alex Rins. Se è vero che Marquez ha perso la gara flirtando troppo con il limite, lo spagnolo della Suzuki è stato il più bravo ad approfittarne. All'ottavo passaggio – l'ultimo prima della caduta di Magic Marc-, Rins era quarto alle spalle di Miller con 4.6 secondi di distacco dal 93. Il giro seguente era già secondo alle spalle di Rossi, con un secondo di disavanzo. Il divario è stato dimezzato al passaggio seguente, poi per 6 giri Rins ha seguito il Dottore. Il pilota Suzuki ha infilato Valentino a 4 giri dal termine e ha resistito magistralmente al tentativo di rientro di Rossi. Aggiungiamo che il talento di Brivio va a punti da 12 gare consecutive, le ultime 7 le ha concluse tra i primi cinque con 4 podi: un terzo posto, due secondi e una vittoria. La lotta per il mondiale ha un nuovo protagonista?
Il peggiore in pista, soprattutto se lo paragoniamo ai compagni di marca, è di nuovo Maverick Vinales: stratosferico venerdì, in difficoltà sabato, in crisi totale domenica. Top Gun ha sbagliato la partenza, incredibilmente proprio nella gara che seguiva l'affaire Crutchlow, vittima della penalità per jump start in Argentina. Maverick ha poi sbagliato nel percorrere un long lap penalty invece che un ride through, auto infliggendosi una penalità supplementare. Colpa del pilota o del team? Maio Meregalli - team manager Yamaha- ha detto che dal muretto era stata esposta prima la scritta penalty e poi ride through, lo stesso messaggio inviato dalla direzione gara sul dash board del pilota. Forse l'eccesso di comunicazione ha mandato in confusione Vinales, ma come si dice ignorantia legis non excusat. Al livello massimo del professionismo non conoscere le regole non è concesso. Dopo tre gare Maverick ha raccolto la miseria di 14 punti: vero è che in Argentina è stato Morbidelli a mandarlo a terra, ma l'impressione è che Vinales sia finito in una spirale negativa inquietante. Speriamo che ne sappia uscire al più presto, come tra l'altro ha già fatto vedere repentinamente in altre occasioni.

Oscar del sorpasso
Manovra pulita e dalla tempistica perfetta, il sorpasso di Rins su Rossi ha mostrato quanto margine avesse lo spagnolo sull'italiano. Padrone di una Suzuki veloce ed equilibrata, Alex ha infilato Rossi alla curva 7, dopo che aveva seguito come un'ombra il 46 per l'intero serpentone delle tre curve precedenti. Rins è andato leggermente lungo alla 11, ma è riuscito a raddrizzare rapidamente la moto, tanto da percorrere con molta velocità il lungo rettilineo che porta alla 12. Così ha portato Rossi a forzare la staccata che poi lo ha condannato a perdere decimi decisivi nella lotta per la vittoria.

Data check
Il giro più veloce lo ha siglato Marc Marquez in 2'04”277, al quarto passaggio. Lo spagnolo ha girato 4 decimi più rapido rispetto all'anno precedente, ma in generale la gara è stata più rapida di 7 secondi rispetto al 2018. D'altronde anche visivamente si capiva che Rins, Rossi e Miller - così come Crutchlow e Marquez fino a quando erano stati in gara- stavano spingendo davvero tanto. Tra tutti però è rilevante in particolare la gara di Rossi, che ha tolto 16 secondi sul totale rispetto al gran premio dell'anno scorso e un secondo netto sul singolo giro. In Yamaha sembra esserci un progresso, confermato anche dalla bella gara di Morbidelli, quinto al traguardo. Jerez sarà il banco di prova dei passi in avanti della M1, che nelle ultime due stagioni ha sofferto particolarmente l'asfalto e le ripartenze del circuito andaluso.

Meditate gente
Dovizioso va in testa al mondiale nel giorno in cui rimane giù dal podio. Mai quarto posto fu più dolce, ma lo stesso forlivese è conscio di non potere godere fino in fondo del primato. È vero che rispetto all'anno scorso DoviPower arriva in Europa con un terzo e un quarto posto invece che un quinto e sesto nella doppia trasferta americana, ma la Honda sembra una moto competitiva come non mai. Marquez ha commesso un errore grosso, ma Dovizioso non ne ha approfittato in pieno. Se Andrea fosse partito più avanti con la sua Desmosedici probabilmente avrebbe conquistato il podio, ma l'incapacità di entrare in top ten nelle prime due sessioni di libere ha poi pregiudicato l'accesso alla Q2 e la caccia a un buon piazzamento in griglia. In gara Dovi ha speso molto per rientrare e i migliori erano già scappati. In Argentina il forlivese si è fatto invece beffare da Rossi all'ultimo giro. Certo, stiamo scrivendo di sbavature e non di errori gravi, ma un pilota che lotta per il mondiale con Marquez non può permettersi nemmeno le prime.
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