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Polaris: il casco capisce e decide quando bisogna fermarsi

Un brevetto depositato da Polaris immagina un casco capace di monitorare l'affaticamento del pilota, gestire alcune funzioni della moto e, se necessario, intervenire quando rileva una riduzione dell’attenzione 

Smart helmet

I cosiddetti smart helmet stanno diventando una realtà sempre più diffusa: comunicazione, navigazione, connettività e vari sistemi di assistenza (compresi quelli capaci di rilevare gli incidenti e chiamare i soccorsi) sono ormai funzioni presenti su un numero sempre crescente di modelli. 
Depositato da Polaris, il nuovo brevetto di cui vi parliamo oggi guarda nella stessa direzione, andando però oltre ed immaginando un dispositivo capace non solo di raccogliere dati sul pilota, ma anche di valutare il suo livello di affaticamento e, se necessario, intervenire sul comportamento della moto. 

Come funziona il monitoraggio della fatica

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Una sezione del brevetto descrive un sistema in grado di monitorare i movimenti della testa, le accelerazioni, alcuni parametri biometrici del pilota e persino l'attività delle sospensioni del veicolo
Dati che vengono utilizzati per calcolare quello che Polaris definisce "Total Energy Imparted", cioè un parametro pensato per stimare il livello di affaticamento accumulato durante la guida. 
Una volta superate determinate soglie, il sistema potrebbe iniziare a inviare avvisi al pilota. Fin qui nulla di mai visto, dato che molte automobili hanno già integrati simili rilevatori di stanchezza. Polaris va però oltre prevedendo richieste di conferma dell'effettivo stato di attenzione del conducente nel caso in cui gli avvisi venissero ignorati e, perfino, la modifica del comportamento della moto, che potrebbe limitare le prestazioni o ridurre la velocità. Aspetto, quest’ultimo, decisamente controverso. Fermo restando che affidare a un sistema elettronico l'interpretazione di dati come frequenza cardiaca, movimenti della testa e informazioni provenienti dalle sospensioni potrebbe essere visto da alcuni come un'intrusione eccessiva nell'esperienza di guida, è chiaro non tutti i motociclisti (anzi, ben pochi) potrebbero accogliere con entusiasmo l'idea di un casco che decide “in autonomia” quando è il momento di rallentare o addirittura fermarsi.

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Guida in gruppo e funzioni connesse

Il brevetto non si limita però al monitoraggio della fatica, ipotizzando funzioni meno "invasive" ma potenzialmente molto utili. Polaris descrive infatti anche sistemi pensati per la guida in gruppo, capaci cioè di controllare la distanza dei partecipanti rispetto a un leader prestabilito. Tra le funzioni citate compaiono illuminazione sincronizzata tra i caschi, controlli del veicolo associati a pulsanti presenti sul casco e reti di comunicazione che trasformerebbero ogni partecipante in un "nodo" di una rete dati mobile. Una delle soluzioni ipotizzate prevede persino la creazione di un confine virtuale attorno al capogruppo, con avvisi automatici quando qualcuno si allontana eccessivamente.

Dal brevetto alla realtà?

Fantascienza? Come sempre accade in questi casi, il deposito di un brevetto non equivale all'annuncio di un prodotto. Anzi, ricordiamoci che molte delle tecnologie brevettate non arrivano mai alla produzione, ma rappresentano comunque un'indicazione della direzione verso cui un'azienda sta orientando la propria ricerca. Una direzione, in questo caso, per potrebbe piacere e non piacere: i motociclisti desiderano davvero un casco capace di monitorare la stanchezza, gestire la guida in gruppo, controllare alcune funzioni del veicolo e suggerire quando è il momento di fermarsi? Per alcuni si tratta di strumenti in grado di risolvere problemi reali; per altri, del rischio di trasformare il casco in un ulteriore “computer” all'interno dell'ecosistema di guida. 

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