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Rivoluzione caschi moto, ora possono rilevare gli incidenti e chiamare i soccorsi

Tecnologia e sicurezza fanno un passo avanti: il sistema Quin sviluppato per i caschi delle moto promette di rilevare gli incidenti in tempo reale, attivando automaticamente i soccorsi

Un sistema intelligente che chiama i soccorsi 

Finora i sistemi di rilevamento degli incidenti erano stati sviluppati dalle case e montati sulle moto, ora arriva un'altrnativa più trasversale, si chiama Quin ed è un sistema da montare sui caschi in grado di riconoscere un impatto, valutarne la gravità e attivare automaticamente una richiesta di soccorso. Alla base c’è un’unità elettronica compatta che integra accelerometri, giroscopio e sensore di temperatura. Il sistema è in grado di raccogliere oltre 5.000 punti di dati al secondo, distinguendo tra impatti lineari e rotazionali: un aspetto cruciale per comprendere la reale severità di una caduta. Proprio la combinazione tra accelerometri e giroscopio consente infatti di analizzare il movimento nello spazio e separare gli eventi critici da quelli meno rilevanti. Ma andiamo con ordine. 

Come funziona il sistema

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In caso di incidente, il dispositivo è in grado di rilevare l’evento in pochi millisecondi e raccogliere una grande quantità di informazioni nell’immediato. Una volta identificato un impatto potenzialmente pericoloso:

  • viene inviato un alert ai contatti di emergenza impostati
  • il sistema può notificare anche i servizi di soccorso
  • il pilota ha circa 30 secondi per annullare l’allarme se non necessario

Attraverso il Quin Response System (QRS), disponibile in diversi Paesi tra cui Europa e Stati Uniti, i soccorritori possono ricevere dati dettagliati: identità del pilota, dinamica dell’impatto, gravità stimata, tipo di casco e zona della testa coinvolta. L’invio delle notifiche ai contatti personali è gratuito, mentre l’integrazione diretta con i servizi di emergenza è legata a un abbonamento, necessario per coprire i costi del servizio.

Connettività e autonomia

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Il sistema utilizza connessione Bluetooth e rete mobile, collegandosi automaticamente allo smartphone del pilota. Una volta configurato, funziona in modo autonomo durante la guida e si spegne da solo quando non rileva movimento. La batteria garantisce tra 40 e 50 ore di utilizzo con una ricarica di circa un’ora e mezza, mentre gli aggiornamenti avvengono in modalità wireless. Anche senza app installata, i contatti di emergenza ricevono un SMS con le informazioni principali e un link di approfondimento.

L’obiettivo: sicurezza accessibile su larga scala

L’idea alla base di Quin nasce nel 2017, dopo che un amico del fondatore Ani Surabhi rimase coinvolto in un grave incidente in India, restando bloccato per ore senza possibilità di chiedere aiuto. Da quell’episodio ha preso forma lo sviluppo del sistema, arrivato sul mercato già nel 2018 con i primi caschi proprietari. Il progetto guarda ora a una diffusione più ampia, anche nei mercati emergenti dove la moto rappresenta spesso una necessità quotidiana. L’obiettivo è adattare la tecnologia per renderla più accessibile, anche in versioni semplificate, mantenendo però le funzioni essenziali di rilevamento degli incidenti. In prospettiva, l’idea è portare sistemi di questo tipo su un numero sempre maggiore di caschi, contribuendo a migliorare la sicurezza attiva dei motociclisti su scala globale.

Qualcosa di “simile” la sta mettendo a punto anche Honda, al lavoro su un dispositivo per il soccorso ”intelligente”

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