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MotoGP 2020: Yamaha, sono finiti i tempi duri?

Vinales e Quartararo si sono divisi i titoli nei test invernali, ma la M1 è sempre tra le peggiori come motore e paga oltre diceci chilometri orari alla Ducati per velocità di punta. Rossi non ha ancora risolto i problemi di degrado degli pneumatici, Morbidelli invece appare in forma nonostante una moto meno evoluta

MotoGP 2020: Yamaha, sono finiti i tempi duri?
In MotoGP Honda e Ducati si sono spartite negli ultimi tre anni 46 delle 55 vittorie in palio e tutti i titoli mondiali si sono sempre giocati tra di loro; logico che ci sia quindi una certa aspettativa sulla nuova M1 di Iwata. La stagione di Rossi e Vinales da un lato e di Morbidelli e Quartararo dall'altro potrà essere finalmente quella del riscatto? I test hanno detto che il francese e lo spagnolo si sono rubati a vicenda i tempi migliori - e i titoli dei giornali-, ma c'è margine a sufficienza per puntare alle vittorie o le Yamaha saranno ancora una volta regine al sabato e cenerentole alla domenica, una volta iniziato il campionato?

La moto
La M1 ha guadagnato sicuramente un po' di cavalleria in inverno, e i nuovi elettronici inseriti nel team hanno iniziato a lavorare per gestire al meglio il materiale a disposizione. Si è puntato ad affinare in particolare il freno motore e le strategie di consumo degli pneumatici. Il nuovo telaio e una aerodinamica rivista sono stati implementati come piccole migliorie, e anche la M1 ora ha un dispositivo di partenza che consente di abbassare la moto al via per aiutare i piloti ad avere trazione nei primi metri.

Team ufficiale
Maverick Vinales ha disputato questi due test pre stagionali con un metodo di lavoro differente rispetto al passato: lo spagnolo non ha più inseguito la prestazione sul giro singolo ma ha costantemente lavorato sul passo, e si è detto soddisfatto dei risultati ottenuti. È pur vero che Sepang e Losail sono tradizionalmente due piste che piacciono parecchio alla M1, ma Top Gun ha impressionato per la consistenza mostrata. In Qatar il numero 12 ha danzato sul 1'54 basso con relativa facilità e le sue prestazioni sono state additate un po' da tutti i rivali come le più interessanti. Davvero poco soddisfatto invece Valentino Rossi, che a Sepang non si è trovato malissimo ma a Losail ha sofferto nuovamente la mancanza di grip al posteriore. La gomma si consuma troppo sulla M1 del Dottore: non è chiaro se sia lo stile di guida o il peso del pilota di Tavullia a incidere sul degrado, ma dopo appena 5-6 giri le prestazioni del 9 volte campione del mondo calano sensibilmente. Dal punto di vista velocistico non è che poi la M1 numero 46 sia rapidissima e paga 2-3 decimi anche sul giro secco ai compagni di marca.

Team satellite
Fabio Quartararo ha ottenuto per questo 2020 una moto identica a quella di Rossi e Vinales e il francese ha messo subito a frutto il materiale a disposizione. Se in Malesia El Diablo si era sfogato dopo la forzata pausa invernale e aveva soprattutto ripreso confidenza con il cronometro, in Qatar Fabio invece ha lavorato da studente diligente, cercando di sfruttare al meglio il potenziale della nuova M1 sulla distanza. Il lavoro ha richiesto un po' di tempo di adattamento, ma alla fine il numero 20 ha trovato un ritmo soddisfacente senza impegnarsi al limite estremo. Molto bene le prove anche per Morbidelli, che a differenza del compagno ha un propulsore leggermente meno performante. Sostanzialmente Fabio e Franco si sono “scambiati” le specifiche tecniche rispetto all'anno passato, ma l'italo-brasiliano ha dimostrato ancora una volta che se c'è una moto molto simile nelle versioni factory e clienti, quella è proprio la M1. Morbidelli ha chiuso i test al secondo posto assoluto, riuscendo a trovare velocità sul giro singolo e un ritmo più che buono anche sul passo gara.

Conclusione
Sulla carta tre Yamaha su quattro si possono giocare il podio nella prima gara, ma il gran premio non si corre solo contro il cronometro. Gli avversari vanno messi dietro prima della linea d'arrivo e la M1 continua a pagare 10-12 chilometri di velocità massima nei confronti della Ducati sul rettilineo principale. Vinales e Quartararo potranno anche disegnare curve perfette nella sezione di misto, ma con uno svantaggio tanto importante sul dritto, sarà difficile arrivare alla curva 1 prima degli avversari. Nel corso del campionato ci saranno poi tracciati dove la velocità conterà meno, ma bisognerà vedere se tra Thailandia, Argentina e Texas la M1 dimostrerà di reggere davvero meglio il degrado della gomma. Per ora nei box circola un certo ottimismo, e dopo due annate da incubo è già un primo risultato.


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