Moto Guzzi Le Mans café racer, due visioni made in Amburgo
Ad Amburgo c'è un'officina dal nome curioso che, dopo oltre mille ore di lavoro, ha realizzato due bellissime special su base Le Mans. Axel Budde le chiama Aerodinamica e GT1100.
Il laboratorio sul porto
Amburgo non è esattamente il posto che viene in mente quando si pensa alle moto italiane. Eppure è proprio qui, in un capannone da quasi 280 metri quadri affacciato sull'anima industriale della città anseatica, che Axel Budde porta avanti il progetto Kaffeemaschine: nome simpatico, lavoro serissimo. Il suo approccio assomiglia più a quello di un orologiaio svizzero che a quello di un preparatore di moto nel senso classico del termine. Ogni costruzione richiede oltre mille ore di lavoro, e si vede. La base scelta per questo doppio progetto è una Moto Guzzi Le Mans III del 1983: V-twin longitudinale a 90 gradi da 844 cm³, circa 80 CV nella versione di serie, cambio a cinque rapporti e trasmissione finale ad albero. Pesante, all'epoca: oltre 200 kg a secco. Axel l'ha presa come punto di partenza per due special davvero interessanti.
Due anime, stesso verde
Il risultato è una coppia di moto agli antipodi per vocazione, ma legate da un filo comune — estetico e meccanico. La prima si chiama Aerodinamica ed è la versione sportiva del progetto: carenatura anteriore in fibra di carbonio con faro rotondo, e un monoscocca sempre in carbonio che unisce serbatoio, sella e codino in un unico pezzo di rara pulizia formale. Sotto quel guscio, il bicilindrico è stato portato a 1.000 cm³ con teste riviste, doppia candela per cilindro, volano alleggerito e altri dettagli di pregio. La potenza dichiarata è 85 CV, su una moto che ora pesa 174 kg a secco: un alleggerimento di oltre 30 kg rispetto alla base. I freni sono affidati a componenti Brembo con dischi flottanti in acciaio inossidabile, i cerchi in lega sono calzati con pneumatici Avon Performance.
La seconda, la GT1100, sceglie una strada diversa. Niente carenatura, profilo naked con carrozzeria tradizionale a tre pezzi — serbatoio, sella e parafango posteriore — e manubrio alto per una posizione di guida rilassata. Il suffisso GT non è solo decorativo: sotto il serbatoio si nasconde una presa USB retrattile alloggiata nel cannotto di sterzo, i coperchi laterali sono impermeabili e apribili a chiave (funzionano da vani portaoggetti), le pedane sono regolabili e c'è persino una borsa da serbatoio agganciabile. Il motore in questo caso è stato portato a 1.100 cm³, con una messa a punto orientata alla coppia piuttosto che ai picchi di potenza: 82 CV dichiarati, con un'erogazione pensata per i lunghi trasferimenti. Il peso sale di cinque chili rispetto all'Aerodinamica: 179 kg a secco.
Entrambe le moto sono finite con la stessa vernice, un verde Lamborghini d'epoca parecchio raro, mentre la GT1100 aggiunge dettagli in pelle Ferrari Dino. L'accostamento di tre marchi italiani su una moto costruita ad Amburgo ha una sua logica un po' folle che, tutto sommato, funziona. Entrambe sono in vendita, complete di un kit accessori dedicato e di un casco Hedon verniciato a mano per abbinarsi alla carrozzeria. Prezzo... beh, quello non è stato dichiarato ma supponiamo sarà al livello dei nomi messi in campo...
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