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Monopattini elettrici, cambiano ancora le regole?

Un nuovo emendamento del Ministero dei Trasporti alla norma della Legge di stabilità che equipara i monopattini alle biciclette potrebbe cambiare ancora una volta le regole per la circolazione di questi mezzi. Le nuove disposizioni ne vieterebbero l’uso sulle strade con limite a 50 km/h e potrebbero introdurre anche l'assicurazione obbligatoria

Monopattini elettrici, cambiano ancora le regole?
Definite anche le sanzioni
Un emendamento presentato dal Ministero dei Trasporti al decreto Milleproroghe alimenta la confusione di un settore emergente, quello della micromobilità, che potrebbe rilevarsi utile per ridurre traffico e smog nelle città, nonché costituire una valida risorsa per supportare un’economia in crisi. Il provvedimento, infatti, andrebbe a modificare la norma che equipara i monopattini alle biciclette introdotta con la Legge di Stabilità 2019, e in vigore dal 2 gennaio, che aveva portato a difficoltà interpretative che abbiamoevidenziato in questo articolo. Anziché fornire chiarimenti in merito, il ministero ha deciso di riscrivere le regole, necessarie per garantire maggiore sicurezza secondo i responsabili del MIT, e riportarle in linea con quelle stabilite dal decreto del 4 giugno 2019 dello stesso ministero. Di fatto, si ritornerebbe alla fase sperimentale della micromobilità che consente l’utilizzo dei monopattini soltanto sulle piste ciclabili, sui percorsi ciclopedonali e nelle cosiddette “zone 30”, nonché nelle aree pedonali con un limite di velocità di 6 km/h. Non si potrebbe, dunque, più circolare sulle strade della viabilità normale con limite di 50 km/h. La violazione di tali regole comporterebbe una sanzione tra 100 e 400 euro. Rimarrebbe invariata la potenza massima consentita di 500 W (più alta delle e-bike in quanto non si può aggiungere la potenza fornita dalle gambe), mentre potrebbe cambiare la velocità di punta a norma di legge: fino ad ora di 20 km/h, nel nuovo documento “non superiore ai 25 km/h”, la stessa dei cicli elettrici. Ai modelli non conformi, quindi con potenza o velocità superiore, sarebbe vietata la circolazione, pena una multa variabile tra 200 e 800 euro, la confisca amministrativa del mezzo e la possibile distruzione dello stesso. Rimangono l’obbligo della marchiatura CE, della presenza del clacson e, per chi circola nelle ore notturne, delle luci. Una novità, invece, potrebbe essere rappresentata dall’inserimento nell’articolo 50 del Codice della strada della classificazione dei monopattini elettrici tra i veicoli, nonché un possibile obbligo di possedere una polizza assicurativa RC (responsabilità civile) personale, quindi legata alla persona quindi in grado di "coprire" qualsiasi monopattino, personale o in sharing. Persiste l’incognita del casco obbligatorio. Al momento la protezione è solo consigliata, ma i dubbi sulla sicurezza potrebbero portare a renderlo necessario per la circolazione, scelta supportata da statistiche che rilevano l’elevata percentuale (oltre il 30%) di traumi cranici nelle persone coinvolte in incidenti con monopattini.
Con il correttivo al Milleproroghe potrebbero ritornare nel dibattito anche gli altri dispositivi della micromobilità rimasti in un limbo legislativo che impedisce ai possessori di mantenere un comportamento adatto per evitare multe onerose, se non la confisca amministrativa. L’intento del nuovo provvedimento sarebbe di consentire l’uso di segway, hoverboard e monowheel con propulsione prevalentemente elettrica con le regole già previste nel decreto dello scorso giugno. In attesa che il Governo (tutte le norme citate sono state proposte da esponenti della maggioranza) adotti una linea comune, i possessori dei mezzi di micrormobilità faticano a capire come comportarsi e rimangono soggetti al rischio sanzioni. Un problema non da poco visto che nei primi 9 mesi del 2019 sono stati venduti in Italia circa 35.000 monopattini elettrici con una crescita del 250% rispetto al 2018. Stesse incertezze permangono alle amministrazioni comunali, che devono eventualmente modificare la segnaletica in base alle norme in vigore, e agli operatori di sharing che vogliono programmare la propria attività. Ora non rimane che attendere l’esito della votazione al parlamento per sapere se l’emendamento sarà approvato o meno.


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