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Kawasaki a tutta sull'idrogeno: ecco la maxi fabbrica da 50 tonnellate al giorno

Kawasaki accelera sull'idrogeno e avvia la costruzione del più grande impianto di liquefazione del Giappone. Sarà completato nel 2028 e potrebbe dare una spinta decisiva alla diffusione di questo tipo di alimentazione

Un investimento per il futuro

Kawasaki Heavy Industries è un colosso industriale attivo non solo in campo motociclistico, ma anche nei settori ferroviario, navale, aerospaziale ed energetico. E proprio sul fronte dell'idrogeno il gruppo giapponese sta portando avanti progetti decisamente ambiziosi. Basti ricordare il gigantesco motore navale a idrogeno sviluppato insieme a Japan Engine Corporation, di cui abbiamo parlato lo scorso aprile: un sei cilindri a due tempi destinato alle grandi navi cargo, capace durante i test di funzionare con oltre il 95% dell'energia fornita dall'idrogeno. Su questa linea, Kawasaki si prepara a compiere un altro grande passo, questa volta però sul fronte della produzione e distribuzione del carburante, con un progetto destinato, almeno nelle intenzioni del gruppo, ad accelerare la diffusione dell'idrogeno come alternativa ai combustibili fossili. 

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Il 19 ottobre Kawasaki ha infatti annunciato l'avvio dei lavori per la costruzione di un nuovo impianto di liquefazione dell'idrogeno da 50 tonnellate al giorno. Sorgerà all'interno del Kawasaki LH2 Terminal, nell'area di Ogishima, nella prefettura giapponese di Kanagawa, e sarà il più grande del Paese per capacità dichiarata. Basti pensare che, secondo i dati forniti dall'azienda, il più grande impianto di liquefazione finora annunciato in Giappone si ferma a 15 tonnellate giornaliere. 
Il completamento dei lavori è previsto entro la fine del 2028, mentre dal 2030 la struttura dovrebbe essere utilizzata per una fase dimostrativa su scala commerciale, nell'ambito di un più ampio progetto nazionale sostenuto dall'agenzia giapponese NEDO.

Perché è così importante liquefare l'idrogeno?

Uno dei principali ostacoli alla diffusione dell'idrogeno come carburante non riguarda soltanto la sua produzione, ma anche il trasporto e lo stoccaggio. Allo stato gassoso, infatti, l'idrogeno occupa un volume enorme rispetto all'energia che contiene, rendendo complicato movimentarne grandi quantità. La soluzione consiste nel raffreddarlo fino a circa -253 °C, temperatura alla quale diventa liquido. In queste condizioni, il suo volume si riduce a circa un ottocentesimo rispetto allo stato gassoso, permettendo di immagazzinarne e trasportarne quantità enormemente maggiori. L'operazione richiede però apparecchiature sofisticate e un notevole dispendio energetico. È proprio su questo aspetto che Kawasaki punta a intervenire, sfruttando le competenze maturate nello sviluppo di turbine, sistemi di isolamento termico e macchinari criogenici. La Casa, è bene ricordarlo, non parte da zero: già nel 2013 aveva sviluppato un primo prototipo di liquefattore e nel 2020 aveva commercializzato un impianto capace di trattare 5 tonnellate di idrogeno al giorno. La nuova struttura porterà questa capacità a un livello dieci volte superiore.

E le moto? Kawasaki ci lavora già

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Il collegamento con il mondo delle due ruote è tutt'altro che casuale. Kawasaki è infatti tra i costruttori più impegnati nello sviluppo di motori a combustione interna alimentati a idrogeno, una tecnologia che consentirebbe di conservare alcune delle caratteristiche tanto apprezzate dai motociclisti, a cominciare dal rumore e dalle sensazioni offerte dal motore tradizionale. 
Un esempio concreto lo abbiamo già visto nel luglio 2024, quando Kawasaki presentò a Suzuka la sua prima moto a idrogeno funzionante. Il prototipo, sviluppato sulla base della Ninja H2 SX, utilizza una versione modificata del quattro cilindri sovralimentato da 998 cm³, adattato per bruciare idrogeno anziché benzina grazie a un sistema di iniezione diretta. Le bombole necessarie allo stoccaggio del carburante sono sistemate ai lati della moto, in due vistosi contenitori che ricordano altrettante valigie.

La sfida è portare l'idrogeno ai distributori

In base a quanto ricordato sopra tuttavia, il vero problema non è tanto far funzionare una moto a idrogeno, quanto renderne possibile l'utilizzo quotidiano. Occorrono infatti infrastrutture per produrre, trasportare, immagazzinare e distribuire il carburante, oltre a sistemi di rifornimento compatibili con i veicoli. La nuova fabbrica Kawasaki si inserisce proprio in questa strategia. L'impianto non sarà dedicato specificamente alle moto, ma servirà a sviluppare una filiera industriale dell'idrogeno liquido su larga scala, anche attraverso il trasporto marittimo. Resta poi la questione ambientale: l'idrogeno non è automaticamente un carburante a basse emissioni sull'intero ciclo di vita, perché molto dipende da come viene prodotto e dall'energia necessaria per liquefarlo e distribuirlo. Kawasaki, in ogni caso, continua a crederci. L'obiettivo dichiarato per le proprie moto a idrogeno rimane quello di arrivare a un'applicazione pratica nei primi anni Trenta. 

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