Kawasaki ecco la svolta: il maxi motore è a idrogeno
Dai motori marini arriva un segnale chiaro sulla transizione energetica: il Giappone testa una nuova unità a idrogeno per le grandi navi, con risultati promettenti su efficienza ed emissioni…
Idrogeno in mare
Parlando di motori a idrogeno, i più avanti rimangono senza dubbio i giapponesi. Lo dimostrano i tanti prototipi già realizzati in ambito motociclistico nonché (ed è un bel passo avanti) navale. Un consorzio di aziende nipponiche nato da una collaborazione strategica tra Japan Engine Corporation e, guarda caso, Kawasaki Heavy Industries, ha infatti completato i test di un motore a due tempi a bassa velocità alimentato quasi interamente a idrogeno, progettato per equipaggiare le grandi navi cargo impegnate nelle rotte oceaniche. Un progetto che si inserisce nel quadro fissato dall’Organizzazione Marittima Internazionale, che punta a una riduzione del 20% delle emissioni entro il 2030 e alla neutralità carbonica intorno al 2050.
Efficienza e emissioni: i numeri
Battezzato 6UEC35LSGH, il prototipo ha dato finora prova di una combustione stabile in tutti e sei i cilindri e, in generale, di un’ottima affidabilità.
Il dato più rilevante riguarda però l’apporto dell’idrogeno: a pieno carico ha coperto oltre il 95% del fabbisogno energetico, riducendo in modo significativo le emissioni rispetto ai tradizionali motori diesel. L’uso di olio combustibile pesante resta limitato alla sola accensione pilota, una soluzione tecnica adottata per garantire affidabilità in questa fase di sviluppo, ma destinata - almeno nelle intenzioni - a lasciare spazio a una combustione completamente a idrogeno.
Un progetto industriale
Come accennato, alla base c’è la collaborazione tra Japan Engine Corporation e Kawasaki Heavy Industries, con quest’ultima impegnata nello sviluppo del sistema di alimentazione a idrogeno liquefatto. Non si tratta quindi solo di un motore, ma di un’intera piattaforma tecnologica. La roadmap è già tracciata: le prove in mare aperto sono previste per il 2028, mentre la possibile diffusione su larga scala viene indicata intorno al 2030. Restano però sfide importanti e tutt’altro che banali, in particolare legate allo stoccaggio dell’idrogeno e alla realizzazione di una rete globale di rifornimento. Le prossime verifiche si concentreranno su aspetti cruciali come la durata dei componenti e la gestione della combustione in condizioni variabili, tipiche della navigazione oceanica tra carichi elevati e condizioni meteo complesse. Un percorso, insomma, ancora lungo, ma che sembrerebbe suggerire che la transizione energetica passi anche - e forse soprattutto - dai grandi motori.
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