Il primo scooter che sta in piedi da solo non è giapponese
Uno startup di Singapore porta in produzione il primo scooter elettrico autobilanciante al mondo. Si chiama OMO X e usa un giroscopio da satellite.
Un problema vecchio come la moto
Honda ci aveva provato. Yamaha anche. Harley-Davidson pure, a modo suo. Tutti i grandi marchi hanno, in un momento o nell'altro, mostrato prototipi di moto in grado di restare in piedi da sole (una problematica affrontata persino nei Fact di Chuck Norris... leggi qui). Nessuno, però, ha mai fatto il passo successivo: metterle in produzione. Ci ha pensato Omoway, una startup di singapore fondata nel 2024 da Todd He — già cofondatore di XPeng, casa automobilistica elettrica cinese — che il 13 marzo 2026 ha annunciato al Jewel Changi Airport di Singapore l'ingresso in produzione del nuovo Omo X. Si tratta, in sostanza, del primo scooter elettrico autobilanciante al mondo a raggiungere la produzione di serie. È un primato che i grandi dell'industria motociclistica, a torto o ragione, a quwsto punto non potranno più rivendicare.
Il cuore del progetto è il Control Moment Gyroscope, o CMG: un giroscopio ad alta precisione che lavora con lo stesso principio usato per stabilizzare i satelliti nello spazio. Montato sulla due ruote, il CMG percepisce in tempo reale qualsiasi variazione di assetto e genera una coppia correttiva che mantiene il veicolo in equilibrio — anche da fermo, anche senza il pilota in sella. Omoway ha dimostrato la cosa in modo piuttosto spettacolare durante il lancio: l'Omo X è arrivato sul palco con a bordo unaballerina per nulla interessata a.... poggiare i piedi a terra. Al sistema giroscopico si aggiunge l'architettura OMO-ROBOT, sviluppata interamente in casa, che integra sensori, telecamere, software di percezione ambientale e un modello di reinforcement learning addestrato su cloud per adattare la risposta alle condizioni stradali reali. Il tutto confluisce nel pacchetto HALO Pilot: cruise control adattivo, assistenza in curva, prevenzione dello slittamento sul bagnato, riconoscimento ostacoli attivo, parcheggio automatico con un solo tasto e, udite udite, una funzione di richiamo, cioè la moto raggiunge il pilota da sola, manca solo l'orologino di Michael Knight.
"Senza mani!"
Tanta tecnologia, pochi numeri
Il design ha già raccolto un riconoscimento concreto: l'iF Design Award 2026, assegnato prima ancora del lancio commerciale. Lo stile è in effetti piuttosto netto, con una striscia luminosa continua nella parte frontale — le "Saberlights" secondo OMOWAY — e una carrozzeria che ha beneficiato di prove in galleria del vento, con una riduzione della resistenza aerodinamica del 23% e un guadagno di efficienza del 12% dichiarati. Il progetto è modulare: cambiando i pannelli laterali, l'OMO X si trasforma in tre configurazioni distinte — uno scooter classico con pedana passante, una versione più sportiva e una GT orientata ai trasferimenti più lunghi. Disponibili anche vani laterali e posteriori agganciabili.
Le specifiche tecniche, però, rimangono per ora una zona grigia. Autonomia dichiarata intorno ai 200 km con ciclo WMTC, velocità massima oltre i 110 km/h: null'altro. Potenza del motore, capacità della batteria e prezzo ufficiale non sono stati ancora comunicati, questi ultimi dovrebbero arrivare in prossimità del lancio commerciale, previsto per fine maggio 2026 in Indonesia, con pre-ordini aperti da fine aprile. La scelta del mercato di esordio non è casuale: l'Indonesia è uno dei paesi con la maggiore densità di veicoli a due ruote al mondo, il che ne fa un banco di prova realistico e competitivo. Restiamo in attesa per saperne di più...
Foto e immagini