Idee per il divano di casa, le selle moto diventano mobili
Diciotto sedute monumentali ricavate dalle selle più famose delle moto anni '60-'80. Si va da 2 a 3,5 metri, prezzi da 7.000 euro
Il pezzo di cui non si accorge nessuno
Della sella, di solito, non frega niente a nessuno. Eppure è la forma che dà il profilo alla moto: togliete a una café racer il suo codino e vi resta un telaio con le ruote. Da qui parte Sellone, il progetto di SpazioAlieno.Art, atelier milanese fondato da Gianluigi Ruju e Marco Pala. L'idea è semplice quanto geniale: prendere la sella, staccarla dalla moto e ingrandirla fino a farla diventare un mobile. Il risultato sono diciotto sedute monumentali che vanno dai due metri della taglia XS ai tre metri e mezzo della L, con due misure intermedie da 2,5 e 3 metri. Non poltrone: chaise longue lunghe come un'utilitaria. Il progetto ha anche una collezione gemella, Tankone (qui sotto) che applica lo stesso ragionamento ai serbatoi trasformandoli in mobili-bar con apertura a conchiglia. Ma quella è un'altra storia.
Il mobile bar che replica il serbatoio di una Guzzi V50
Canapa, micelio e stampanti 3D
Sotto la pelle, è il caso di dirlo, c'è più tecnologia di quanto l'aspetto lasci immaginare. Lo scheletro è stampato in 3D in plastica riciclata su macchine italiane, i gusci sono biocompositi di canapa e micelio, l'imbottitura è organizzata su tre strati. Il rivestimento è in pelle conciata al vegetale certificata LWG-Gold, da concerie toscane e venete. Le combinazioni si scelgono su tre filiere: Essential, la più asciutta, che costa il 15% in meno del riferimento; Craft, la versione standard di gamma e la più richiesta; Bio, tutta su materiali biologici, che costa il 25% in più. Chi vuole spingersi oltre può chiedere la configurazione Top Special, cioè su misura integrale. Ogni esemplare è costruito a mano su commissione in circa quarantacinque giorni lavorativi e arriva già assemblato, con consegna assistita. Porta una targhetta in metallo con numero di serie inciso a laser, un certificato firmato dai fondatori e un registro pubblico consultabile online tramite QR code. All'ordine si versa il 34%, il saldo alla consegna.
Il gioco dei nomi (e quanto costa giocare)
Qui viene il bello. Nessuno dei diciotto pezzi porta il nome di una moto vera: i nomi sono proprietari e il riferimento è culturale, indicato per epoca, luogo, tipo e configurazione. Così si trovano un "Triple '72, Widowmaker", un "Boxer München '73", un "Samurai Hamamatsu '81", una "Lario '67, V-Twin". Chi mastica moto ci mette meno di due secondi a capire di cosa si parla, ed è esattamente il punto: l'atelier cita una tradizione senza toccare marchi altrui, e la soddisfazione di riconoscere il modello resta al lettore. Sul prezzo conviene sedersi, possibilmente su qualcos'altro. Nella filiera Craft si parte da circa 7.000 euro IVA inclusa per il pezzo più piccolo e accessibile, il "Cinquantino Toscana" in taglia XS, e si arriva a circa 20.050 euro per i formati L di "Highway '69" e "Milwaukee Chopper". Tradotto: la seduta più grande costa quanto una naked media nuova di zecca, chiavi in mano. Il che, va detto, è più o meno la logica di qualsiasi pezzo d'arredo firmato, solo che di solito non ti ricorda la moto che avevi a vent'anni.
Foto e immagini