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Daboia, cafè racer "velenosa" firmata Matteucci Garage

Come il serpente velenoso da cui tra l’ispirazione, la Daboia è una cafe racer realizzata su base BMW K 75 che sfoggia forme appuntite e colori accesi.  Autori dell’opera sono i preparatori italiani di Matteucci Garage che, con un post su Facebook, ce ne raccontano ogni caratteristica e dettaglio

Daboia, cafè racer "velenosa" firmata Matteucci Garage
Daboia
Blu petrolio, rosso e giallo: colori accesi e brillanti come quelli che, negli animali velenosi, spesso ne indicano la pericolosità. Il paragone è tutt’altro che azzardato considerando che l’ispirazione - ed il nome - per questa special viene nientemeno che dalla vipera Daboia (o Vipera di Russell), serpente velenoso diffuso nel sud est asiatico. Base di partenza è una BMW K 75, resa quasi irriconoscibile dal meticoloso lavoro del preparatore Matteucci Garage. A descrivercene caratteristiche e peculiarità è un post apparso pochi giorni fa sul canale Facebook ufficiale. Per raccontarvi la Daboia, la cosa migliore è quindi cedere la parola direttamente a chi l’ha prima immaginata e poi realizzata.

È il mio primo K su cui posso operare in maniera profonda e devo dire che mi ha divertito. Il serbatoio originale ha una lavorazione solo estetica, una verniciatura multistrato su cui ho lavorato creando un effetto di deterioramento a più colori, fino ad arrivare al nudo alluminio per poi coprire tutto con una finitura opaca. Il telaio è stato ricostruito nella parte posteriore continuando la linea del serbatoio e liberato nella parte sottostante inclinando il nuovo mono ammortizzatore Ohlins in modo da creare spazio e leggerezza al profilo della moto. La coda in alluminio battuto a mano ha una forma sinuosa che vuole ricordare la testa di un serpente (da cui prende il nome Daboia), dove gli stop diventano gli occhi e le frecce, costruite a mano da un blocco di metacrilato, creano un’espressione “cattiva” visibile da chi ti segue. Anche l’avantreno viene sostituito con un Ohlins rovesciato, doppie pinze Brembo triple bridge radiali e dischi da 320 mm. Il manubrio rimane sospeso, tutt’uno con il supporto faro e ancorato alle piastre delle forcelle, costruito a misura del pilota e con un arco al centro che accoglie il tachimetro digitale Acewell. Ultramoderno il faro anteriore sul quale ho inserito una piccola visiera sempre in alluminio che protegge lo strumento e completa la linea dal punto di vista estetico. Il comando gas originale è stato modificato per incorporare la nuova pompa radiale Brembo. Le frecce anteriori sono inserite nella calandra copri radiatore risultando visibili solo al loro utilizzo. La sella monoposto completa la linea del serbatoio ed è realizzata da Marozzi con pelle di Kudu, una specie di antilope africana la cui pelle è caratterizzata da diverse imperfezioni del manto, riprendendo il concetto di usura dato dal serbatoio. Il particolare blu petrol della coda, telaio e cerchi è frutto di numerose prove che, abbinato al rosso cremisi, ci riporta agli anni ’80”.

 



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