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Coronavirus, l'epidemia blocca BMW, Honda, Hyundai, Toyota e VW

Le città cinesi sono ferme e con loro le fabbriche. Risultato: la componentistica già pronta non oltrepassa i confini nazionali. Da BMW a VW, alcune tra le principali aziende dell’automotive hanno reagito al diffondersi dell'epidemia interrompendo la produzione negli stabilimenti cinesi 

Coronavirus, l'epidemia blocca BMW, Honda, Hyundai, Toyota e VW
Coronavirus ferma la produzione
Oltre ovviamente che sulla sicurezza per la salute umana, il coronavirus sta avendo enormi effetti anche sulle economie, cinesi e non solo. Molte città, alcune delle quali popolate da milioni di abitanti, hanno bloccato parte delle proprie attività, sia economiche che finanziarie. Com’è chiaro, diversi settori industriali ne hanno già gravemente risentito, compreso ovviamente quello dell’automotive. Dal Giappone alla Germania, colossi come Hyundai, Toyota, BMW e Volkswagen hanno reagito al diffondersi dell'epidemia interrompendo la produzione all’interno dei propri stabilimenti, cinesi e non. Come annunciato da un portavoce della casa di Monaco, BMW ha deciso di tener chiusi i tre stabilimenti di Shengyang almeno fino al 9 febbraio. Altrettanto faranno Volkswagen, che prolungherà le ferie per il capodanno cinese fino al 10 febbraio e Toyota, anch’essa obbligata ad interrompere le operazioni negli stabilimenti cinesi.  I blocchi dei voli e, in generale, delle tratte commerciali, hanno invece interrotto l’arrivo di pezzi e componentistica già prodotta in Cina, obbligando Hyundai a fermare la produzione negli stabilimenti coreani. La notizia riguarda in quest’ultimo caso lo stabilimento di Ulsan, ma stando a quanto dichiarato da un portavoce della Casa, azienda e sindacati avrebbero già concordato la chiusura progressiva di altri 4 impianti entro venerdì. Anche in questo caso, lo stop dovrebbe durare almeno fino al 10-11 febbraio. A risentirne saranno non solo le quattro ma anche le due ruote: com’è stato per le Case qui sopra, anche Honda s’è vista infatti costretta a chiudere due stabilimenti moto a Shangai “per assicurarsi che l'approvvigionamento delle componenti sia in linea con i processi produttivi”. La situazione è in divenire: non è pertanto da escludere che all’elenco di cui sopra si possano aggiungere altre Case e aziende produttrici


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