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BMW M1000 R, con due ruote in più è il quad più folle al mondo

La tedesca Exeet ha trasformato la maxi naked bavarese in un quad omologato per la strada. Motore da 999 cm³, telaio custom e sospensioni Öhlins. CV? 210... 

Quando alla naked spuntano due ruote in più

L'officina tedesca Exeet ha presentato l'MR Competition, un quadriciclo stradale che usa come base meccanica la BMW M1000 R. Il progetto mantiene il quattro cilindri in linea da 999 cm³ della naked bavarese, che eroga 210 CV e 116 Nm di coppia massima, tre Newton in più rispetto ai dati ufficiali dichiarati da BMW per la moto. Il mezzo è omologato in Germania come veicolo nuovo e nasce in parte come commessa per un cliente, in parte come show bike aziendale.
Exeet non è nuova a questo genere di conversioni. L'azienda, fondata nel 2012 dall'ex pilota di quad racing Sebastian Jornitz, è specializzata nella trasformazione di motociclette sportive in quadricicli stradali. Prima dell'MR Competition aveva già realizzato progetti simili partendo dalla Kawasaki H2, dalla BMW S1000 R e dalla Ducati Streetfighter. Jornitz ha trascorso anni a progettare e costruire quad da competizione prima di aprire questa officina dedicata esclusivamente ai quad stradali derivati da moto.

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Telaio e ciclistica da prototipo

Il cuore del progetto è il telaio, sviluppato interamente da Exeet, con sospensioni anteriori a quadrilatero deformabile firmate Öhlins e tarate specificamente per questo veicolo. La carrozzeria usa pannelli in fibra di carbonio realizzati su misura, mentre l'elettronica riprende in gran parte quella della M1000 R originale. Thorsten Arenz, direttore generale di Exeet, ha spiegato che l'idea era creare qualcosa che "assomigliasse più a una piccola vettura prototipo da gara che a un quad tradizionale, con linee pulite e tecniche, senza esagerazioni inutili".
Su strada il comportamento ricorda quello di una monoposto di Formula 2 con manubrio al posto del volante: inserimento in curva preciso, frenate violente ma controllabili, e un feedback continuo dal retrotreno. In pista le prestazioni salgono di livello, con punti di frenata tardivi, velocità di percorrenza delle curve elevate e accelerazioni in uscita da curva paragonabili a quelle di una superbike, ma con maggiore stabilità garantita dalle quattro ruote. Insomma, un progetto oggettivamente estremo che dimostra come il confine tra moto e auto possa essere più sfumato di quanto sembri.

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