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La benzina è meno cara se la pompa è comunale

Nelle aree interne diversi Comuni hanno deciso di rilevare o aprire direttamente i distributori rimasti senza gestore. L'obiettivo è garantire un servizio essenziale, ma in alcuni casi il risultato è anche un prezzo alla pompa decisamente più basso

Quando il distributore privato chiude perché non è più redditizio, a intervenire può essere direttamente il Comune. Succede sempre più spesso nelle aree interne italiane, dove la distanza dalla pompa più vicina può trasformare anche un semplice rifornimento in un viaggio di decine di chilometri. Secondo una ricognizione pubblicata da Repubblica, sarebbero già 15 i distributori comunali esistenti o approvati, mentre altri progetti sono allo studio in diverse regioni. L'obiettivo principale è evitare la progressiva scomparsa dei servizi nei piccoli centri, ma c'è anche un effetto particolarmente interessante per noi consumatori: prezzi spesso inferiori rispetto a quelli praticati nei centri vicini.

A Valle Castellana si arriva da tre regioni

Uno dei casi più significativi è quello di Valle Castellana, piccolo comune in provincia di Teramo con circa 800 abitanti distribuiti in 44 frazioni. 
Nel 2022 l'unico distributore rischiava di chiudere definitivamente, costringendo i residenti a percorrere una ventina di chilometri per fare benzina. L'amministrazione ha quindi rilevato la licenza, sistemato l'impianto e assunto direttamente la gestione. Oggi il distributore funziona esclusivamente in modalità self service e il Comune rivende il carburante con un margine molto contenuto. Il risultato è che alla pompa non arrivano più soltanto gli abitanti della zona: secondo il sindaco Camillo D'Angelo, ci si reca a Valle Castellana anche dalle vicine Marche. I numeri parlano da soli: il distributore aveva fatturato circa 75.000 euro nel 2024, saliti a 500.000 euro nel 2025.

Quanto si risparmia?

La convenienza cambia naturalmente da zona a zona. Sempre secondo i dati raccolti da Repubblica, a Valle Castellana la benzina veniva proposta a 1,940 euro al litro, mentre impianti dello stesso marchio a Teramo e Ascoli Piceno arrivavano a costare circa 29 centesimi in più
A Force, nelle Marche, il Comune applica invece appena 7 centesimi al litro di margine, necessari secondo l'amministrazione per coprire la manutenzione dell'impianto. Su un pieno da 50 litri il risparmio rispetto alle pompe della zona può avvicinarsi ai 10 euro

Un fenomeno in crescita

Gli esempi si stanno moltiplicando. Impianti comunali sono già presenti o programmati anche in Molise, Campania, Calabria, Lombardia e Piemonte, mentre Umbria e Toscana stanno valutando nuovi progetti.  A Castignano, nelle Marche, il Comune ha acquistato per 160.000 euro l'unico distributore del paese per evitarne la chiusura. A Penna San Giovanni, in provincia di Macerata, l'impianto pubblico è attivo dal 2023 e comprende anche un autolavaggio, mentre a Pieve Torina ne è prevista l'apertura nel 2027. La questione è particolarmente sentita nelle zone terremotate dell'Italia centrale: secondo i dati riportati, 25 Comuni dell'area del cratere sono oggi completamente privi di distributori.

Non si può fare ovunque

Non basta naturalmente che un sindaco decida di aprire una pompa low cost. Le regole sulla concorrenza limitano questo genere di interventi alle situazioni in cui esista una reale necessità di garantire il servizio, in particolare nelle aree montane, disagiate o rimaste senza distributori, e dove non vi sia interesse da parte degli operatori privati. Il principio, quindi, non è creare benzinai comunali per fare concorrenza ai gestori tradizionali, ma garantire un servizio essenziale dove il mercato da solo non riesce più a mantenerlo. Con un “effetto collaterale” che, di questi tempi, certamente non dispiace…

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