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Barcellona la città che mette le moto davanti a tutti

Cento zone avanzate ai semafori, attenuatori d'urto pensati per la città e catarifrangenti gialli. Cosa sta facendo Barcellona per i motociclisti?

La notizia non è tanto il pacchetto di misure, per quanto concreto. È chi lo ha messo in campo. A Barcellona esiste da tempo un Observatori de la Motocicleta, un tavolo permanente dove siedono insieme il Comune, il collettivo di utenti Motoristes per Barcelona, l'associazione di categoria Anesdor e P(A)T, l'associazione delle vittime della strada, con il supporto della Direzione generale del traffico spagnola. Non un convegno, non una consultazione una tantum: un organismo che si riunisce, discute e produce delibere. L'ultimo giro di lavori si è chiuso a fine luglio con tre interventi presentati dalla vicesindaco Laia Bonet, in partenza tra la fine del 2026 e il 2027. E sono tre interventi che parlano di moto, non di traffico in generale.

Cento caselle davanti alla linea di arresto

La misura principale riguarda le ZAM, le zone avanzate per moto: sono quei riquadri posizionati prima della linea di arresto degli altri veicoli, dove chi va in moto si sistema in attesa del verde restando visibile e partendo per primo. Oggi in città ne esistono 52, tutte nella rete principale dell'Eixample. Entro la fine del 2026 verrà rifatta la segnaletica di quelle esistenti; nel corso del 2027 se ne aggiungeranno una cinquantina, concentrate sull'asse di carrer d'Aragó e sulla Gran Via de les Corts Catalanes, fino ad arrivare a un centinaio. 

Piccola nota che ai lettori italiani interessa: da noi lo strumento esiste, si chiama casa avanzata ed è nel Codice della Strada dal 2020, ma la norma è riservata espressamente alle biciclette. All'epoca si valutò di aprire le corsie ciclabili anche alle moto, poi la cosa si fermò. Le due ruote a motore, alla casella davanti, per legge non ci possono stare.

Attenuatori d'urto tarati sui 50 all'ora

Il secondo intervento è il più interessante dal punto di vista tecnico, ed è una sperimentazione. Verranno installati sei attenuatori d'urto progettati specificamente per l'ambiente urbano: a differenza di quelli autostradali, che lavorano su energie ben più alte, questi sono calibrati per assorbire impatti fino a 50 km/h e sono pensati per chi arriva in moto, non per una vettura. Andranno posizionati nei punti dove le carreggiate si biforcano e dove ci sono separatori in cemento, per esempio agli accessi dei tunnel di Glòries e Lesseps e sulla ronda del General Mitre. I sei dispositivi saranno in opera entro fine 2026 e la sperimentazione durerà per tutto il 2027.

Segnaletica gialla e la domanda che resta

Terzo capitolo, i delineatori riflettenti in giallo fluorescente, già testati durante i lavori del tunnel della Rovira e ora estesi a due contesti diversi. Il primo sono i cantieri, dove servono a rendere visibili le barriere new jersey e i separatori provvisori: si comincia dalla Ronda de Dalt, tra le uscite 5 e 6. Il secondo è l'arredo urbano permanente, ed è la parte più curiosa, perché significa ammettere che anche un'isola spartitraffico messa lì da vent'anni può essere un problema se non la vedi in tempo: il banco di prova è plaça Tetuan, sulle isole dei passaggi pedonali ai due lati della Gran Via. Il tutto in una città dove, secondo i dati del Comune, la moto vale il 16,5% dei veicoli a combustione che circolano ogni giorno. È un numero che spiega perché a Barcellona la moto venga trattata come parte della soluzione e non come una scocciatura da tollerare. La domanda che resta sospesa è: un tavolo del genere sarebbe replicabile anche dalle nostre parti? La risposta, purtroppo, potremmo già darla...  

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