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Autovelox, dal margine di errore alla privacy: le nuove regole dell'omologazione

Dopo la firma del decreto che disciplina l'omologazione degli autovelox emergono nuovi dettagli tecnici sui requisiti richiesti ai dispositivi. Oltre alla precisione nella rilevazione della velocità, entrano in gioco parametri di affidabilità, tutela della privacy e sicurezza dei dati

Nuovi requisiti

Come abbiamo raccontato nei giorni scorsi, il nuovo decreto firmato dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini punta a chiudere la lunga vicenda degli autovelox approvati ma non omologati, introducendo una disciplina unica e una fase transitoria per i dispositivi già installati. Con la pubblicazione del testo emergono ora ulteriori dettagli sui requisiti che gli apparecchi dovranno rispettare. Vediamoli. 

Arriva la "patente di affidabilità"

Una delle novità più significative riguarda l'introduzione di precisi parametri prestazionali. Per ottenere l'omologazione non sarà sufficiente misurare correttamente la velocità. Al contrario, gli autovelox dovranno dimostrare di raggiungere specifici livelli di affidabilità lungo tutto il processo di accertamento dell’infrazione. Il tasso di rilevamento dei veicoli dovrà essere almeno del 90%, mentre la corretta associazione tra velocità rilevata e veicolo dovrà raggiungere il 95%. La stessa soglia del 95% viene richiesta anche per l'acquisizione delle immagini e per il riconoscimento delle targhe. La classificazione dei veicoli dovrà invece attestarsi almeno al 90%. L'obiettivo è verificare non soltanto la precisione della misura, ma l'affidabilità complessiva del sistema.

Precisione della misura

Il decreto stabilisce anche i limiti di scostamento ammessi durante le prove di omologazione. Per velocità fino a 100 km/h, la differenza tra il valore rilevato dall'autovelox e quello dello strumento campione non potrà superare 3 km/h. Oltre questa soglia il limite massimo consentito sarà pari al 3%. Si tratta di requisiti tecnici previsti per l'omologazione dei dispositivi e distinti dalla tolleranza applicata alle sanzioni prevista dalla normativa vigente.

Più tutele per la privacy

Tra le prescrizioni trova spazio anche la tutela dei dati personali. Nei sistemi che effettuano riprese frontali automatiche, le immagini dovranno essere trattate in modo da oscurare automaticamente i volti delle persone presenti a bordo prima della validazione dell’accertamento. Il decreto introduce inoltre requisiti specifici per la protezione delle informazioni raccolte: immagini e dati dovranno essere cifrati e firmati digitalmente per garantirne autenticità e integrità. 
Particolare attenzione viene dedicata anche al software utilizzato dai dispositivi. Nella documentazione necessaria per l'omologazione dovranno essere indicati firmware, programmi e codici identificativi delle componenti che elaborano la misurazione. Eventuali modifiche agli elementi essenziali del sistema potranno richiedere una nuova verifica.

Province contente, ma il “dubbio” rimane

Positivo il giudizio dell'Unione delle Province Italiane. Secondo il presidente dell'UPI Enzo Lattuca il provvedimento mette fine a una polemica che si trascina da anni e che ha generato numerosi contenziosi. “Questo decreto - ha detto Lattuca -  mette fine a una polemica che si trascina inutilmente da anni e che ha causato centinaia di contenziosi poco utili. Finalmente si chiarisce, come sostenevamo, che gli autovelox autorizzati dopo il 2017 non necessitavano di nessun ulteriore procedimento di verifica, mettendo la parola fine sui vecchi contenziosi. Finalmente, ora, le Province hanno tutti gli strumenti necessari per sostituire o omologare i vecchi apparati.  La vera scommessa del decreto è tutta qui: il Ministero ha scelto di considerare conformi molti autovelox già in servizio senza sottoporli alla nuova procedura di omologazione appena introdotta. Una sorta di corsia preferenziale (o maxi sanatoria) pensata per evitare lo spegnimento di migliaia di apparecchi e mettere fine alla valanga di ricorsi. 

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