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Aprilia Motò elettrica: Bezzi, idea folle o geniale?

La Motò 6.5 di Starck fu un flop di vendite (anche se ha tuttora molti estimatori). Bezzi la immagina a batterie: e se fosse lei l'elettrica giusta?

Dal museo alla presa di corrente

Poche moto possono vantare insieme un passaggio al museo e un fiasco in concessionaria. L'Aprilia Motò 6.5 ci è riuscita: esposta al Guggenheim di New York nella mostra The Art of the Motorcycle, snobbata da chi le moto le compra davvero. Una contraddizione che Oberdan Bezzi, per tutti Obiboi, ha deciso di prendere di petto con la E-Asy. L'idea si racconta in una riga: tenere la sagoma a uovo (sì, lo sappiamo, chiediamo perdono ai designer) della Motò e cambiarle il cuore. Dove c'era il monocilindrico Rotax ora trova posto il pacco batterie, che riempie il volume sotto quello che una volta era il serbatoio e diventa parte del disegno invece di restare nascosto. Il resto parla la lingua di oggi, con forcella a steli rovesciati, cerchi in lega, pinza ad attacco radiale, mentre il profilo del codino e il fanale posteriore sono lì apposta per ricordare da quale famiglia arriva.

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Bezzi l'ha pensata anche alla "milanese"

Starck, Beggio e un'erogazione addomesticata

Per capire la scommessa Moptò bisogna tornare al 1993, quando Ivano Beggio chiamò Philippe Starck, sì, proprio quello dello spremiagrumi Juicy Salif di Alessi, con un obiettivo dichiarato: una moto capace di diventare un'icona come la 500 o il Maggiolino. Presentata al Motor Show di Bologna nel dicembre 1994, la Motò arriva in concessionaria l'anno dopo con il monocilindrico Rotax di 652 cm³ della Pegaso, alimentato però da un solo carburatore al posto dei due della enduro: 43 CV a 6.250 giri e 53 Nm a 5.000, una scelta fatta apposta per rendere la moto più facile a chi di esperienza ne aveva poca. Tra le soluzioni più particolari, il silenziatore sistemato sotto il motore. Ai motociclisti dell'epoca quelle rotondità dissero poco. La produzione si fermò nel 1996, con numeri su cui le fonti non concordano ma che, stando alle numerazioni dei telai, dovrebbero aggirarsi sui 6.000 esemplari, venduti per più della metà all'estero, soprattutto nel Nord Europa. Oggi ha club di appassionati sparsi per il mondo, che è il destino classico dei progetti incompresi (una su tutte, la Suzuki Katana)

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L'originale: e bisogna dire che rivista anni dopo, non era poi così male

Un'elettrica per chi non è motociclista

Ed è qui che Bezzi cerca il colpo di coda del vecchio esperto: se la Motò non piaceva ai motociclisti, la E-Asy ai motociclisti non prova nemmeno a piacere: nella sua visione è un mezzo per chi vuole muoversi con qualcosa di ricercato e riconoscibile, facile da guidare e a emissioni zero. Con un prezzo che lo stesso Obiboi immagina tutt'altro che popolare, visto il contenuto tecnico, cosa che a certi clienti potrebbe persino piacere. È un approccio lontanissimo da quello che Aprilia ha mostrato finora sull'elettrico. A EICMA 2022 la Casa di Noale aveva portato il progetto ELECTRICa, una naked compatta dalle linee tese e con il classico frontale a tre proiettori, pensata per i più giovani: sportività e accessibilità, cioè l'esatto contrario di un oggetto di design da esibire. Che un elettrico costoso e costruito sull'immagine possa trovare spazio, del resto, lo dice BMW, che tiene a listino dal 2021 il CE 04, scooter dal look volutamente futuristico, potentissimo, oggi proposto a 13.500 euro. La domanda allora viene da sé: la Motò 6.5 era davvero una moto sbagliata, o solo una moto arrivata trent'anni troppo presto? 

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d.a.
Sab, 19/09/2026 - 11:57
Basta con sti articoliiiii!! Vi propongo di fare un numero di InSella solo sul vostro amico Bezzi. Ne potete parlare per pagine e pagine. Dategli un picco di visibilità e poi smettete di tirarlo fuori ogni 2/3 giorni. In alternativa, fate l'angolo del designer e apritelo anche ad altri. Niente contro di voi o Bezzi, ma penso ci siano anche altri grafici /designer /appassionati di moto che possano riempire pagine e pagine con moto inesistenti. Grazie, scusate lo sfogo