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1.200 Autovelox alla frutta: chi resta acceso?

Entra in vigore il decreto che disciplina l'omologazione degli autovelox. La maggior parte degli apparecchi già installati potrà continuare a rilevare le infrazioni, mentre quelli esclusi dovranno essere disattivati 

Il Decreto entra in vigore

Dopo mesi di discussioni e rinvii, da domenica 12 luglio entra ufficialmente in vigore il decreto che disciplina l'omologazione degli autovelox, mettendo ordine in una materia rimasta senza una procedura definita per oltre trent'anni. Il provvedimento rappresenta un passaggio importante dopo le numerose sentenze della Corte di Cassazione che, negli ultimi due anni, hanno ribadito come approvazione e omologazione non siano la stessa cosa, aprendo la strada a migliaia di ricorsi contro le multe elevate con apparecchi soltanto approvati. Una situazione che ha creato non pochi problemi e di cui via abbiamo parlato in più occasioni. Ma vediamo le novità.

Cosa cambia con il decreto

La novità più importante è che viene finalmente introdotta una procedura di omologazione, prevista dal Codice della strada fin dal 1992 ma mai disciplinata in modo organico. In pratica, per i nuovi dispositivi non basterà più la sola approvazione, ma ogni prototipo dovrà ottenere l'omologazione e ogni apparecchio dovrà essere tarato prima dell'entrata in servizio e, successivamente, almeno una volta all'anno. Se la verifica periodica non dovesse essere effettuata oppure dovesse dare esito negativo, il dispositivo non potrà essere utilizzato. Il decreto introduce inoltre nuove garanzie tecniche in materia di privacy: i dati raccolti e le fotografie dovranno essere crittografati e firmati digitalmente, mentre nelle immagini frontali saranno oscurati i volti degli occupanti del veicolo.

Oltre 2.800 apparecchi "salvi", ma più di 1.200 si fermano

Ora veniamo al sodo. Secondo il censimento del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, aggiornato al 10 luglio, in Italia risultano installati 4.060 dispositivi. Di questi, 2.856 potranno continuare a essere utilizzati, mentre 1.204 dovranno essere disattivati fino al completamento della procedura prevista dal decreto. La ragione non riguarda il funzionamento tecnico degli strumenti, ma il loro inquadramento giuridico. Come già vi raccontavamo qui, il decreto considera infatti automaticamente omologati gli apparecchi corrispondenti ai modelli elencati nell'Allegato B, purché siano conformi al prototipo di riferimento e rispettino tutti gli altri requisiti previsti, come, appunto, la taratura periodica.

Gli apparecchi esclusi

Ne consegue che i 1.204 dispositivi che non rientrano tra quelli automaticamente omologati non sono necessariamente difettosi o imprecisi ma, semplicemente, non figurano tra i modelli inseriti nell'elenco del decreto e, quindi, non pososno così come sono essere utilizzati. I produttori potranno comunque presentare al Ministero la documentazione tecnica e i risultati delle prove richieste per ottenere l'omologazione. In alcuni casi il MIT dovrà pronunciarsi entro sessanta giorni. Fino ad allora, però, questi apparecchi non potranno essere utilizzati per accertare le violazioni. 
Tra i sistemi interessati figurano anche alcuni Tutor di prima generazione. Secondo una ricognizione citata dallo stesso comandante della Polizia locale di Verona nonchè referente Anci Luigi Altamura, dovrebbero essere temporaneamente disattivati i Tutor approvati tra il 2004 e il maggio 2017 presenti su almeno 83 tratte delle autostrade A1, A4, A13, A14 e A16.

La partita dei ricorsi non è ancora chiusa

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Attenzione però, purché l’entrata in vigore del decreto, che essendo tale non può discostarsi dal Codice della strada, che è una legge, non mette automaticamente fine al contenzioso nato dopo le pronunce della Cassazione. Le sanzioni resteranno illegittime e i giudici potranno continuare ad annullarle, applicando di fatto l'indirizzo della Cassazione. L'eventuale differenza, potrebbe essere soltanto procedurale, perché insieme al verbale dovrebbe essere impugnata anche la disposizione contenuta nel decreto ministeriale. Ma poco cambia. Non per nulla, anche le associazioni dei consumatori hanno già annunciato nuovi ricorsi, dato che il decreto non ha effetto retroattivo e, quindi, non sana automaticamente le sanzioni già contestate, non chiude i procedimenti ancora pendenti e non rende valide le multe già oggetto di contestazione.  La partita, insomma, è tutt'altro che chiusa…


 

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