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SBK 2021 - Da pilota a team manager: nuova vita per Leon Camier

L'inglese chiude con le corse a 34 anni, complici gli infortuni, ma trova un ruolo come dirigente in HRC superbike, la struttura di riferimento nel mondo della pista. La sfida però non è semplice: trasformare la Fireblade in una moto vincente

SBK 2021 - Da pilota a team manager: nuova vita per Leon Camier
Il finale della sua carriera da pilota non è stato tra quelli da ricordare: l'infortunio del 2019 con la Honda aveva lasciato a Leon Camier un difficile cammino di recupero da intraprendere, un percorso che si è complicato nel 2020 con problemi alla spalla mai davvero risolti. Di fatto, il pilota britannico non ha più corso dopo avere firmato con Barni Racing, non riuscendo più a ritrovarsi davvero. Ora Camier annuncia un cambio di prospettive davvero importante, diventando team manager per HRC in superbike.

Un ruolo chiave
Se come pilota Leon aveva tutto sommato appena l'età per ritirarsi, con “soli” 34 anni compiuti, in qualità di team manager è decisamente giovane e inizia con la squadra forse più importante a livello di struttura. Camier sarà già a Jerez a metà settimana, pronto a prendere le redini del team per i primi test stagionali. “Sono stato un pilota Honda per diverse stagioni e sono contento di tornare qua per questo grande cambiamento nella mia vita professionale. Il progetto legato alla CBR 1000RR-R appare entusiasmante e sono convinto che riusciremo a lottare per le migliori posizioni”.

Una stagione difficile
Honda viene da un debutto non semplice per la nuova Fireblade, che nella prima stagione non ha conquistato nemmeno una vittoria. Bautista era il pilota su cui puntare forte, ma lo spagnolo ha sofferto come la moto, portando a casa appena un terzo posto come miglior risultato. Ora Alvaro si aspetta qualche “regalo” fuori stagione da HRC. “Sono curioso di vedere cosa hanno fatto gli ingegneri in questo periodo in Giappone” ha confessato.

Un bilancio in chiaroscuro
Dal canto suo, Camier chiude così una carriera da pilota che gli ha regalato meno di quanto sembrava promettere: campione britannico 125 nel 2001, supersport nel 2005 (con Honda) e superbike nel 2009, nel mondiale non è andato oltre i 9 podi conquistati nelle 10 stagioni complete che ha corso. Ma in fondo non tutti i grandi team manager della velocità sono stati campionissimi in pista. Anzi, spesso piloti validi ma non dominanti si sono poi mostrati dirigenti assolutamente vincenti.

 



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