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Yamaha TMax: spuntano le ali, tanto carbonio e il logo che si illumina

Il preparatore tedesco delle Ferrari e delle Mercedes G63 ha messo mano al maxiscooter Yamaha: carbonio, winglet e logo luminoso. Prezzo? Su richiesta

Dopo la Vespa, il king dei maxiscooter

Mansory è la maison a cui proprietari delle varie Ferrari, Lamborghini e SUV tedeschi si rivolgono quando decidono che di serie non sono abbastanza appariscenti. Che l'atelier di Brand, in Baviera, si mettesse a lavorare su due ruote non era però così scontato, e infatti la porta l'ha aperta la Vespa, con la Monaco Edition presentata qualche tempo fa. È andata bene, sono arrivate richieste, e a quel punto la scelta del passo successivo era quasi obbligata: Yamaha TMax 560, che nel mondo dei maxiscooter occupa più o meno la posizione che una G63 occupa nel mondo dei fuoristrada.
Mansory lo chiama "mega scooter" e lo definisce un progetto nato per soddisfare amici e clienti affezionati. Tradotto: un esercizio di stile, con la stessa mano pesante che di solito si abbatte sulle otto cilindri.

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Cosa cambia davvero

Il motore non lo tocca nessuno: resta il bicilindrico parallelo di 562 cm³ con distribuzione bialbero, che dichiara poco meno di 48 CV e 55,7 Nm. Il lavoro è tutto sull'estetica, e comincia dalla verniciatura bicolore, turchese e nero, combinazione che non passa inosservata nemmeno da lontano.
Poi arriva il carbonio, che è il vero linguaggio della casa: cover degli specchietti, pannello sullo scudo frontale con logo Mansory retroilluminato, presa d'aria ridisegnata e un inserto sopra il parafango anteriore. Le alette ci sono davanti, anche queste con il marchio luminoso, e si ripetono nella zona posteriore. La sella è stata rivestita nella stessa combinazione turchese e nero, con cuciture a contrasto, imbottitura lavorata e logo ricamato sulla parte passeggero. C'è infine una cover per lo scarico, compatibile con il silenziatore di serie.

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Un kit più che un pezzo unico

Il dettaglio interessante sta proprio lì, in quella parola: compatibile. Perché anche i componenti posteriori, winglet e sovrastrutture, sono stati progettati per avvitarsi sugli attacchi originali del TMax. Che è un modo elegante per dire che non siamo davanti a un esemplare unico da salone, ma a una serie di parti che si possono montare su uno scooter di serie senza metterci mano con il flessibile. Se poi un giorno ci si stanca dei loghi luminosi, si smonta tutto e si torna al punto di partenza.
Sul prezzo, come da tradizione, silenzio: "su richiesta". Che nel dizionario di Mansory è la formula standard per dire che se lo devi chiedere, probabilmente non fa per te. Vale la pena ricordare che il TMax 560 di serie in Italia parte da 13.499 euro e che chi arriva al configuratore Mansory difficilmente si fermerà a guardare quella cifra.
Serviva davvero? No. Ma il TMax è da vent'anni lo scooter con cui prima ci si fa vedere e poi si va in ufficio. In fondo Mansory non ha fatto altro che portare il concetto alle estreme conseguenze.

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