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Ve lo ricordate? Biski, il folle scooter anfibio

Debuttò nel 2018 in Inghilterra dopo tre anni di studi e progetti. Premendo un pulsante sul manubrio, la trazione passava dalla ruota posteriore all’idrogetto, consentendo al pilota di planare sull’acqua ad una velocità di 37 nodi

Stivali o pinne, tuta o muta?

Grazie a Biski, i londinesi stufi di destreggiarsi nel traffico della Capitale ebbero, per un momento, la possibilità di “deviare” e raggiungere l’ufficio direttamente dal Tamigi. Frutto di un progetto iniziato nel 2015, questo scooter anfibio ad alte prestazioni fu reso disponibile in Inghilterra al prezzo di 45mila sterline.

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Caratteristiche uniche

Il costo era importante, è vero, ma le caratteristiche del mezzo cercavano di giustificarlo: raggiungeva i 130 km/h su asfalto e i 37 nodi (circa 70 km/h) sull’acqua, il tutto unito a una discreta maneggevolezza.

Com'era fatto e come funzionava

Il suo funzionamento era piuttosto semplice per l’utente: premendo un pulsante posto sul manubrio, la trazione passava dalla ruota posteriore all’idrogetto, scaricando in acqua i 55 CV del suo motore bicilindrico.

  • Peso: 240 kg (circa 30 kg in più rispetto a un normale maxi scooter).

  • Stabilità: nonostante la massa, il baricentro basso e il manubrio ampio garantivano una guida stabile.

  • Ingombro: a penalizzarlo nel traffico cittadino erano le dimensioni generose, dovute allo scafo largo necessario per permettere il galleggiamento da fermo.

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Prestazioni e design

Le prestazioni, non propriamente sportive su strada, miglioravano nettamente sull'acqua: l’idrogetto era potente e assicurava un’ottima planata in meno di 5 secondi, a patto che la superficie fosse liscia e non troppo increspata.

Il design rappresentava un capitolo a parte. Sebbene i gusti siano soggettivi, il Biski somigliava molto più a una moto d’acqua che a uno scooter tradizionale, fatta eccezione per il codone, che appariva decisamente più snello rispetto all'imponente scudo frontale.

Il debutto sul mercato

All'epoca, il mezzo fu messo in vendita esclusivamente in Inghilterra, sebbene si fosse ipotizzata una possibile commercializzazione in Italia. In molti scherzarono sul fatto che, in caso di arrivo nel Bel Paese, insieme al casco sarebbe diventato obbligatorio indossare anche un giubbotto di salvataggio.

Che fine ha fatto il Biski?

Nonostante l'entusiasmo iniziale e il forte impatto mediatico, il Biski non è mai riuscito a diventare un fenomeno di massa, rimanendo confinato alla cerchia dei gadget di lusso per collezionisti. La produzione su larga scala si è scontrata con diverse barriere, non ultime le complesse omologazioni necessarie per un veicolo ibrido terra-acqua in molti mercati internazionali. Oggi, il sito ufficiale della Gibbs Amphibians (l'azienda produttrice) presenta il Biski più come un concetto tecnologico e un traguardo ingegneristico che come un prodotto di consumo corrente. Sebbene l'azienda continui a detenere i brevetti e a sviluppare veicoli anfibi per scopi governativi o di soccorso, il sogno di vedere migliaia di scooteristi sfrecciare sul Tamigi è rimasto, in gran parte, nel cassetto dei progetti visionari del decennio scorso.

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