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E la tranquilla Janus Phoenix diventa una vintage GP

Da Goshen, Indiana, arriva una special "pesopiuma" che sfida modernità e tecnologia a colpi di leggerezza e meccanica essenziale. Il risultato è una special con prestazioni vivaci, in veste rétro...

Janus Motorcycles è un piccolo brand di stampo artigianale, fondato nel 2011 dal CEO Richard Worsham e guidato operativamente da Mark Zweig. La filosofia che ha fatto nascere e crescere questo laboratorio del MidWest è molto semplice: realizzare moto puramente meccaniche, affidabili e sicure, in grado di offrire quelle sensazioni che pensavamo ormai relegate ad altre epoche. Niente ride-by-wire o piattaforme inerziali, per intenderci.

L'azienda progetta solo su ordinazione, coltivando quindi un rapporto personale con i propri clienti. Non c'è alcuna velleità di primeggiare tra i numeri delle schede tecniche, si tratta piuttosto di esaltare l'arte del cosiddetto "rambling" o - per dirlo alla nostrana - il buon vecchio "gironzolare" senza meta. Le provinciali di campagna sono di norma l'habitat delle moto made in Janus, anche se per l'ultima nata dell'officina statunitense è stata fatta un'eccezione e si prospetta un futuro diverso...

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Il cupolino è un primo indizio evidente: distingue subito la Pocket Rocket dalle compagne di gamma Janus 

La base di partenza: Janus Phoenix 250

La Phoenix 250 "base" è già di per sé una creatura di Janus, ispirata alle griglie di partenza dei Gran Premi di metà Novecento. Design squadrato, lungo e stretto, per una moto che fa del peso la sua arma migliore, grazie ai soli 121 kg a secco. È spinta in origine da un onesto monocilindrico a 4 tempi da 229 cm3 raffreddato ad aria, con contralbero di bilanciamento, capace di 14 CV a 7.000 giri/min. Numeri che raccontano una moto docile e modesta, in grado di sfiorare i 113 km/h di velocità massima, mantenendosi su consumi record pari a 31 km/l.

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Janus Phoenix 250 #33 (2018)

La "Pocket Rocket" di Mark Zweig: un'evoluzione corsaiola

Per Mark Zweig, questo progetto era intrigante, ma ancora lontano dall'esprimere tutto il suo potenziale. L'obiettivo della sua special personale - denominata appunto Pocket Rocket - è stato quindi estremizzare l'anima racer già insita nella Janus Phoenix, ricercando il brio e l'agilità delle "fumanti" due tempi della sua gioventù. Addio quindi al turismo placido e - per questa volta - benvenuta alla sportività. 

Anzitutto, un'unità motore maggiorata integralmente: al posto del 229 cm3 è stato installato il più vispo monocilindrico Zongshen CPS da 300 cm3  forte di 29 CV... più del doppio rispetto alla versione di serie. L'aspirazione ha beneficiato di un carburatore Nibbi da 32 mm, corredato da un bel cornetto in lega lucidato a specchio. Per quanto riguarda lo scarico, invece, spazio a un Motocult Gryffin che si snoda dal collettore e corre alto lungo la sagoma della Phoenix.

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Il propulsore è figlio del colosso cinese Zongshen, già partner tecnico del gruppo Piaggio

Anche le sospensioni sono state riviste: l'inclinazione del cannotto è stata accentuata ed è stato inserito un ammortizzatore di sterzo, mentre la forcella è stata adeguata con molle IKON tarate sul peso del pilota. Dietro, i classici doppi ammortizzatori hanno ceduto il posto a più evolute unità ad aria, regolabili, marchiate Progressive Suspension da 13,5 pollici. A chiudere il cerchio della ciclistica, i cerchi a raggi con canali in lega Excel da 1,85" gommati Shinko 712

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Lo schema sospensivo è ormai sorpassato. Mantiene però un grande fascino e - messo a punto - può essere piacevole da sfruttare

Infine trasmissione e impianto frenante. La prima, accorciata tramite corona da 43 denti per massimizzare lo scatto, mentre a bilanciare la frenata pensa un kit posteriore Motocult.

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Per richiamare l'estetica da GP si è scelto uno scarico alto, con finitura satinata e terminale in stile fishtail

Il Razzo Tascabile

Il nome con cui è stata battezzata questa one-off, nata dalle voglie di Mark Zweig, è tutto un programma: Razzo Tascabile. Qualcuno potrebbe sorridere maliziosamente, pensando alla cavalleria, alla ciclistica curata ma "rustica" e ad altri paragoni con tutto ciò che è moderno.

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Il termine "macchina del tempo" è spesso abusato, ma in questo caso...

Il nocciolo della storia, però, è un altro e non si coglie con le lenti del contemporaneo: come prima cosa questa Pocket Rocket ha il merito di aver risvegliato, in un motociclista di lungo corso, quel prurito da smanettone da scantinato che è appartenuto a tutti gli adolescenti alle prese con le prime elaborazioni. Chi non ha mai desiderato trasformare la propria moto da sbarbatelli, in un vero "razzo"? 

Secondariamente, ma non meno importante, a questa Janus Phoenix bastano semi-manubri e un peso irrisorio, per apparire come uno dei giocattoli più divertenti e gustosi con cui affrontare i saliscendi delle campagne, immaginandosi piloti leggendari. Tutto questo, solo una moto da corsa in formato tascabile...

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